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Antoniazzo Romano a Montefalco

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November 12, 2016

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Antoniazzo Romano a Montefalco

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Antoniazzo Romano (1430 – 1508) – al secolo Antonio di Benedetto Aquili – è il protagonista della collaborazione tra il Comune di Montefalco in Umbria ed i Musei Vaticani che permette di ammirare presso il Museo di San Francesco a Montefalco due opere di Antoniazzo: la tavola devozionale che ritrae San Vincenzo da Saragozza, Sant’Illuminata e San Nicola da Tolentino (custodita presso lo stesso Museo di San Francesco) e la Madonna col Bambino tra i Santi Paolo, Benedetto, Giustina e Pietro proveniente dalla pinacoteca della Basilica di San Paolo fuori le Mura.

Antoniazzo Romano e la sua bottega

L’aspetto più interessante di Antonio Aquili – dal punto di vista della stori dell’arte vissuta – è l’attività che egli sviluppava nel contesto di una bottega d’arte che rappresentava una vera e propria impresa di famiglia. Figlio a sua volta di un

Antoniazzo Romano Montefalco mostra

Antoniazzo Romano – San Vincenzo da Saragozza, Santa Illuminata, San Nicola da Tolentino – Foto Comune Montefalco

pittore, Benedetto, Antoniazzo lavorava insieme al fratello Nardo ed al di lui figlio Evangelista nonché ai suoi propri figli Marcantonio e Bernardino. Ma anche il figlio di Marcantonio, Giulio, fu a sua volta pittore.

Non solo di dipingere su commissione si occupava la bottega di Antoniazzo Romano ma anche di restaurare e di copiare opere famose per viaggiatori di rango – che nella Città Eterna non mancavano – i quali volevano riportare con loro un ricordo di Roma, magari un’immagine sacra ai fini di una devozione privata, dal Cristo di San Giovanni in Laterano alla Salus Populi Romani di Santa Maria Maggiore.

Tutto ciò ha portato con se la difficoltà di individuare le opere del caposcuola rispetto a quelle della sua bottega e dei suoi collaboratori più o meno lontani.

Gli incontri di Antonio Aquili

Vivere a Roma a stretto contatto con la corte papale fece si che ad Antoniazzo Romano non mancassero le occasioni di incontro con alcuni dei grandi maestri protagonisti del suo tempo così che lavorò in Vaticano con Melozzo da Forlì, con Domenico Ghirlandaio, con il Perugino, con Pinturicchio.

Così scrive di lui il direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci: “Quello che di buono trovava…egli lo recepiva di buon grado e lo traduceva nella sua metrica solenne, nella affidabilità di un discorso figurativo fondato su pochi schietti principi: chiarezza narrativa, evidenza iconica, nobile senza sussiego, popolare senza volgarità”.

L’arte di Antoniazzo Romano appartiene ad un ambito e segue un fine preciso, quello della rappresentazione sacra, a fine devozionale, nella tradizione medievale ieratica e solenne, tipica del fondo oro. Un ambito certamente proprio anche ad alcuni dei grandi che ebbe a riferimento – come l’Angelico ed il Gozzoli – ma già lontano dai maestri della seconda metà del ‘400 con i quali lavorò, se pensiamo a Ghirlandaio o Pinturicchio.

Clicca per il VIDEO Antoniazzo Romano – Immagini di Capolavori

Antoniazzo Romano al Museo San Francesco di Montefalco

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Antoniazzo Romano – Madonna col Bambino tra i Santi Pietro, Paolo, Benedetto e Giustina – Foto Musei Vaticani

Montefalco custodisce un’opera di Antoniazzo Romano già dalla fine del XV secolo, dal 1491 per l’esattezza. Come spesso accade per opere così antiche, la loro lunga storia racconta vicende interessanti. Antoniazzo la dipinse per un cardinale, il portoghese Jorge Costa che nel 1488 si trovò ad avere il patronato della cappella di Santa Caterina in Santa Maria del Popolo a Roma e volle dunque provvedere al suo ornamento. Ma la pala non rimase lì a lungo, sostituita da una pala marmorea ancora presente nella cappella.

Così quando – in realtà pochissimi anni dopo -  nel 1491 Frate Anselmo da Montefalco, generale dei frati agostiniani della congregazione lombarda, fece trasferire l’opera a Montefalco nella chiesa di Santa Illuminata, Antoniazzo rimise mano alla pala per modificare i santi.  Così, il santo che nella versione originaria rappresentava Sant’Antonio da Padova cambiò il saio francescano per prendere quello agostiniano e Santa Caterina – che originariamente era ritratta con la ruota del suo martirio, divenne Santa Illuminata.

“Uno guarda questa tavola – ha commentato Antonio Paolucci presentando la mostra di Montefalco – e vede che le tre figure monumentali gli vengono incontro. Il riverbero dell’oro le rende tenere, luminose. Questa è la capacità che aveva Antoniazzo Romano di trasfigurare la cultura dei suoi giorni, dei suoi anni per farne qualcosa di assolutamente originale”.

L’opera che il prestito dei Musei Vaticani consente di vedere a fianco di quella di Montefalco è una Madonna col Bambino con i Santi Pietro e Paolo, San Benedetto e Santa Giustina e l’iconografia fa propendere per l’ipotesi che la tavola sia stata realizzata per commemorare l’unificazione del monastero benedettino di San Paolo fuori le mura con la Congregazione di Santa Giustina a Padova.

Anche quest’opera ha un suo segreto. Infatti, il fondo oro era stato sostituito nel ‘700 da un paesaggio più rispondente all’arte del tempo che poi, in un restauro effettuato nel 1963 è stato eliminato riportando l’opera alla sua originale conformazione.

Il cartone di Santa Illuminata

Ad accomunare le due opere dovrebbe esservi – oltre alla datazione tra il 1488 ed il 1490 – anche un altro particolare “di bottega”, ovvero l’impiego dei cartoni. Questi ultimi erano dei disegni che fingevano da modello per essere riprodotti in affresco o su tavola come era necessario. Evidentemente, il non dover reinventare un’immagine ma il copiarla consentiva sia di velocizzare la produzione che, magari, di affidare una certa parte dell’opera ad un collaboratore.

Clicca per il VIDEO Antonio Paolucci presenta Anoniazzo Romano Montefalco 

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.