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Grotta Marozza

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May 22, 2013

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Grotta Marozza

Oggi la strada che, uscita da Mentana con il nome di Via Reatina, prosegue nella campagna in località Macchia del Barco, è divenuta una piacevole e frequentata meta per il jogging pomeridiano. Spingendosi più avanti, essa si trasforma in una “strada bianca” che prosegue nella campagna per diversi chilometri fino ad incrociare e superare la provinciale detta Via della Neve (che collega la Salaria a Palombara Sabina). Un tempo, però, l’arteria aveva ben altra importanza: infatti il suo nome di Reatina denuncia chiaramente come essa fosse l’asse viario che consentiva da Mentana e Monterotondo di tagliare dritto per le colline raggiungendo l’attuale Montelibretti e puntare poi verso Rieti avvalendosi, a quel punto, dell’antico tracciato della Salaria che poteva, ad esempio, essere incrociata già nei pressi dell’attuale Acquaviva di Nerola.

La presenza di una strada genera centri abitati e viceversa: così quei resti che si intravedono a sinistra, posti su una naturale sopraelevazione calcarea tra i rovi, a poche centinaia di metri dopo che via Reatina esce dal centro urbano di Mentana, non sono qualcosa di poco conto ma bensì ciò che rimane di un incastellamento che a cavallo dell’anno mille giocava un ruolo di primo piano per il controllo e il popolamento di quelle zone.

Il suo stesso nome è infatti evocativo: Grotta Marozza ricorda quella Marozia (*892 , +955) la quale – dominatrice di Roma ai suoi tempi – aveva sposato in sequenza prima Alberico Duca di Spoleto, poi Guido, Marchese di Toscana e, infine, Ugo di Provenza che fu anche Re d’Italia dal 926 al 947. Non è improbabile che Marozia avesse possedimenti su ambedue le sponde del Tevere a monte di Roma e che il nome della località ricordi questo fatto.

Ma come doveva apparire Grotta Marozza ? Una buona idea ce la fornisce lo storico Giuseppe Tomassetti il quale ebbe modo di visitarla verso la fine del XIX secolo e la descrive nella sua famosa opera “La Campagna Romana”. Così è riportato nell’edizione Chiumenti – Bilancia dell’opera: “Egli vide due avanzi di avancorpi del primo muro di cinta, sul ciglio della rupe e nella parte esterna di questa, cioè verso nord, vide arroccato il castello recinto di un antemurale rettilineo. La grande torre centrale rettilinea doveva essere altissima; ora nella parte superiore è più piccola che nella inferiore, ma la costruzione della parte superiore è più recente. Nell’interno della torre si riconoscono tre piani. Aderenti alla torre sono tre stanze per abitazione e dalla parte nord e sull’angolo nord-ovest si osservano importanti fortificazioni fondate sopra una serie di archi”. Il Tomassetti la considerava uno dei più importanti monumenti della campagna romana. La rende inoltre particolare e bella – finché durerà – la copertura esterna dei muri con “rettangoletti di selce” che, come dice sempre il Tomassetti “non regolarissimi come quelli del 1200, ma di lavorazione molto più antica”.

Vederla oggi completamente sommersa dai rovi ed in totale abbandono è uno spettacolo indecoroso.

Il Tomassetti ne attribuisce la fondazione alla famiglia dei Crescenzi (con la quale Marozia era imparentata per via della sorella Teodora II), quindi nel X secolo. Successivamente passò ai monaci del Monastero di San Paolo fuori le Mura a Roma (i quali nel medesimo periodo detenevano anche Momterotondo) per poi passare ai Colonna. Nel XIV secolo fu dei Capocci i quali erano signori anche di quello che oggi è il borgo storico di Mentana. Del resto, sebbene posta a soli143 m. di altezza, Grotta Marozza gode di una posizione molto rilevata perché posta sul primo “altipiano” a lato della valle del Tevere e dunque consentiva il controllo di un’area ampia. Possiamo ricostruire una popolazione di circa 400 abitanti nel momento di massima espansione

Nel 1343 – stando al Registrum Iurisdictionis Episcopatus Sabinensis – Grotta Marozza aveva ancora in essere la sua chiesa, dedicata a San Lorenzo, “in qua sunt duo clerici et est parrochialis”: dunque chiesa parrocchiale e munita di due sacerdoti. Prima del 1407, però, Grotta Marozza scompare. Infatti, un documento di quell’anno – redatto per la vendita dei beni di Luisio Capocci a Gioacomo Orsini di Tagliacozzo – nomina il “tenimentum castri dirupti noncupati grotta Marocza”. Sappiamo anche che i suoi abitanti si trasferirono nella vicina Monterotondo contribuendo alla crescita urbanistica di quest’ultima. La storia dei passaggi di proprietà di quella che – a quel punto – divenne una tenuta agricola, ricalcano in buona misura quelli del feudo di Monterotondo. Per completezza d’informazione, la photogallery di questo articolo comprende anche il commento di Chiumenti – Bilancia al testo del Tomassetti su Grotta Marozza ed un (prezioso) disegno di Jean Cost che illustra la posizione di antichi castrum e villaggi lungo la Via Reatina.

Se ne avrete voglia, oltrepassata Grotta Marozza, vi consiglio caldamente di procedere ancora per circa tre chilometri lungo l’antica Via Reatina: improvvisamente, si ergerà di fronte a voi, altissima, la torre di Podium Floris, castrum “cugino” di Grotta Marozza, anch’esso a guardia della Via Reatina e collegato a vista a quest’ultima attraverso la torre posta sulla cima di Colle del Lupo, oggi scomparsa (Colle del Lupo è la collina dominante che troverete alla vostra sinistra muovendovi da Grotta Marozza a Podium Floris). Per saperne di più, vi consigliamo la lettura dell’articolo scritto dallo studioso (anche) di “cose” eretine Antonello Ferrero che potete trovare sempre su www.salutepiu.info

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.