Sunday, Dec. 17, 2017

Sant’Antioco: cosa visitare

Pubblicato da :

|

May 21, 2017

|

in:

Sant’Antioco: cosa visitare

Le isole di Sant’Antioco e di San Pietro, nell’estremo sud est della Sardegna, sono un luoghi di natura forte e incontaminata, di mare magnifico ma anche di antichi tesori. Ed è di questi ultimi che ci occuperemo qui di seguito.

Guarda il VIDEO su Sant’Antioco Antica e il suo Museo Archeologico

Isola di Sant’Antioco: dai nuraghi ai romani

La posizione di Sant’Antioco e di San Pietro, proprio al centro delle rotte che attraversavano il Mediterraneo, le ha rese da sempre un punto strategico da controllare. Così a Sant’Antico si sono seguiti nei milleni prima insediamenti nuragici, poisant'antioco museo archeologico leoni di sulky fenici, cartaginesi ed infine romani.

Ognuno ha lasciato le sue testimonianze, più o meno ampie. Se volete viverle, almeno due sono le visite da effettuare: il Museo Archeologico con l’adiacente area archeologica ed il Tofet e la Basilica di Sant’Antioco con le sue catacombe cristiane ricavate da quella che era la preesistente necropoli punica. Il Museo Archeologico di Sant’Antioco (dedicato a Ferruccio Barreca, archeologo protagonista della ricerca sul periodo fenicio-punico in Sardegna) è certamente la prima visita da effettuare per partire con il piede giusto nella visita dell’archeologia isolana. Le sue luminose sale raccontano cronologicamente la storia di Sant’Antioco partendo dalle epoche più remote.

Museo Archeologico “Ferruccio Barreca”

Con l’aiuto di plastici, gigantografie e video è possibile farsi facilmente un’idea dell’antica Sulky. Questo il nome di origine fenicia di Sant’Antioco: un centro urbano fondato intorno al 770 a.C. ai piedi dell’importante incastellamento nuragico (oggi ancora rintracciabile nelle fondamenta del Forte Sabaudo) e che andava poi discendendo verso il mare.

Tomba di Baal Addir Sant'Antioco Museo Archeologico SulkySi stima che l’insediamento potesse espandersi su un’area di circa dodici ettari e che nell’antichità potesse contare su circa diecimila abitanti.

Una popolazione numerosa che nei secoli generò la grande necropoli della quale oggi (per un’estensione di sei ettari in gran misura non scavati anche perché in parte giacenti sotto l’abitato moderno) possiamo visitare testimonianza sia del periodo cartaginese che di quello romano.

Tornando al museo – al di là della collezione di elementi dei corredi funerari – sono, almeno a mio giudizio, due i passaggi più emozionanti per il visitatore.

Certamente i due grandi leoni di pietra bianca locale, la cui particolarità è di essere databili intorno al IV secolo a.C. ma in realtà riprendendo stilemi medio orientali databili addirittura al II millennio a.C. Un interessante rebus il perché lo scultore si sia rifatto a modelli così più antichi.

Il Tofet di Sant’Antioco

Il pezzo forte del museo – dal punto di vista espositivo e didattico – è però la sala dedicata al Tofet con la azzeccata stratigrafia e la collezione delle stele. Il sito “vero” è proprio confinante con il museo e, dunque, con tofet sant'antioco museo archeologicopochi passi, terminata la visita di quest’ultimo, è possibile visitare “l’originale”.

Il Tofet era l’area sacra dedicata alla sepoltura degli infanti nella tradizione fenicio-punica. Quello di Sulky venne utilizzato per un lungo arco di tempo: dal VIII al II secolo a.C..

Ciò ha consentito di studiare l’evoluzione delle forme e delle tradizioni di sepoltura per ben sei secoli scoprendo gli influssi culturali esogeni all’isola che influirono sulle tradizioni stesse.

museo archeologico sant'antioco tofet nebulizzatori di profumiE’ un’evoluzione che si riscontra puntualmente nelle stele votiva poste nel Tofet le quali, con il passare dei secoli, mutano radicalmente le loro forme per recepire le nuove “mode” artistiche.

Così dai più antichi betili si giunge a stele sempre più elaborate che incontrano i mutevoli gusti delle culture cartaginese, egizia, greca mano a mano che questi modelli venivano importati nell’isola. La grande stratigrafia che riproduce lo spaccato del Tofet illustra perfettamente tutto ciò.

Nelle sepolture degli infanti, i genitori ponevano anche un piccolo corredo che, in miniatura, conteneva oggetti simili ai corredi degli adulti. Il Museo Archeologico di Sant’Antioco custodisce così un aspersore per profumi realizzato nell’isola di Rodi e databile al VII secolo a.C.. L’oggetto riproduce una divinità egizia con di fronte a se il vaso canopo, utilizzato nel processo di mummificazione dei defunti per contenere le loro viscere, con sulla sommità una rana. Soffiando dalla testa della divinità, il profumo nebulizzato fuoriesce dalla bocca della rana. Al di là della curiosità di costume, l’oggetto è un’ulteriore testimonianza sia delle influenze culturali che degli scambi commerciali presenti fin dalle epoche più remote nel bacino del Mediterraneo.

La Basilica di Sant’Antioco e le catacombe

La Basilica di Sant’Antioco custodisce le spoglie del santo dal quale l’isola stessa ha tratto il nome. Di origine bizantina, edificata alla fine del V secolo d.C., al di là dell’austera eleganza dell’edificio, la sua Basilica di Sant'Antioco isola di sant'antiocoattrattiva sono le catacombe.

Infatti, qui fu sepolto nel 127 d.C. Sant’Antioco. Questi, di professione medico, dalla nativa Mauritania venne esiliato in Sardegna per la sua fede cristiana. Condannato ai lavori forzate nelle miniere dell’isole (allora nota come Plumbaria per il minerale che vi si estraeva) utilizzo alcune tombe puniche come rifugio durante la sua opera di conversione della popolazione locale.

Queste tombe, parte della più ampia necropoli, si trovavano proprio al di sotto dell’attuale basilica che venne costruita, evidentemente, a celebrazione di tale sepoltura (il cranio e parte delle ossa del santo sono ancora custodite nella basilica).

Così, visitando la basilica avrete modo – con un colpo solo – sia di visitare alcune tombe della necropoli punica che le catacombe cristiane.

Villaggio ipogeo di Is Gruttas

catacombe di sant'antiocoParlando della necropoli punica, questa venne in parte trasformata in abitazioni in epoca medievale. Infatti, gli abitanti dell’isola, sottoposta ad incursioni da parte degli arabi, trovarono nella necropoli un rifugio sotterraneo sicuro. In realtà, ancora negli anni ’30 del secolo scorso circa 700 persone abitavano nel villaggio ipogeo oggi visitabile.

Per la visita di Sant’Antioco, saranno utili anche i seguenti siti:

 

Share

Condivi questo articolo:

Potrebbero anche interessarti:

Villa Carlotta: giardini d’arte sul Lago di Como
Bobbio: il cielo d’Irlanda sul fiume Trebbia
Lago d’Orta incantato

Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.