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Rocchette e Rocchettine: la storia

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April 21, 2013

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Rocchette e Rocchettine: la storia

La Sabina è ricca di luoghi persi nel tempo, dove la natura esprime ancora intatta la sua forza primordiale ed il passato sembra pronto a tornare in scena. Rocchette e Rocchettine sono tra di essi, forse tra i più scenografici del gruppo. Ed è sempre stato così: due rocche costruite a strapiombo sul punto in cui la valle del torrente Aia si chiude e sbarra il cammino del viaggiatore antico che dall’Umbria si dirigeva in Sabina e da lì verso il Tevere e Roma. Non abbiamo notizie certe circa l’epoca della loro fondazione, ma un’interpretazione settecentesca vuole che esse siano i due Foruli cantati da Virgilio nell’Eneide:

Qui tetrica horrentes rupes, Montenque Severum

Casperiamque colunt, Forulosque, flumen Himella

Così sostiene Giambartolomeo Piazza nella sua opera “Della Gerarchia Cardinalizia” pubblicata nel 1703, il quale osserva: “peròche delle sodette parole, chiaramente si raccoglie, che i Foruli, erano poco distanti dal fiume Imella, e da Casperia, oggi Aspra, e Laja. Da Strabone si conferma l’opinione dell’Abbate Mattei, e nostra; il quale dice: Sabinorum quoque sunt Foruli; rupes ad rubellionem, quam ad habitationem opportuniores … (appartengono alla Sabina i Foruli. Scogli buoni pei rivoltosi, più che per abitare) …. Chi ben considera da lungo il sito, dirà senza dubbio, essere molto facile, più per ridotti di fuorusciti, che per libero Territorio di civile, e sicura abitazione. Nulladimeno la Cristiana pietà l’ha resa degna popolazione da industriosi artefici, e di meccanici lavori; ed altresì di civili, ed onorate famiglie, tra le quali quella dè Montani, hora possessori di molta parte di questo Territorio”.

Rocchette e Rocchettine: la storia

Nella prima fase della loro storia “moderna”, Rocchette e Rocchettine furono parte del patrimonio della Diocesi di Sabina. Ci racconta infatti sempre il Piazza: “E mi si accresce più probabile l’opinione dalle notizie de’ secoli Ecclesiastrici; ne’ quali trovasi, che questi due Castelli erano membri così untiti nello spirituale con Vescovio, quasi suoi subborghi, con Torri, e Santo Polo, che l’Arciprete, o Primicerio di quella Catedrale, hebbe il jus di conferire fino al secolo passato questi Benefizj

Nel 1155 Federico Barbarossa scende in Italia, al suo seguito anche i rappresentanti di alcune famiglie nobili romagnole, tra le quali quella dei Conti di Cunio e sembra che ad essi toccò la signoria su Rocchette e Rocchettine: un tentativo dell’Imperatore di creare una presenza a lui fedele in una zona geograficamente prossima a Roma ed al Papato. Circa un secolo dopo, alla metà del ‘200, Raniero conte di Cunio e sua moglie Maria di Donigallia risultano essere sia signori di Gavignano che, probabilmente, di Rocchette grandi e piccole.

Nella difficoltà oggettiva di ricostruire situazioni precise in secoli così lontani per i quali, spesso, si incontrano difficoltà insuperabili rocchettenel reperimento di fonti documentali, resta comunque da chiarire l’origine dei due nomi di Rocca (o corte) Bertalda data a Rocchette e di Rocca Guidonesca o Guidomassa data a Rocchettine. Berta potrebbe essere una esponente femminile dei Conti Onesti di Ravenna, forse parenti dei conti di Cunio, ed in una certa fase padroni della rocca, Guido o Guidone potrebbe essere uno dei primi Savelli. Effettivamente, nell’arco del XIII secolo, Rocchette e Rocchettine entrarono nell’orbita dei Savelli. Sappiamo che nel 1396 le due rocche erano sotto il dominio diretto del papato ma anche che in quegli anni Paolo Savelli – vantando un credito insoddisfatto di 20.000 fiorni nei confronti della Santa Sede – le occupò insieme ad Aspra (Casperia), Tarano, Cicignano e Montebuono. La vicenda fu, evidentemente, sufficientemente grave da far si che il Duca di Milano venne richiesto di fungere da mediatore con la conseguenza che nel 1401 Paolo Savelli restituì i castelli occupati – tranne Casperia – ma si vide saldato quasi tutto il debito.

Nel 1410, però, Battista Savelli ottenne dal Papa il regolare infeudamento di Rocchette e Rocchettine le quali, al momento della sua morte nel 1445, passarono al figlio Pandolfo.

Sappiamo poi che sotto il pontificato di Giovanni XXIII (1410 – 1415) Ladislao, re di Ungheria, di Gerusalemme e di Sicilia, il quale governava anche Terni, concesse a quest’ultima il dominio di Perticara e di Rocchette con il risultato che i ternani abbatterono le fortificazioni delle rocche per eliminare questo potenziale pericolo ai loro confini (con le strade odierne, Terni dista circa trenta km. da Rocchette).

rocchettineI documenti conosciuti ci permettono però di essere ragionevolmente certi che il dominio Savelli su Rocchette maggiori e minori si ristabilì e perdurò fino al secolo successivo. Infatti, nella prima metà del ‘500 a governarle era Onorio Savelli mentre il cugino Ostilio Savelli era signore di Aspra (Casperia) e Cantalupo. E’ del 1535 una lettera di Ostilio ai suoi “massari” di Cantalupo in cui ordina loro di riunire i bufali necessari a “condurre l’artiglierie a Rocchette”. Nel 1553 Onorio dovette però vendere Aspra per fare cassa e ad acquistarla fu proprio Ostilio. Da questo, Rocchette passarono al figlio Luzio del possesso del quale ci da prova un documento del 1566. Purtroppo, quelli erano gli ultimi anni della gloriosa Casa Savelli: nell’anno 1581 i castelli di Tarano, Montebuono e Rocchette entrano nel controllo diretto della Camera Apostolica a causa delle precarie condizioni economiche dei Savelli stessi.

Nel 1605, Papa Paolo V procedette ad un riordino amministrativo dello Stato Pontificio sulla base del quale la Sabina fu sottoposta ad un Governatore Generale che ebbe sede fino al 1816 in Collevecchio. Rocchette e Rocchettine, benché sempre di proprietà diretta della Camera Apostolica, vennero di volta in volta assegnati a famiglie preminenti dell’epoca. Rocchette fu data alla famiglia Montani, tra i cui membri vi furono notai e sacerdoti, e successivamente, nel 1710, ai marchesi Simonetti che detennero sia Rocchette che Rocchettine fino al1830. In realtà, nel 1823, l’ultimo rappresentante di casa Simonetti era morto nel crollo di una parte del suo palazzo di Cantalupo e quando il patrimonio della famiglia iniziò a depauperarsi, i beni dei Simonetti a Rocchette vennero accettati come esito di un giudizio dal Monastero dei SS. Domenico e Sisto di Roma. Nel 1845, il monastero la cedette alla baronessa Bianca Allier vedova del pittore Vincenzo Camuccini che vi si stabilì. Il figlio Giambattista sviluppò ulteriormente le proprietà di famiglia in zona acquistando beni nel territorio di Torri nonché Palazzo Cesi a Cantalupo.

Siamo ormai in pieno Risorgimento e, di lì a poco, si giungerà all’Unità d’Italia. Questa portò con sé una significativa riforma amministrativa la quel, tra l’altro, comportò un’aggregazione dei comuni più piccoli e fu così che nel 1875 Rocchette e la sua frazione Rocchettine, fino ad allora indipendenti, furono “appodiate” a Torri in Sabina.

Rocchette e San Ganulfo

Per ricostruire la storia di Rocchette, come sempre in Sabina, non possiamo non considerare quanto ci racconta nel 1343, il Registrumtorrente aia rocchette rocchettine Iurisdictionis Episcopatus Sabinensis. Evidentemente, infatti, a metà del XIV secolo, Rocchette aveva già raggiunto un certo livello di sviluppo come è chiaro nella descrizione degli edifici sacri lì presenti: “Item in finibus diocesis Sabinensis est ecclesia Sancti Ganulphi que olim fuit monasterium: que quidem ecclesia cum villa seu castro locata fuit per Episcopum Sabinensem Petro et Andree filijs Abbate pro annua pensione XL soll. Et una aquaritia olei. Et postmodum Episcopus dedite et concessit dictam ecclesiam cum castro et pensione predicta archipresbitero et capitulo Sabinensi, ut in instrumentis super hoc confectis plenius continetur. In ipso castro seu ecclesia Sancti Ganulphi sunt due capelle, scilicet capella Sancti Angeli de Cora et ecclesia Sancti Pauli de Vacono. In quibus ecclesiis percipit Episcopus Sabinensis mediam aquaritiam olei, quartam decimarum et mortuariorum”.

Ovvero: “E così nei confini della diocesi di Sabina esiste la chiesa di San Ganulfo che un tempo era un monastero: la quale chiesa invero sia con le pertinenze agricole che col castello, fu data in affitto da parte del vescovo di Sabina Pietro …….. per una rendita annua di 40 soldi ed una  aquaritia di olio. E allo stesso modo il vescovo dette e concesse la suddetta chiesa con il castello e la rendita già menzionata all’arciprete ed al capitolo di Sabina come è riportato in modo chiarissimo nei documenti relativi….. “

La titolazione a San Ganulfo richiederebbe un approfondimento a se. Il santo visse infatti in Borgogna alla meta dell’VIII secolo, dunque un santo “nordico” che potrebbe essere coerente con l’originaria signoria nordica di Rocchette, ma siamo nel mondo delle ipotesi. Per inciso, c’è una sola chiesa dedicata a questo santo in Sabina nel registrum del 1343, ovvero quella di Rocchette.

Fin qui la storia. Ma Rocchette merita di essere percorsa su su per i suoi vicoli fino alla sua cima dove è collocata la chiesa parrocchiale dedicata al SS. Salvatore la quale custodisce quadri del Toppa, pittore rinascimentale nativo di Rocchette ma professionalmente attivo tanto in Sabina quanto a Roma. Se Rocchette si è salvata dallo spopolamento ed è ancora oggi una vitale comunità,  di Rocchettine sopravvive solo l’impianto esterno delle mura ed il bel mastio circolare. Al suo interno è però stata recentemente restaurata la chiesa di San Lorenzo aperta al pubblico solo il 10 agosto per la ricorrenza, appunto, di S. Lorenzo patrono di Rocchettine.
Se la giornata permette di fruirne, Rocchette e Rocchettine offrono anche lo spettacolo naturale delle gole che il torrente Aia forma incanalandosi ai loro piedi: in estate può essere una bella opportunità per rinfrescarsi al termine della visita.

Clicca qui di seguito per guardare il VIDEO su “Rocchette e Rocchettine”

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.