Tuesday, Nov. 21, 2017

La Via degli Eremi di Monte Soratte

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July 5, 2016

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La Via degli Eremi di Monte Soratte

Monte Soratte e dintorni non sono un argomento semplice: necessiterebbero di un libro più che di un articolo. Quest’altura ancora ricoperta dei suoi boschi primigeni è infatti un unicum nella piana del Tevere e così – da tempo immemorabile – è un punto di riferimento per le popolazioni dell’area, soprattutto da un punto di vista religioso. Popolato fin dall’Età del Bronzo, fu poi sede di un tempio romano dedicato ad Apollo e poi, in epoca cristiana, di numerosi siti abitati da eremiti alcuni dei quali molto particolari. Ma di questi ultimi parleremo tra un po’ scusandoci con i lettori se non ci addentreremo invece nelle epoche storiche più antiche per motivi di brevità.

Infatti, l’obiettivo di questo articolo è, fondamentalmente, quello di accompagnarvi attraverso un’escursione tanto semplice da effettuare quanto, ne sono certo, indimenticabile per un condensato significativo di panorami e storia.

Sant’Oreste: il punto di partenza

In termini pratici, la prima cosa da fare è raggiungere il paese di Sant’Oreste posto ai piedi del Soratte e punto di partenza della nostra escursione. Ciò fatto, quello che dovete sapere è che un’escursione sul Soratte consta fondamentalmente sentiero degli eremi di monte sorattenell’effettuare un giro degli edifici sacri che si trovano sulle sue cime: nel contempo attraverserete i boschi dei quali il Soratte è ancora ricchissimo e godrete dei suoi (sorprendenti) panorami. In pratica, potete scegliere tra diverse alternative (come si evince anche dalla cartina) le quali, comunque, hanno tutte come fine ultimo quello di raggiungere la Chiesa di San Silvestro, cima dominante del Soratte.

Sostanzialmente, potete percorrere la via carrabile (tratteggiata in nero) ed andare su dritto per dritto fino a San Silvestro con un percorso più breve ma certamente meno “avventuroso”, oppure optare per un paio di soluzioni diverse. In ogni caso, arrivati sul limitare di Sant’Oreste verso il monte, vi troverete ad un bivio. Se imboccate a sinistra Via Benedetto del Soratte (parcheggiate l’auto) questa dopo poche decine di metri inizierà a salire in quota divenendo la carrabile della quale ho appena detto e che, in termini di percorsi, porta il numero 201. Viceversa, se imboccate a destra per Via Riccioni, dopo un paio di centinaia di metri la strada terminerà in un piazzale dal quale parte il percorso pedonale attrezzato (tratteggiato in rosso sulla cartina) detto “Percorso Vita” attraverso il quale entrerete comunque nella Riserva Naturale del Soratte. In questo caso, il numero del sentiero è il 202. Come potete notare dalla cartina, in realtà, il Soratte può anche essere percorso come un anello (che ha come punto estremo la Casaccia dei Ladri), dunque nulla vi vieta di salire da una parte per poi scendere dall’altra.

Nella photogalley al termine dell’articolo, troverete anche l’elenco dei sentieri con la numerazione.

Sentiero delle Carbonare

Personalmente, consiglio l’alternativa di Via Riccioni ed il percorso attrezzato che vi porteranno prima a vedere quanto resta dello stabilimento di produzione della calce (le Calcare) e poi l’anfiteatro ricavato in una delle aree dalle quali si prelevava la roccia calcarea da trasformare in calce. Tralasciando i commenti circa l’idea di trasformare il Soratte in un impianto per la produzione di calce…., vi consiglio invece di superare l’anfiteatro ed imboccare il sentiero didattico delle Carbonare (n. 202a) così chiamato per le ricostruzioni di carbonare che incontrerete salendo. Il sentiero sale nel bosco: ovviamente va evitato se il terreno fosse bagnato ma altrimenti non presenta difficoltà eccessive. Questo sentiero confluisce nel n. 201 (di cui abbiamo detto prima) esattamente nel punto nel quale dal 201 si diparte il 205 “Percorso degli Eremi” che vi condurrà innanzitutto a visitare Santa Lucia e poi verso il Santuario di Santa Maria delle Grazie. Il bosco è in questo punto bellissimo con alberi che sono autentici giganti spesso spaccati da fulmini che, evidentemente, questa cima, unica nella Valle del Tevere verso Roma, attrae.

Clicca per il VIDEO I Misteri del Monte Soratte

Gli eremi di Monte Soratte

A questo punto, è necessario dire che durante il percorso, incontrerete (o, meglio, potrete raggiungere con apposite deviazioni) cinque edifici sacri (…in ordine di apparizione): Santa Lucia, Sant’Antonio, Santa Maria delle Grazie, San Sebastiano e San Silvestro. L’ultima cima del Soratte “ospita” poi la Casaccia dei Ladri che, come si capisce, non fa parte della tipologia degli “edifici sacri”.

L’Abbazia di San Silvestro

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Monte Soratte – Abbazia di San Silvestro

Dell’antico complesso monastico oggi sopravvive in realtà solo la chiesa medievale con la sua cripta. Sappiamo però che questa cima del Soratte ospitava un tempio dedicato ad Apollo e che in epoca pre romana Falisci e Capenati utilizzavano questa luogo per i loro culti.

Per quanto riguarda l’età cristiana, la storia vuole che Silvestro, eremita del Soratte, guarì miracolosamente l’imperatore Costantino dalla lebbra e da questi venne creato papa. Correva l’anno 314 d.C. Dunque un filo sottile, mai interrotto, lega indissolubilmente questa cima del Soratte all’uomo ed alle sue esigenza di fede, qualsiasi essa sia.

Ma gli eventi non si fermano qui: San Gregorio Magno (540? – 604 d.C.) narra di un abate del Soratte, santo anche’esso, ovvero San Nonnoso. San Gregorio non ci fornisce elementi temporali ma siamo, evidentemente, in un periodo antecedente il VI secolo d.C.

Gregorio II, papa dal 715 al 731, cita per la prima volta il Monastero di San Silvestro sul Soratte in quanto tale. Sappiamo anche che Rachi, re dei Longobardi tra il 744 ed il 749, ritiratosi poi nel Monastero di Montecassino, protesse il monastero. Soprattutto, però, è alla figura di Carlomanno (714 – 754) che l’Abbazia di San Silvestro è legata. Questi, figlio di Carlo Martello e fratello di Pipino il Breve, nel 747 abbandonò il governo del regno franco per farsi monaco prima sul Soratte e poi benedettino a Montecassino.

Saccheggiato dai Saraceni, riprese vita grazie all’intervento di Alberico I di Spoleto (? – 914), marito della famosa senatrice Marozia, come è anche ricordato nel Chronicon del monaco Benedetto del Soratte (vissuto nel Monastero di Sant’Andrea in Flumine), scritto nell’ultimo quarto del X secolo. Passato nel ‘300 sotto il controllo del Monastero di San Paolo fuori le Mura che aveva ampi possedimenti lungo tutta la riva destra del Tevere, San Silvestro continuò ad essere abitato fino all’XIX secolo.

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.