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Bocchignano il borgo

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January 12, 2013

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Bocchignano il borgo

Le origini di Bocchignano sembrano risalire all’epoca romana come fortificazione militare. Del resto la sua posizione sulla sommità di una grande formazione di arenaria e la confluenza alla sua base di tre torrenti rendevano la posizione ben difendibile anche se in pianura. Diversi erano i motivi per un presidio militare: il fatto che da lì passava una delle strade verso Rieti, il fiume Farfa, navigabile, in comunicazione diretta con il Tevere e quindi con Roma, la notevole presenza di insediamenti agricoli. Il nome di questo borgo potrebbe proprio provenire dalla buccina, tromba romana utilizzata per impartire i comandi. Un’altra testimonianza di Roma potrebbe essere il gioco del “filetto”, passatempo utilizzato anche dai soldati romani, che troviamo inciso nella piazzetta di fronte alla chiesa parrocchiale dove un tempo era situato il ponte.

Bocchignano: la storia

Cosa successe in quest’area dopo la caduta dell’Impero Romano, non ci è dato sapere con precisione: certo la zona dovette essere una delle prime a riprendersi dopo le invasioni dei popoli barbari (basti pensare a Farfa) anche se, a metà del IXbocchignano sabina rieti lazio italia secolo, la Sabina subisce l’invasione dei Saraceni di cui si libera nel 914 con la Battaglia di Monteleone.

Subito dopo la nebbia che avvolge Bocchignano si dirada: nel 939 la matrona Teodoranda, figlia di Graziano, console romano, e vedova di Ingebaldo, franco, dona all’Abbazia di Farfa la sua parte del castello e le relative pertinenze. All’epoca non esisteva nessuno dei castelli e dei borghi che oggi popolano questa parte di Sabina (quali Montopoli e Poggio Mirteto) e pertanto il dominio di Bocchignano era assoluto.  A cavallo dell’anno Mille il controllo del castello viene conteso all’Abbazia dai Crescenzi (che nel frattempo avevano costruito il Castello di Tribuco a Ponte Sfondato sul Farfa) che lo occuparono e solo l’intervento diretto di Papa Benedetto VIII potè restituirlo a Farfa.

Infatti, nel 1014, il Pontefice comandò personalmente le truppe che assediarono Bocchignano e lo tolsero ai Crescenzi. Per circa centocinquant’anni Bocchignano rimane sottomesso a Farfa fin quando – approfittando di un momento di profonda crisi dell’Abbazia – tenta di costituirsi in libero comune. Ma l’operazione non riesce: nel 1153 l’esercito del popolo romano conquista Bocchignano e gli impone pesanti tributi. Nel 1157, però, Papa Adriano IV concede a Bocchignano l’uso dei terreni del Castello di Tribuco, ormai distrutto, anche perché possa pagare i tributi dovuti a Roma.

Nel 1235, Bocchignano si trova ancora una volta assediato: Papa Gregorio IX teme che le comunità sabine possano appoggiare l’Imperatore Federico II e, nel caso specifico, invia all’assedio il Cardinale Capocci. Il castello, vinto, è costretto all’abbattimento del ponte levatoio e di parte delle mura. Nel 1243, approfittando del protrarsi del conclave e del relativo vuoto di potere, è probabile che sia Bocchignano che la vicina Montopoli siano entrate nell’orbita dei Colonna e vi siano rimaste per mezzo secolo quando la persecuzione di Bonifacio VIII ai danni di casa Colonna costrinse questi ultimi ad abbandonare i loro possedimenti più periferici.

Dal Medioevo al Rinascimento

Nei primi anni del XIV secolo, Bocchignano entra in possesso del nobile Processo Rossi al quale nel 1334 succede il figlio Matteuccio che, nel 1345, riesce a farsi riconoscere dall’Abbate Arnaldo la validità della bolla papale del 1157 che assegnava a Bocchignano l’utilizzo dei terreni un tempo del diruto Castello di Tribuco. Ma la vicenda non sarà foriera di vantaggi: morto Matteuccio, si apre una contesa per quelle terre – che avevano il nome di Coltimoni – con il Castello di Fara Sabina. Bocchignano, per pagare i debiti contratti per la guerra con Fara – dovette “vendersi” ad un nuovo padrone, Giovanni da Fogliano, a cui successero prima, nel 1424, Giovanni di Sant’Eustachio (famiglia romana già feudataria di Catino e Poggio Catino) e, successivamente, Meliaduce Cicala, patrizio genovese e tesoriere del fisco apostolico sotto Sisto IV il quale, nel 1479, aveva anche acquistato dalla Comunità di Rieti Catino e Poggio Catino.  Dal 1482 al 1589 Bocchignano passò stabilmente nelle mani degli Orsini che ormai avevano consolidato ampi domini in Sabina.

arco delle guardie bocchignano sabina rieti lazio italiaLa fortuna gira a favore di Bocchignano quando, nel 1602, il Cardinale Alessandro Farnese, per contenere l’espansione degli Orsini in Sabina, vi invia un “capitano” della nobile famiglia fiorentina dei Guadagni. Il quale costruisce il suo palazzo in Via dell’Archivio. Nel 1730 sale al Soglio Pontificio Papa Clemente XII, nato Lorenzo Corsini (Firenze 1652 – Roma 1740),  e zio di GianAntonio Guadagni (Firenze 1674 – Roma 1759), carmelitano scalzo, che nel 1731 Clemente XII eleva alla porpora e, nel 1733, nomina Cardinale Vicario di Roma. GianAntonio aveva mantenuto rapporti stretti con i parenti di Bocchignano, tant’è che decide egli stesso di costruirvi una sua residenza ristrutturando il Castello delle Tre Torrette (oggi Palazzo Bondioli). La presenza dei Guadagni portò a Bocchignano anche San Leonardo da Porto Maurizio il quale fu ospite nel 1741 del Capitano Saverio Guadagni compiendo due miracoli: la guarigione di un giovinetto storpio ed il miracolo dei fiori e della frutta “contro stagione”.

Dalla seconda metà del ‘700, però, Bocchignano attraversa una nuova fase di crisi economica culminata nella difficoltà a far fronte al pagamento di quei tributi divenuti più pressanti dopo l’Unità d’Italia e l’esigenza di rispettare i debiti conseguenti alle Guerre d’Indipendenza. Così, nel 1880, con un decreto a firma di De Pretis, Bocchignano perse il suo status di comune per divenire frazione di Montopoli.

Visitare Bocchignano

La visita a Bocchignano non può che iniziare attraversando l’unica porta di accesso al borgo anticamente difesa da un ponte levatoio. Sull’architrave, ove è visibile l’anno di costruzione MDC, è anchebocchignano riportata una scritta che Don Carmelo Cristiano interpreta, nel suo libro “I Territori di Montopoli di Sabina e Bocchignano” come segue: “Lo hanno eretto con denaro pubblico ma anche col proprio i priori Fabio Muzio dottore nell’uno e nell’altro diritto e Giovan Battista Tranquilli nell’Anno del Signore 1600”. Sulla piazza si affaccia la chiesa parrocchiale di San Giovanni risalente al 1400 e sempre nella piazza potete cercare i tre giochi del filetto incisi nella pietra (nelle sedute in pietra presso il campanile, il palazzo del comune e sotto l’arco delle guardie).

Sul lato sinistro della chiesa inizia Via dell’Archivio dove si trova Palazzo Guadagni. Lo stemma sul portone è costituito dalla sigla di Gesù (IHS), da tre elmi piumati e dalla scritta (traduzione sempre di Don Carmelo Cristiano): “Sub umbra D (omin) e Guadagni IVD” ovvero “O Signore, Guadagni dottore nell’uno e nell’altro diritto, si mette sotto la tua protezione”. Procedendo lungo la facciata del palazzo, potrete notare la scritta 1602 ed un fregio costituito da un ramo d’ulivo. Seguendo Via dell’Archivio si raggiunge l’omonima piazza, utilizzata sia per la lettura delle sentenze che per le esecuzioni.

Per la Via Diritta a Piazza d’Armi

Tornando indietro, di fronte al portone di Palazzo Guadagni, inizia la Via Diritta, la quale attraversa tutto il borgo fino in Piazza d’Armi e fiancheggia (sulla destra) la più antica cinta muraria del castrum. Percorsi qualche decina di metri, sulla destra, incrocerete Via degli Archi. Al n. 4, Palazzo Amadei: sul portale si legge SM – VID, cioè: Scipius Mideus ustriusque iuris doctor, ovvero: “Scipione Amadei dottore in diritto civile ed ecclesiastico”. Negli architravi del corridoio di accesso si legge “Scipio Mideus DVI”, sulla porta del suo studio; “Pax Vobis” sulla porta attraverso la quale si accede ai piani superiori; infine, nell’ultimo architravi a destra, “AD1600”, ovvero l’anno di costruzione del palazzo. La traversa successiva è Via del Forno Comunale: al n. 6 trovate la fortificazione eretta dai Crescenzi e costituente il centro della fortificazione romana. Continuando per la Via Diritta, al n. 45 si trova Palazzo Bondioli, la cui ristrutturazione settecentesca è dovuta al Cardinale Guadagni che rimodellò il Castello delle Tre Torrette eretto nel 1154 da Roma per controllare Bocchignano e di cui è ancora intuibile la posizione originaria del ponte levatoio.

bocchignano sabina rietiSuperato Palazzo Bondioli entrate in Piazza d’Arme, il punto più alto del borgo dove, al n. 11, si trova la rocca edificata da Matteuccio Rossi. La piazza termine nel Belvedere che consente di controllare il lato del castrum su cui si trovavano le Cellugne (l’attuale Via delle Cellugne) ove erano custoditi sia gli animali che le riserve alimentari ed il grano.

Da Piazza d’Armi si accede a Piazza della Pollarola, dove spicca Palazzo Tranquilli: la scritta sul portone legge “Giovan Battista Tranquilli dottore in diritto civile ed ecclesiastico”. Sempre in Piazza Pollarola, al n. 6, sull’architrave, la data 1507 e le lettere “W IS XS”, ovvero, nella traduzione di Don Cristiano, “Viva Gesù Cristo”. Al di sotto della Pollarola, si trova Piazza Piazzetta, caratterizzata da un palazzetto con un bell’arco. Da lì, scendendo, si accede a Vie delle Cellugne ed ancora più in basso è possibile accedere alla “passeggiata” che consente di percorrere il perimetro più basso di Bocchignano da cui diviene evidente sia la sua posizione sopraelevata grazie al “panettone” di arenaria su cui è costruita, sia le antiche cinte murarie del castrum.

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.