Friday, Aug. 18, 2017

Bobbio: il cielo d’Irlanda sul fiume Trebbia

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August 8, 2017

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Bobbio: il cielo d’Irlanda sul fiume Trebbia

Bobbio – nella valle del Trebbia, snodo cruciale dai tempi più remoti per attraversare l’Appennino tra Piacenza e Genova – racconta una storia unica e affascinante.

Il disfacimento dell’Impero Romano è ancora recente mentre, si va consolidando in tutta Europa il cristianesimo. L’Irlanda è lontana da Bobbio, quasi un altro pianeta. San Patrizio (385-461) vi porta il cristianesimo ancora agli inizi del V secolo e in quell’isola, risparmiata dalle lotte che scuotono il continente, cresce il movimento monastico. In quei luoghi reconditi i monaci copiano gli antichi scritti religiosi ma non solo. E’ anche merito loro se la cultura greca e latina sono arrivate fino a noi.

Quasi un secolo dopo San Patrizio, nasce in Irlanda Colombano (542-615) e la nostra storia ha inizio. Colombano diviene monaco ed entra nel monastero di Bangor dove all’ascetismo si univa lo studio e la copia degli scritti antichi.

San Colombano sulla via di Bobbio

Ma il suo desiderio più profondo era quello di contribuire alla diffusione della fede oltre i confini della sua isola. Così, intorno al 590, Colombano lascia Bangor per un viaggio che lo porterà lontano.

Sarebbe troppo lungo raccontare qui tutta la sua vicenda. Quel che conta, però, è che dopo aver attraversato l’Europa intessendo rapporti con diverse case regnati, nel 612 Colombano intraprende il suo ultimo viaggio. La meta è Roma dove il Bobbio Abbazia di San Colombanosanto conta di far riconoscere a papa Bonifacio IV la regola dell’ordine monastico che ha nel frattempo fondato.

A Roma, però, non giungerà mai. Infatti, Teodolinda, regina dei Longobardi, gli concede di costruire un proprio monastero in una zona di confine tra il regno longobardo e la Liguria controllata da Bisanzio.

Il luogo, inutile dirlo, era Bobbio e qui Colombano avvia la costruzione del monastero che – con gli adattamenti via via realizzati nel corso dei secoli – vediamo ancora oggi.

L’Abbazia di Bobbio

San Colombano non vivrà però a lungo. Si spegne infatti proprio a Bobbio il 23 novembre del 615. Il suo corpo è sepolto nella cripta dell’abbazia e proprio questo fatto diede a Bobbio un ruolo centrale nell’intero sistema monastico colombano.

Abbazia di BobbioL’Abbazia di Bobbio diverrà – in quei secoli di mezzo tra l’impero romano e l’anno mille – uno stato nello stato. Col passare degli anni abbraccerà la regola benedettina e come altre grandi abbazie da nord a sud – Farfa, Montecassino, San Vincenzo al Volturno – avrà un forte ruolo politico. Accumulerà proprietà e ricchezze ingenti. Poi, la fine di quel mondo nel quale il monachesimo aveva trovato il suo humus, porterà anche qui come ovunque al declino delle grandi abbazie.

Bobbio, però, trasse proprio da quella presenza e dalla sua particolare posizione – strategica per la viabilità d’altri secoli – la possibilità di svilupparsi ed affermarsi.

Oggi, luogo di vacanza sulle sponde di quel Trebbia che d’estate si trasforma in una lunga, inaspettata spiaggia, offre al visitatore le vestigia di quei secoli.

Visitare Bobbio

La cattedrale e l’abbazia di San Colombano, il castello Malaspina con i portici della contrada del Castellaro ed il ponte Gobbo sul Trebbia, landmark forse più noto di Bobbio, attendono il visitatore.

Va detto che il borgo storico è conservato in modo esemplare sia per la mancanza di interventi che ne abbiano significativamente alterato il tessuto che per la generale cura con la quale è mantenuto.Duomo di Bobbio Annunciazione

La cattedrale dal titolo di Santa Maria Assunta risale all’XI secolo ma è poi stata oggetto di numerosi interventi successivi tant’è che la facciata attuale risale al XV mentre buona parte degli affreschi sono ottocenteschi.

A destra dell’abside trovate la cappella dedicata a San Giovanni Battista che ospita l’affresco tardo quattrocentesco dell’Annunciazione. L’opera è, per così dire, di maniera ma molto godibile. In realtà, la Vergine e l’angelo sembrano quasi trovare ispirazione in modelli tra loro diversi. Se la Vergine ha la morbidezza del coevo lombardo Vincenzo Foppa (1427-1515), l’angelo con la sua tunica di broccato sembra ispirarsi ai modelli del gotico internazionale. Anche la postura delle due figure è completamente diversa: ferma, quasi statuaria quella dell’angelo; morbida, flessuosa quella della Vergine. Verrebbe da chiedersi se siano della medesima mano.

Ovviamente, il clou della visita è l’Abbazia di San Colombano con la sua basilica. Quest’ultima, purtroppo, non è quella delle origini ma la struttura realizzata a cavallo tra il XV ed il XVI sec. E spiccatamente cinquecenteschi sono gli ariosi affreschi delle pareti e delle volte. Luminosi e ben conservati, sono di immediata godibilità.

Il mosaico e i plutei

Bobbio Abbazia MosaiciMa il tesoro di San Colombano è nella cripta, attorno al quattrocentesco sarcofago che conserva le spoglie del Santo. Anzi i tesori sono tre.

Il primo è l’articolato mosaico che potete ammirare alla sinistra dell’ingresso della cripta. Purtroppo, la scarsa altezza del soffitto, la cancellata di protezione e l’illuminazione imperfetta ne rendono difficile la visione. Si articola su quattro fasce. Nelle due più basse sono rappresentati i mesi dell’anno. Nelle due più alte scene bibliche popolate di battaglie e creature fantastiche.

Databile tra i X e l’XI secolo, merita di essere ammirato puntualmente con il rimpianto di non poterlo fare.

Abbazia di Bobbio pluteoNella cripta due capolavori per i cultori dell’arte altomedievale. Si tratta dei due plutei di marmo che fungono da lapidi tombali per i sepolcri degli abati Attala e Bertulfo. Come si intuisce dai bordi, dovevano aver funzione di balaustre. Con tutta probabilità, dividevano il presbiterio dall’area della chiesa aperta ai fedeli.

Sono semplicemente bellissimi, oltreché perfettamente conservati. Uno rappresenta i due mondi: il terreno e l’ultraterreno. L’altro è l’albero della vita. La loro datazione dovrebbe porsi tra l’VIII ed il IX secolo, dunque in un momento di passaggio tra il potere longobardo e quello carolingio.

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.