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Stazzano Vecchio

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December 22, 2013

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Stazzano Vecchio

stazzano vecchioSe volete un inizio facile per la vostra carriera di esploratore di antichi castrum sabini scomparsi, allora Stazzano Vecchia è quello che fa per voi.

E’ infatti sufficiente lasciarsi alle spalle Palombara Sabina e procedere sulla strada provinciale Maremmana Inferiore in direzione Cretone. Dopo pochi chilometri, in mezzo ad una curva a destra, scorgerete sulla vostra sinistra (cioè sulla altra corsia) l’imbocco di Via Stazzano Vecchia. Girate con la dovuta prudenza e procedete fiduciosamente sempre dritti. Dopo un po’, percorrendo la valle del Fosso delle Fontucce, vi ritroverete di fronte ai resti di Stazzano Vecchio posti sulla cima di uno sperone calcareo.

In realtà, Stazzano Vecchio non è disabitato da moltissimo, ma da poco più di un secolo. Infatti, il 24 Aprile del 1901 un terremoto dell’8° grado della Scala Mercalli si abbatté sull’abitato danneggiandolo in modo importante. Le scosse si protrassero poi per l’intero anno. Tutto ciò porto alla decisione di abbandonare il borgo – oramai comunque abitato da sole 113 persone – per trasferirlo nell’attuale frazione di Palombara che prende, appunto, il nome di Stazzano. Peraltro, le condizioni di vita di Stazzano Vecchio erano piuttosto dure con le abitazioni non ancora servite né da acqua potabile diretta né da energia elettrica (fatto comunque non raro per l’epoca).

Stazzano Vecchio nella descrizione di Giambartolomeo Piazza

Come spesso accade per altri centri sabini, anche nel caso di Stazzano Vecchio, la descrizione che ne fa ai primissimi del ‘700 il Piazza nella sua “Della Gerarchia Cardinalizia” e non solo utile ma anche molto piacevole.

Che questo castello, in sito eminente, ameno, e fertile sia stata la suntuosa villa della nobilissima famiglia Romana de’ Stazi, l’asserisce l’erudito Antonio degli Effetti nel suo Opuscolo de’ Borghi di Roma, con la congruenza di altri nobili castelli, denominati o dal nome de’ Padroni, o da quello de’ Protettori; come Magliano da Manlio; da Claudio Marcello, Marcigliana, ……. Di quella famiglia grande ne uscirono huomini segnalati in lettere, in armi, ed in governo politico; e sono famosi ancora nell’istorie Romane ….. Che se questo illustre casato della più potente e fiorita nobiltà Romana si era eletto questo sito per farvi una Villa ….. ne danno qualche argomento, e testimonio diverse rovine di fabbriche; e , nel cavarsi de’ campi molte memorabili anticaglie. ….. Altresì conviene dire, che i luoghi e ville così famose, dopo l’estinzione di quelle famiglie, e dopo le souversioni della Repubblica, ed Imperio Romano passassero tutte al fisco Imperiale; ond’è che, Costantino Magno donò molti di que’ fondi a diverse Chiese; e tra le altre, alla Chiesa di S. Martino ne’ Monti; trovandosi fatta menzione di una tenuta, o possessione assegnatale, che rendeva soldi 50.; ed un altro fondo, chiamato pure il Staziano di soldi 66.; de’ quali non se ne trova più veruna memoria; se non fossero tra quelli, che sono uniti alla Rettoria di S. Giovanni di Stazzano, della quale appresso diremo.

La Chiesa Parrocchiale, assai ben tenuta, ed ornata, è sotto l’invocazione dell’Immacolata Concezione di Maria Vergine; ed è di frabbrica non molto antica; il cui popolo arriva a num. 150; e la rendita della Chiesa e di scudi 80.

S. Giovanni Battista, Chiesa lungi mezzo miglio dal Castello, di antica grandezza, e magnificenza; la quale fu ne tempi decorsi Parrocchiale; dala cui ampiezza si scorge, che fu già questo luogo molto popolato. Hora trovasi in stato deplorabile, non senza colpa evidente di chi n’era tenuto al rifacimento. Al presente è Benefizio semplice, di rendita sopra scudi 100.; con obbligo certo, e stabilito in più Visite di mantenere un Cappellano Coadiutore nella cura di Anime al Parroco. A questa Chiesa crediamo siano uniti fondi Ecclesiastici, donati già dal piissimo Imper. Costantino alla Chiesa di S. Martino ne’ Monti, come già si è detto.

Fu questo Castello già, con molti vicini, della nobilissima famiglia Savella, dalla quale è pervenuto al Prencipe Borghese, insieme con Palombara, come si è detto.

La storia di Stazzano Vecchio

Ed in effetti il Piazza è, come al solito, bene informato. Difficile dire se Stazzano Vecchio sorga sulla villa un tempo della famiglia patrizia romana degli Stazi. Ma non vi sarebbe da meravigliarvene: la presenza in zona di numerose ville romane è un fatto assodato e dunque, se vogliamo, possiamo anche rinvenire per Stazzano Vecchio un’origine così nobile.

Sempre seguendo il Piazza, è senz’altro vero che, comunque, Stazzano Vecchio fosse ben nota fin dall’epoca romana. Infatti, il Liber Pontificalis cita, a proposito della vita di Papa Silvestro (314-335), le donazioni concesse alla basilica di San Martino (fondata dallo stesso Silvestro su un terreno donato dalla famiglia degli Equizi). dall’imperatore Costantino (274 – 337 d.C.).

Queste donazioni comprendevano “fondi” sabini tra i quali  Valerianum, Statianum, Duas Casas e Percilianum. Dunque, origini antiche.

Un po’ più complesso è stabilire quando Statianum sia divenuta il castrum di Stazzano. La prima fonte della sua esistenza è la “Chartula Restitutionis” del 1111 con la quale il Comes Ottaviano di Palombara restituisce per quaranta soldi ad Anastasio, abate del monastero di San Giovanni in Argentella, beni precedentemente usurpati tra i quali Statianu.

Stazzano Vecchio seguirà poi, in termini di proprietà, le medesime vicende di Palombara, divenedo feudo dei Savelli. Il castrum raggiunge raggiunse dimensioni più che discrete per l’epoca. Infatti ’elenco del sale e focatico del distretto di Roma ci permette di determinare come tra il XIV ed il XV secolo esso superasse i 600 abitanti. Per avere una pietra di paragone, Monterotondo contava 870 abitanti mentre Palombara circa 950.

Nella metà del XV secolo è di proprietà di Andrea Palombara signore di Moricone che nel 1446 lo lascia ai suoi eredi. Successivamente, torna nelle mani dei parenti Savelli.

Nel 1501 Alessandro VI Borgia priva i suoi nemici di allora – Savelli e  Colonna in primis – dei loro possedimenti tra cui Stazzano, che vengono donati agli Orsini. I Savelli ne ritornarono in possesso alla sua morte, ma oberati dai debiti, cedono il castrum insieme ad altri feudi a Marcantonio Borghese nel 1637. Per la precisione, quest’ultimo acquista per 385.000 scudi Palombara ed i feudi da essa connessi tra i quali Stazzano.

Giunto al suo termine, con Napoleone, il sistema feudale, nel 1821, affittuari del fondo erano i fratelli Belli.

Le chiese di Stazzano Vecchio

Come abbiamo letto, il Piazza (nel 1703) indica a Stazzano Vecchio due chiese: quella di San Giovanni, posta al di fuori delle mura, e la parrocchiale dedicata all’immacolata Concezione. In realtà, in epoca medievale, Stazzano fu ricca di chiese e cappelle che andarono – probabilmente – perdendosi con la diminuzione della popolazione (nel 1703 il Piazza la individua in 150 persone rispetto alle 600 del XV secolo).

Infatti, il Registro delle chiese sabine del 1343 cita per il Castrum Stazzani  la chiesa di San Giovanni ed inoltre “Capella sancte Marie de Stazano, in qua sunt duo capellani et in dicta ecclesia est alia capella noviter instructa, capella sancti Petri de mortucone, capella sancte Lucie, capella sancti Petri de Spineto, capella sancti Phiiippi de camagiraro

La chiesa di San Giovanni Battista è quella più importante nella storia di questo borgo. Fu donata nel 1322 da Ottone Savelli di Palombara al Monastero di San Paolo di Poggio Nativo alla quale rimase sino alla fine del XV secolo. In realtà, però, la sua costruzione è anteriore e potrebbe esserlo anche di un secolo.

La visita del cardinal Corsini del 1781 la trova con il convento annesso, abbandonata ed in stato di rudere. Le cose da lì non miglioreranno: nel 1880 con lo scopo di recuperare materiale da costruzione e collocarvi un piccolo cimitero, il sito fu demolito quasi tutto,conservando il lato del presbiterio con gli affreschi (raffiguranti il culto di S.Caterina d’Alessandria) che, nel 1964, furono per fortuna staccati e portati nella chiesa della nuova Stazzano, insieme ad alcuni elementi romanici architettonici ancora presenti, dove possiamo ancora oggi ammirarli.

Per una conoscenza più approfondita della Chiesa di San Giovanni vi consigliamo l’articolo di Francesco Tommasi - La Chiesa di San Giovanni a Stazzano Vecchio

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.