Tuesday, Oct. 17, 2017

Dall’ISS biopsia liquida per diagnosi e monitoraggio terapie oncologiche

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February 13, 2017

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Dall’ISS biopsia liquida per diagnosi e monitoraggio terapie oncologiche

Una biopsia liquida per analizzare le vescicole, rilasciate nel sangue dai tumori, che trasportano le aberrazioni molecolari del tessuto tumorale di origine. E’ questo l’approccio molecolare innovativo, sviluppato nei laboratori dell’Istituto Superiore di Sanità da un’equipe coordinata dalla Dott.ssa Désirée Bonci (Ricercatore al Dipartimento di Ematologia, Oncologia e Medicina Molecolare, ISS) e dal Prof. Ruggero De Maria (Professore Ordinario di Patologia Generale alla Università Cattolica) e pubblicato sulla rivista Oncogene.

Biopsia liquida: che cos’è ?

La cd. Biopsia Liquida è un test su sangue che attraverso un prelievo consente di esaminare il DNA rilasciato sangue dalle cellule tumorali ed evita di dover eseguire una biopsia vera e propria con la sua invasività..

L’indagine ci ha permesso, per la prima volta – afferma la Dott.ssa Désirée Bonci – di valutare segnali proteici attivati e indicativi di tumore e dello stato aberrante molecolare del cancro in pazienti affetti da neoplasie al polmone, colon e prostata. Questi segnali sono associati alla presenza di cancro, alla progressione tumorale e alla resistenza alle terapie e sono bersagli di nuovi farmaci approvati definiti targeted therapy”.

Questo tipo di biopsia liquida realizzata con tecniche innovative, sofisticate e sensibili – dichiara il Prof. Ruggero De Maria – potrà permettere di avere una diagnosi sempre più precoce e certa di tumore. Inoltre, i tumori avanzati spesso cambiano il loro assetto molecolare durante il trattamento con lo sviluppo di resistenze secondarie. Questo tipo di biopsia liquida, adeguatamente sviluppata, ci potrà permettere di avere un metodo non-invasivo per monitorare il tumore fin dall’esordio, per individuare tempestivamente le recidive e l’insorgenza di resistenza alle terapie”.

In uno studio più approfondito sul tumore della prostata, svolto in collaborazione con Giovanni Muto, Professore Ordinario di Urologia all’Università Campus Bio-Medico (Roma) con l’Ospedale San Giovanni Bosco (Torino) e l’Istituto Nazionale Cancro Regina Elena, IRE (Roma), è stata stabilita una correlazione tra l’attivazione dell’oncogene c-MET, responsabile dello sviluppo di metastasi, e un piccolo gene, il miR-130b, con la progressione tumorale e la resistenza alla terapia ormonale, valutando il meccanismo in vescicole, tessuti di pazienti e in modelli pre-clinici di laboratorio. Lo studio, pubblicato su Oncogene descrive un nuovo meccanismo di progressione e resistenza alla terapia ormonale.

“I dati hanno evidenziato – conclude la dr.ssa Bonci – un metodo di monitoraggio attraverso le vescicole nel sangue del paziente ed identificato nuovi bio-marcatori di progressione e trattamento con nuovi farmaci, quali per esempio inibitori del gene c-MET ad oggi già approvati per altri tumori. Attualmente stiamo lavorando alla messa a punto di un meccanismo di analisi rapida da trasferire facilmente all’applicazione clinica”.

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.