Tuesday, Oct. 17, 2017

Santa Maria di Legarano

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October 2, 2012

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Santa Maria di Legarano

Se anche a Legarano non ci fosse alcuna chiesa, varrebbe la pena di fermarsi solo per ammirare il corridoio naturale creato da due incredibili siepi di bossi, lunghe forse quindici metri ed alte ben più di due, attraverso le quali una persona robusta deve stringere le spalle per passare.

Invece, alla fine del corridoio, una chiesa c’è, ed è quella di Santa Maria.

Per la verità, sta lì da chissà quando, perché certo deve far parte di quella ristretta cerchia di luoghi di culto presenti ben prima dell’anno Mille, forse coeva del processo di cristianizzazione della Sabina, con una sua storia articolata, che dovremmo provare a ricostruire.

La Storia

Dico “dovremmo” perché quando si va così lontano nel tempo le fonti documentali divengono via via sempre più rare ed è necessario procedere per approssimazioni.

Comunque una cosa è certa: Legarano era una “villa rustica” romana e Santa Maria sorge su parte dei resti di quelle costruzioni. Arrivando infatti a Legarano da Casperia, sulla destra della provinciale, è chiaramente visibile un ampio muro di sostegno romano. Giuseppe Guattani, che visitò l’area due secoli fa, osservò (“Monumenti Sabini” – 1828): l’ “…avanzo di alcune mura ciclopiche presso la Chiesa di Maria Santissima detta di Legarano“.

Francesco Sperandio (“Sabina sagra e profana” – 1790) ci dice che: “ … non troviamo nei secoli posteriori infino al nono che diverse ville sparse per il territorio, che la riguardava (Casperia), e denominate Pagi Casperienses, nelle quali andò a finire quest’antica città”. Dunque, dopo la caduta dell’Impero Romano, si erano mantenute nell’area le tradizionali attività agricole (“gradite” anche ai Longobardi), condotte nelle ville di origine romana, e nulla vieta che in una di queste fosse stato eretta una chiesa cristiana.

Per trovare però una documentazione certa, dobbiamo aspettare molti secoli. Solo nel 1343 il “Il Registrum omnium ecclesiarum Diocesis Sabinensis” ci regala il quadro di una chiesa importante, sede di “collegiata”, con 15 “cappelle” alle sue dipendenze tra cui quella di San Giovanni ad Aspra, che poi diverrà, come lo è ancora adesso, la parrocchiale di Aspra/Casperia. (Nota 1) Nel 1409, però, i ruoli si invertirono e la collegiata di S. Maria in Legarano fu trasferita nella chiesa parrocchiale di Aspra, segno evidente dei mutati equilibri demografico economici. (Nota 2)

La collegiata – che, oltre alla chiesa, comprendeva evidentemente già gli ambienti necessari alla residenza dei canonici – si trasformò così in un convento dell’Ordine dei Gesuati. Questo passaggio ci consente di mettere a posto qualche altra data. L’ordine, fondato a metà del ‘300 come movimento di laici dal mercante senese Giovanni Colombini, si trasformò in ordine mendicante nel 1499 quando Papa Alessandro VI gli conferì il nome di “frati gesuati di san Gerolamo” e vide nel XV secolo il momento centrale della sua espansione. L’ordine subì poi un inarrestabile declino fino alla sua soppressione da parte di Papa Clemente IX nel 1668. Dunque, dobbiamo ritenere che Santa Maria fu convento dei Gesuati da un qualche momento dopo il 1409 fino a non oltre il 1668.

Alle volte, per fortuna, un po’ di vanità umana aiuta nelle datazioni. Nel caso di Legarano basta alzare gli occhi e guardare sopra il portone d’ingresso (sul lato interno) dove una lapide (Nota 3) ci ricorda che nel 1686 la chiesa venne restaurata grazie alla benevolenza del Cardinale Carlo Pio di Savoia, Vescovo di Sabina. Visto che abbiamo iniziato a trattare di lapidi, a chiesa ne conserva solo altre due (Nota 4) delle quali una in memoria di Fra GiovanBattista De Philippis, teologo gesuato di Monterotondo Sabino.

Tutto questo torna perfettamente con quanto ci racconta di Santa Maria Carlo Bartolomeo Piazza nella sua opera “La Gerarchia Cardinalizia” (1703), ovvero che Santa Maria era divenuta (almeno) dalla seconda metà del ‘600 sede di un “Rettore” il quale si occupava di coadiuvare per quella parte di territorio l’Arciprete titolare della chiesa parrocchiale di Casperia. (Nota 5) Tale funzione continuò poi anche nei secoli successivi come ci testimoniano nel 1835 gli atti della visita pastorale del Cardinale Carlo Odescalchi alla Diocesi di Sabina. (Nota 6)

Antecedentemente alla IIa Guerra Mondiale, Santa Maria tornò ad essere un convento abitato da una comunità di monaci benedettini francesi (Nota 7). Nel 1980 il complesso conventuale è divenuto residenza privata mentre la chiesa, ancora consacrata, viene utilizzata sia per la messa domenicale che per particolari ricorrenze mariane quali i Rosari di Maggio, l’8 settembre e  l’8 dicembre.

Le opere d’arte

Salita la ripida scalinata che porta al primo portale che immette nel giardino e percorso il “corridoio” tra le siepi di bosso, il visitatore si trova dinnanzi al porticato su cui affaccia il portone d’ingresso.

Al di sopra di questo, nella lunetta, un affresco rappresentante l’Annunciazione, cinquecentesco, dei fratelli Lorenzo e Bartolomeo Torresani, veronesi, di bella fattura e buono stato di conservazione.

Alla sua destra, nella parete, un affresco con San Sebastiano e San Rocco.

In un salone (di proprietà privata) che si apre sulla sinistra del porticato, sinistra si trova il “Giudizio Universale”, sempre dei fratelli Torresani (1561), autori di un’opera sul medesimo soggetto a Rieti (Oratorio di San Pietro Martire)

La pianta di Santa Maria è ad un’unica navata a croce greca. Il lato sinistro ospita un grande e particolare armadio reliquiario del ‘600 inserito nel muro della chiesa. Le porte dell’armadio sono decorate con visi di angioletti mentre l’interno ospita le due tavole della scuola di Antoniazzo Romano, rappresentanti i Santi Giovanni Battista e Sebastiano. Originariamente, le due pale si trovavano ai lati della statua della Vergine di Carlo Aquilano di cui diremo tra un momento.

Continuando lungo la parete di sinistra, troviamo l’affresco del Matrimonio di Maria dovuto ad Alessandro Torresani, figlio di Lorenzo.

Infine, l’altare di sinistra del transetto ospita le statue in terracotta della Madonna e San Giuseppe (XVI sec.), originariamente parte di un presepe, già descritto nelle Visite Pastorali dei Vescovi di Sabina Paletti e Corsini.

Siamo a questo punto giunti nell’abside dove, dietro l’altare, una nicchia contiene la statua in legno policromo di Santa Maria Leva Pene firmata dal suo autore, Carlo dall’Aquila (1489), considerata miracolosa e venerata nei secoli.

Ai lati della statua, due affreschi quattrocenteschi che rappresentano la Vergine con il Bambino. La “semicupola” dell’abside ospita un affresco cinquecentesco “Cristo in una mandorla di Cherubini”

L’altare nella cappella alla destra del transetto è ornato da un ciborio (fine 1400), la cui porta reca la figura ad alto rilievo di San Giovanni Battista. Mentre un drammatico crocefisso policromo quattrocentesco domina la cappella. Infine, la parete destra della navata ospita un dipinto raffigurante Maria in tripudio e San Girolamo.

 

Nota 1: “Item accessit et visitavit ecclesiam sancte Marie de Legarano de Aspra, in qua instituti sunt tres clerici cum archipresbitero et habet infrascriptas capellas sub se: capellam sancti Iohannis de Aspra in qua instituti sunt tres presbiteri, parrochialem capella sancti Angeli de Castro Iannutii, capellam sancti Salvatoris de monte, capellam Sancti Consordii, capellam Sancti Viti, capellam Sancti Gervasii, capellam Sancti Angeli, capellam Sancti Iohannis de Marciniano, capellam Sancti Stephani, capellam Sancti Leonardi, capellam Sancti Egidii et Sancte Marie, capellam Sancti Hyppoliti, capellam Sancti Nicolai, capellam sancti Silvestri, in territorio castri Perusini Sancte Restitute”.

Nota 2: vedi “Acta visitationis Casperiae” del CardinaleAndrea Corsini, Vescovo di Sabina, (1780)

Nota 3:

AEDEM HANC IMMACULATAE VIRGINI DEI GENITRICI

MARIAE NASCENTI ET AFFLICTORUM CONSOLATRICI

DICATAM JAM VETUSTATE COLLABENTEM MISERICORDIA

AC DEI OPE CURA MAGNO zELO EMIMI ET REVMI

D. CAROLI CARD. PII EPISCOPI SABIN. RESTAURANDAM

CURARUNT LEONARDUS FANTOzzIUS EJUSDEM ECCLESIAE

RECTOR JOSEPH LIBERATUS NEPOS QM JOANNIS LIBERATI

OLIM RECTORIS AD MDCLXXXVI

Nota 4:

FRATRI JOANNI BAPTISTA DE PHILIPPIS DE MONTE ROTUNDO

SABINO ORDINIS S. HIERONYMI SAC. THEO. PROFESS.

VITAE INNOC. AC MORIBUS EXEMPLARI ET TEMPLI HUJUS

BENEFECTORI VIXIT ANNIS LXXVIII MEN. II ET DIES XV

Come ci testimonia Francesco Sperandio (“Sabina sagra e profana” – 1790), questa lapide, oggi posizionata sulla parete destra verso l’altare, era un tempo posta nel pavimento avanti l’altare maggiore.

ANDREAE COSTANTINIO CASPERIEN OPTIMAE INDOLIS

PUERO QUI VIXIT ANNIS VII MEN. IX DIES 7 OBIT

DIE 23 APRILIS MDLXXXXI

MARIUS COSTANTINUS FIL. CARISS. POSUIT

Nota 5Chiesa campestre, con un annesso monastero soppresso da Clemente IX, della Congregazione del B. Colombino; eretto in una Rettoria, di rendita di scudi 60 con l’obbligo di una Messa cotidiana, e di coadiuvare l’Arciprete nella cura dell’Anime, e di udire le confessioni. Fù in ogni tempo questa Chiesa in molta venerazione ne’ popoli circonvicini, per una miracolosa Imagine di Maria Vergine delle cui frequentissime grazie appaiono copiosi testimoni e tra gli altri due preziose corone da imporsi al venerabile Simolacro di argento, arricchite di gemme, donate l’una dal Cardinale Giacomo Corradi Datario di Alessandro VII (1603 – 1666) e l’altra da Girolamo Saraceni Segretario del medesimo, che con le sue virtù ed industrie nobilitò questa sua patria”.

Girolamo Saraceni, ecclesiastico, era infatti nato ad Aspra alla metà del ‘600 secolo ed era arrivato alla carica di Ispettore Generale della Moneta del Buon Governo dello Stato Pontifico. Sempre ad Aspra, fece costruire la chiesa della Ss. Annunziata.

Nota 6Evvi in questa parrocchia (Aspra) anche una coadiutoria curata della S. Maria in Legarano, che ha la sua chiesa in campagna, con casa abitativa unita e il coadiutore dipende dal parroco ….. vi si celebra la festa della Natività l’8 settembre organizzata da una compagnia laicale

Nota 7  Testimonianza di Ernesta Bianchetti, anziana abitante di S. Maria in Legarano: “Fin da bambina ricordo che il complesso di S. Maria in Legarano era abitato da una comunità di monaci benedettini provenienti dalla Francia. La comunità aveva il suo centro principale a Roma, precisamente a Torre Rossa. Mio marito Valerio era molto amico di questi monaci, tanto che una volta andammo anche a trovarli a Roma. Ricordo un monaco chiamato “padre Grande”, piuttosto simpatico. Il priore si chiamava padre Roberto. Un altro monaco di nome Roberto lo chiamavamo “u gobbittu”; per qualche tempo fu ospite delle suore nel convento di Montefiolo (sempre territorio di Casperia, ndr). L’estate venivano gli studenti, erano tanti. C’era sempre qualcuno anche d’inverno. Durante l’occupazione tedesca c’era una specie di ospedale. Ricordo che l’abside era la coperta da una grande struttura in legno lavorato artisticamente, al centro della quale c’era la statua della Madonna incorniciata da quello che oggi è diventato il reliquario. Si rifornivano di acqua dal fontanile sotto la strada provinciale, che per questo ha preso il nome di Fonte dei Frati, come si chiama ancora oggi”.

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.