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Botero Via Crucis al Palazzo delle Esposizioni

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February 10, 2016

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Botero Via Crucis al Palazzo delle Esposizioni

Botero Via Crucis. La Passione di Cristo porta a Roma, a Palazzo delle Esposizioni, un ciclo del tutto particolare per Fernando Botero che si misura con il dramma assoluto e con un’iconografia che ha attraversato l’arte occidentale a partire dal Medioevo. E il maestro colombiano di ciò non è certo ignaro essendo fin dagli anni ’50 entrato in contatto diretto con l’arte europea, spagnola ed italiana in particolare, a partire da Giotto, Paolo Uccello (un esponente, per certo, di quella pittura che Botero definisce “volumetrica” e che, certamente, rappresenta la sua personalissima cifra), Mantegna, Rubens, Velasquez  e vivendo ormai dal 1983 per lunghi periodo a Pietrasanta.

A ciò dobbiamo aggiungere la profonda religiosità della sua terra natale che ne influenza l’arte e che certamente ha caratterizzato il vissuto di Botero dalla sua prima infanzia. Non a caso, infatti, il tema religioso non è affatto estraneo all’arte di Botero, basti pensare alle sue Madonne o alle Crocefissioni. Temi forse meno noti rispetto ad altre espressioni dell’artista ma che sono componente del suo dipingere fin dalle origini.

Botero Via Crucis: mostra itinerante

Il Palazzo delle Esposizioni, con la mostra Botero Via Crucis, ospiterà nel complesso 63 opere realizzate negli anni 2010 e 2011 che comprendono 27 oli e 36 fernando botero via crucisdisegni. L’intero ciclo – donato da Fernando Botero al Museo di Antioquia nella sua città natale di Medellin – è oggi divenuto una “mostra itinerante” che giunge a Roma dopo New York, Panama, Lisbona e, nel 2015, Palermo.

Lo storico dell’arte Conrado Uribe, nel catalogo della mostra di Palermo, ha messo in luce come “per la prima volta, nelle opere dell’artista fa incursione il dramma”. Va però anche detto come, però, sebbene certamente non nelle dimensioni di un intero ciclo, questo sia vero anche per le sue Crocefissioni dove, al posto dei soldati romani, troviamo l’attualizzazione del momento attraverso l’irrompere in scena di aguzzini in divise moderne. Di certo, poi, la serie di dipinti dedicati ad Abu Ghraib (2005) concentrata sugli orrori della tortura, guarda alla sofferenza umana da un’angolatura non dissimile.

Visitando la mostra, vale certamente la pena d tenere a mente quanto detto dallo stesso Fernando Botero, commentando la “tappa” di Palermo in un’intervista per la Gazzetta del Mezzogiorno di Vincenzo Bonaventura.

Alla domanda: “su che cosa le piacerebbe che i visitatori delle sue mostre si soffermassero ?”, il maestro ha risposto:

Comincerei dall’estetica. Nel caso della Via Crucis, vorrei che la gente si soffermasse sulla nuova rappresentazione di una verità storica, cioè quello che vorrebbe essere un respiro diverso, qualcosa che si vede per la prima volta. Nell’arte, anche nei secoli antichi, spesso si è aggiunto qualcosa di contemporaneo ad un soggetto che ha una diversa collocazione storica. Ho provato a prendermi qualche licenza poetica sorprendente, come i blue jeans o le divise militari o i grattacieli. Spero che i visitatori trovino una nuova bellezza e una nuova freschezza”.

Botero Via Crucis. La Passione di Cristo

13 Gennaio – 1 Maggio 2016
Palazzo delle Esposizioni Roma

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.