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Bosa e L’ Incontro dei Vivi e dei Morti

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July 2, 2014

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Bosa e L’ Incontro dei Vivi e dei Morti

bosa castello malaspinaNostra Signora de los Regno Altos, detta Sant’Andrea nel Medioevo, è la chiesa castrense del Castello Malaspina di Bosa. Costruita proprio dai Malaspina, la realizzazione degli affreschi che la adornano fu poi merito degli Arborea.

Dell’articolato ciclo di affreschi, parte dei quali è ancora in sito, c’è n’è però uno particolare perché unico nel suo genere in Sardegna. E’ L’ Incontro dei Vivi e dei Morti. Fu commissionato da Giovanni d’Arborea, fratello del Giudice Mariano, e signore di Bosa fino al 1349.

Bosa: Nostra Signora de los Regno Altos

Tre vivi, nello specifico tre giovani nobili di ritorno dalla caccia con il falco, guardano tre morti – anche loro un tempo di rango nobiliare, come si evince dalle corone – in diverso stato di decomposizione. Nell’affresco di Bosa, è San Macario a mostrare ai tre giovani i cadaveri e lo “spettacolo” è reso più macabro dalla presenza di un piccolo animale che si sta cibando del cadavere di mezzo.

Nella storia che l’affresco rappresenta, i morti dicono ai vivi “eravamo quali voi siete, sarete quali noi siamo”. Debbo arguire,incontro dei vivi e dei morti bosa ma confesso di andare a senso, che questa sia probabilmente la frase riportata nella “stele” posta tra i tre giovani aristocratici e San Macario.

L’affresco de L’Incontro dei Vivi e dei Morti di Nostra Signora de los Regno Altos a Bosa, sebbene un unicum per la Sardegna, non lo è affatto per l’Italia ma si inserisce in un ben preciso gruppo di affreschi realizzati tra la fine del XIII secolo fino al XVI in diversi luoghi.

Incontro dei vivi e dei morti: il ciclo

A Bosa siamo nella prima metà del XIV secolo, dunque in un momento abbastanza iniziale nella diffusione di questo “ciclo”. Infatti, per quanto riguarda la nascita del tema de L’Incontro dei Vivi e dei Morti in Europa, si è soliti individuarlo in un poemetto di Baudoin de Condé (1275 circa), menestrello alla Corte di Margherita di Fiandra. In Italia esiste una prima rappresentazione coeva, quella del duomo di Atri (1260-70). Da allora, ha scritto Cralo Fornari: “l’idea di raffigurare dei corpi in stato di putrefazione è stata colta da quel tipo di religione austera tipica del Medio Evo, riferibile all’ascetismo cristiano che disprezza la vita dimostrandosi ostile alla bellezza e alla felicità”.

Non mi dilungo oltre nel ragionamento filosofico – teologico intorno al significato che L’Incontro dei Vivi e dei Morti vuol rappresentare ne nel discutere le presunte origini medio orientali del tema. Se volete saperne di più, infatti, vi basterà un clic qui di seguito per leggere l’articolo sulla Chiesa di San Paolo a Poggio Mirteto la quale custodisce un affresco sul medesimo tema anche se con modalità di rappresentazione diverse.

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.