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1867: la Campagna dell’Agro Romano

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August 25, 2010

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1867: la Campagna dell’Agro Romano

Nel 2011 si è celebrato il 150° dell’Unità d’Italia. Si celebra il 1861 quando, dopo le Guerre d’Indipendenza e la Spedizione dei Mille di Garibaldi, Torino è proclamata Capitale d’Italia. Mancano però ancora nove anni al fatidico 1870 testimone della Presa di Roma e sono anni di fermento.

Il 1867 vede di nuovo protagonista, questa volta sfortunato, Giuseppe Garibaldi a guidare la Campagna dell’Agro Romano che si svolge in misura importantissima in Sabina. Abbiamo perciò chiesto al Professor Francesco Guidotti, Direttore del Museo Nazionale della Campagna dell’Agro Romano per la liberazione di Roma, di voler tracciare una prima sintesi di quelle vicende per poter contribuire anche noi alla celebrazione del 150° attraverso il racconto del Risorgimento in Sabina.

Il 1867, un anno scomodo da rivalutare: la Campagna dell’Agro Romano

“La Campagna dell’Agro Romano per la liberazione di Roma”, così fu definito l’ultimo tentativo di Giuseppe Garibaldi mirato a liberare la Città dal potere temporale dei Papi, ha rischiato di finire nell’oblio nonostante che un legge approvata nel 1899 riconoscesse questo evento dandogli il nome appena citato. Il concetto, errato storicamente, che Garibaldi e i suoi Volontari combattessero contro Pio IX in quanto capo spirituale della Chiesa cattolica alimentato dagli storici dell’epoca, quasi tutti di estrazione clericale, ha favorito il tentativo di insabbiare una delle pagine più sentite e drammatiche della nostra Italia. Così è stato scritto di tutto, violentando spesso la realtà dei fatti con il sottolineare particolari marginali, quali il ruolo dei fucili francesi a retrocarica Chassepots o tentando di avallare l’ipotesi che la battaglia di Mentana del 3 novembre 1867 sia stata combattuta tra Volontari garibaldini e Francesi mentre, al contrario, furono i Pontefici a sostenere l’80% dello scontro e videro arrivare l’esercito di Napoleone III a cose fatte.

Viceversa, sono stati sottaciuti i reali motivi della sconfitta: il mancato intervento a fianco di Garibaldi della Colonna Acerbi operante nel nord del Lazio e di quella di Nicotera nel Sud, il proclama del Re Vittorio Emanuele II che all’indomani della presa di Monterotondo il 26 ottobre invitava i volontari a tornare a casa, i mille uomini agli ordini del Colonnello Paggi attestai a Palombara per un errore tattico e l’aver aspettato troppo per favorire Menotti ritardando la partenza per Tivoli. Se a tutto ciò aggiungiamo come per anni sia stato trattato in modo riduttivo il complesso monumentale realizzato dallo Stato Sabaudo a Mentana per onorare tutti i Caduti della Campagna, si ha l’idea del perché sia necessario riportare gli avvenimenti nella loro giusta collocazione.

La Battaglia di Mentana: una storia ancora da scrivere

Praticamente, la Campagna dell’Agro Romano per la liberazione di Roma è rimasta per oltre un secolo “ostaggio” di una storiografia di parte e, diciamolo pure anche a voce alta, “punitiva” verso Giuseppe Garibaldi nel tentativo di non far emergere la sua volontà di onorare il patto “Roma o Morte !” contratto con il popolo italiano. In particolare, per gli episodi di Monterotondo e Mentana ci si è rifatti a testi di scrittori di grido tralasciando le tante verità nascoste nei saggi e nelle pubblicazioni prodotte dai testimoni oculari di quelle tragiche ma gloriose giornate: hanno così “bevuto” in tanti la favola del fucile che fa meraviglie, di Garibaldi che combatte la Fede cattolica battuto dai francesi ed altre amenità.

Quanto fin qui detto spiegano anche le perplessità dello storico del Risorgimento Romano Ugolini che, in un convegno promosso dall’Istituto Internazionale di Studi G. Garibaldi, ebbe a dire: “ … mi sono soffermato a lungo sulle vicende antecedente al cosidetto “episodio” di Mentana per giungere alla conclusione che su di esso era necessario porre una particolare attenzione, costituendo (esso) forse il più grave “stallo” nella storiografia garibaldina. Le considerazioni offerta da Sarfatti ed alcune mie ricerche sui fratelli Cairoli lasciano presagire che Mentana non è stata assolutamente un “episodio”, ma che la sua preparazione costituisce un elemento di una strategia di Garibaldi profondamente inserita nell’ambito degli equilibri europei allora in discussione”.

Lo stesso Ugolini sottolienea come il 1867 sia tra i periodi meno trattati nella vita di Garibaldi. Questa è la molla che ci spinge alla ricerca per far luce su quella che potrebbe diventare una delle più significative pagine del nostro Risorgimento per troppi anni accantonata forse perché scomoda agli ossequiosi del potere temporale sempre attuale.

Francesco Guidotti
Direttore del Museo Nazionale della Campagna dell’Agro Romano per la Liberazione di Roma

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