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Rocca Tancia

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August 24, 2014

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Rocca Tancia

Rocca Tancia, oggi ridotta a pochi resti, ha dominato per almeno quattro secoli l’omonimo Valico del Tancia, passaggio fondamentale per mettere in collegamento la Valle del Tevere e Rieti. Più precisamente, la Rocca del Tancia consentiva di controllare due direttrici, ovvero quella da e verso Catino e Poggio Catino e quella da e verso Roccantica. Mentre la prima si è oggi trasformata in una strada provinciale, la Strada Provinciale Tancia (SP46), la seconda è rimasta ferma alla stretta mulattiera dei tempi più remoti. Così, costeggiando in parte il torrente Galantina, e passando presso i due eremi di San Michele sul Monte Tancia e San Leonardo a Roccantica, dal Tancia raggiunge Roccantica.

Rocca Tancia: la storia

Possiamo dire che la storia di Rocca Tancia è senz’altro legata a quella dei due abitati posti a valle ed a monte della stessa: Catino e Poggio Catino da un lato, Monte San Giovanni in Sabina dall’altro. Ma i due abitati non sono coevi, anzi tra la nascita di Catino e quella di Monte San Giovanni passano diversi secoli.

Su chi abbia costruito Rocca Tancia, non abbiamo certezze. Sappiamo però di non sbagliare datandola intorno al X secolo. Le fonti rocca tanciadocumentali consentirebbero di individuare la fondazione del Castello di Tancia tra il 967 e il 975 e, poco dopo, il Castello di Fatucchio ad esso prossimo (nei documenti dal 988). Possiamo anche ritenere che alla costruzione di Rocca Tancia possano non essere stati estranei uomini di Catino (Catino entra nel Chronicon Farfense nell’anno 898).

Per ricostruire il passato remoto di Rocca Tancia, ci viene in soccorso, come spesso accade, il Regesto Farfense dal quale apprendiamo che nel 1067 Farfa aveva acquistato da Dono (signore di Catino) la sua porzione del castello di Catino e di alcuni altri castelli vicini (Luco – sopra San Valentino – Rocca Forcella, Poggio Ciciliano e la Rocca di Tancia). Dunque, a metà dell’XI secolo, Rocca Tancia era controllata da Catino. Per la cronaca, merita di dire che Dono, sposo di Rogata, altri non era se non il padre di Gregorio di Catino il quale, divenuto monaco a Farfa, fu colui al quale dobbiamo tanto i Regesti che il Chronicon.

A giudicare da quanto scritto nell’atto, possiamo dedurre che nelle vicinanze fosse presente la Chiesa di Santa Croce che è citata tra i confini di Rocca Tancia (…a primo latere rivus de tancia, a II latere vallis gemina, a III latere aqua pendente et venientes in sancta crucem, a IIII latere via quae vadit a sancta cruce, et cacumina montis cardonis, et descendentes in rivuum de fatuccli…) ed, in secondo luogo, che esistesse una chiesa castrense citata anche’essa nell’atto (…aecclesia quae in ea modo stare videtur, insieme a dotaliciis, cellis, libris, paramentis et ornamentis eius, cum introitu et exitu suo…).

Il controllo del Tancia deve però far gola a parecchi e infatti nel 1116, Farfa lamenta con Papa Pasquale II il fatto che Rocca Tancia ed i possedimenti connessi le siano stati indebitamente sottratti.

rocca tancia

Osteria del Tancia dalla Rocca

Sappiamo che nel XII secolo Tancia fu possesso del Camponeschi, i quali nel medesimo secolo fecero però atto di sottomissione a Farfa e dunque Tancia e Fattucchio rimasero nel controllo dell’Abbazia. Può essere utile sapere che i Camponeschi erano una famiglia la quale a partire dall’Alto Medioevo controllava ampie aree dei Monti Sabini tanto che i suoi possedimenti erano noti come “terra camponesca”. Per inciso, la loro ultima discendente, Iohanna de Radolfis cedette nel 1240 a Napoleone Orsini i castelli di Monte San Giovanni, Poggio Perugino, Monte Izzo e Macchia.

Nel 1345 la Rocca Tancia ed i suoi possedimenti – tra i quali l’eremo di San Michele,  la chiesa di di San Silvestro e quella di Sant’Angelo ed i dazi sui mercato settimanale che vi si teneva, le chiese di San Vito e di la chiesa di Santa Caterina con la cappella del Salvatore – furono affittati da Farfa al nobile romano Ugolino di Pietro de Toldelgariis (o Teldegariis?), famiglia che aveva in Sabina anche altri possedimenti.

Evidentemente, ancora a quell’epoca Rocca Tancia ferveva di vita – sappiamo peraltro che fu abitata a tutto il ‘300 – e del resto basta riscontare cosa dice il “Registrum omnium ecclesiarum diocesis sabinensis” che nel 1343 censisce gli edifici di culto appartenenti alla diocesi di Sabina:” … Item ellesiam sancti Ylarii de roccha Tancie que est archipresbiterialis et habet infrascriptas capellas: capellam sancte Margarite de castiglione, capellam sancti Laurentii de Butizano, capellam sancte Catherine, ecclesiam sancti Iohannis de fatuculo quam tenet unus presbiter et est parrochialis, capellam sancti Nicolai ruralem que nichil habet, ecclesiam sancti Angeli de Tancia…”

Purtroppo, in questo caso, il Registrum non ci dice la consistenza dei sacerdoti presenti a Sant’Ilario ma, trattandosi di una chiesa con un arciprete, evidentemente un piccolo gruppo. Peraltro anche la Rocca di Fattucchio ha una sua parrocchiale con un sacerdote.

Torniamo alla storia. Dall’Abbazia di Farfa, le rocche di Tancia e Fattucchio passarono agli Orsini. Questi erano già in possesso di Monte San Giovanni e dal 1483 al 1588 anche di Catino e Poggio Catino. Questi poi passarono, nel 1597, in mano al principe Camillo Capizucchi.

Tancia e Fattucchio registrarono una dinamica simile: dagli Orsini passarono ai Caetani per via dinastica, poi per vendita ai Caccia ed ai Capizzucchi i quali, nel 1609 rivendettero la tenuta di Tancia al comune di Monte San Giovanni il quale, a quel momento, era passato dagli Orsini alla Camera Apostolica.

Rocca Tancia: i resti

Per semplicità d’uso, mettetevi alle spalle l’Osteria del Tancia ed il valico omonimo e fate come per scendere sulla provinciale in direzione Poggio Catino. Percorse poche centinaia di metri, sulla vostra destra una traversa (con freccia che indica Rocca Tancia) vi consentirà di arrivare in macchina fino ai Casali di Tancia e da lì percorrere ancora poche centinaia di metri a piedi fino ai resti.

Se invece volete avere un’idea di insieme della posizione della rocca, dovete proseguire (senza girare verso Casali di Tancia) in rocca tanciadirezione Catino per qualche altro centinaio di metri e, sempre sulla vostra destra, vedrete un agriturismo. Lo sperone di roccia strapiombante che lo sovrasta è la “sede” di Rocca Tancia. A meno che sappiate dove cercare nella vegetazione ed abbiate un binocolo, difficilmente potrete individuarne quanto resta ma l’idea della strategicità della sua posizione vi apparirà piuttosto chiara. Infatti difficilmente era possibile transitare sulla strada non visti e la posizione naturale rendeva Rocca Tancia facilmente difendibile.

Percorrendo il perimetro dei resti, è evidente come non si sia in presenza di una fortificazione di dimensioni particolarmente rilevanti. La presenza del toponimo Casali di Tancia – del quale però non conosco l’epoca di formazione – mi fanno immaginare che si trattasse di una struttura fondamentalmente militare e che la (poca) popolazione risiedesse nei casali.

In ogni caso, la rocca si presenta estesa in senso longitudinale (in senso NE > SE) lungo la cresta che la ospita per una lunghezza che stimerei in circa 30-40 metri. I due lati lunghi (est e ovest) godono di protezioni naturali essendo il terreno assolutamente scosceso. Il lato che domina la vallata e la strada è in realtà una parete di roccia con un salto di circa venti metri: non un buon punto per attaccare.

Arrivando da Casali, invece, ovvero, da Nord Est (o da Nord, per comodità), Rocca Tancia presentava il suo lato più debole. Infatti vi troverete a cospetto di quanto resta di un bel bastione alto – per quel che ne rimane – tra i sei ed i setti metri ma certamente, in passato, di più. Alle sue spalle vi sono i resti di quella che potrebbe essere la base dell’antico mastio. Girando intorno al perimetro, e raggiungendo il lato Sud (lato stretto) della rocca, noterete quel che resta di alcuni terrazzamenti che potevano aver funzione sia difensiva che di contenimento.

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.