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Il Castello di Cretone

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April 11, 2013

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Il Castello di Cretone

Cretone, oggi frazione di Palombara Sabina, sorge al margine sinistro del fondovalle del Tevere; è centro esclusivamente agricolo, piccolo ma abbastanza carico di notizie storiche, legate alle due potenti famiglie dei Crescenzi e dei Savelli. Ancora non è stato reperito un documento che ci dia la data di nascita dì questo castello: è presumibile tuttavia che sia coevo di quello di Palombara, costruito per difesa a valle del più importante possedimento in Sabina della potente famiglia Crescenzi-Ottaviano.

I primi documenti di Cretone

Verso la metà del XIII secolo a Deodato da Cretone “i fratelli Federico, Ottaviano, Rinaldo e Pietro, figli di Rinaldo di Palombara, anche a nome di Egidio e Bertoldo, altri loro fratelli assenti, vendono il Castelluccio posto nel distretto dicastello di cretone visita storia sabina rieti Palombara, ossia Casale detto di Poggio di Fiora con palazzo, giardino, vigna et altre tenute e terreni nel territorio di Palombara”. Gli stessi, nel 1276, vendono a Deodato da Cretone alcuni terreni di Castiglione. Nel 1278 un istromento rogato in Rocca Savella dal notaro Bernardo Bardonier di Carcascona dice che Pandolfo, fratello, e Giovanni, nipote, vendevano al loro comune fratello e zio Giacomo Savelli, cardinale diacono di S. Maria in Cosmedin, il castello di Palombara e il castello di Monte Verde, il quale ultimo, fra gli altri, confinava con i castelli del signor Diodato di Cretone.

Il 27 gennaio 1387 il castrum Cretonis è indicato fra i fondi confinanti con Grypte Marotie nel pegno dato da Nicolò Colonna a Nicolò Conti, a garanzia della dote di Jacoba Conti, sua moglie. Dal testamento di Paolo Savelli – capostipite della linea di Rignano e valoroso capitano, alla cui morte (1405) la Serenissima volle innalzargli un monumento con epitaffio nella chiesa dei Frari – Cretone risulta fra i castelli a lui soggetti. Con testamento in data 11 ottobre 1445 Battista Savelli lascia al minore Giacomo il castello di Cretone, oltre a quelli di Palombara Sabina, di Deodato (Castel Chiodato), di Poggio Montavano e di Castiglione (diruto).

La distruzione del castello di Cretone

Nel 1460 la ribellione al papa Pio II dell’altero barone Iacopo Savelli aveva trasformato la rocca di Palombara in un sicuro rifugio per quanti recavano turbamento alla città di Roma. Il pontefice quindi prese la decisione di mettere ordine, prima di intraprendere altre campagne in zone più lontane; “non si deve affrontare una guerra lontana se non c’è la pace in patria, né di tollerare che i sudditi dettino legge ai loro superiori”. Erano a disposizione del Piccolomini Alessandro Sforza e Federico di Urbino che marciarono sulla Sabina. Federico occupò Cantalupo e Forano; Alessandro conquistò Cretone, “che fu espugnata dopo molte difficoltà; infatti le mura avevano uno spessore di sedici piedi, eppure, benché i cittadini vi riponessero una grande fiducia, furono buttate giù e smantellate. Tutta la città fu distrutta e data alle fiamme. Alessandro prese anche Castell’Arcione”. La prima distruzione di Cretone è del 1461. Dopo la resa, Pio II perdonò a Iacopo Savelli e lo lasciò anche padrone della rocca di Palombara; dal testamento del 27 luglio 1463 si sa che la mola di Cretone è lasciata alle tre figlie Bartolomea, Battistina e Leonarda.

Dopo la sconfitta del 1461 la celebre casa dei Savelli cadde sempre più in rovina e di tutti i suoi beni nella Sabina, conservò solo le erte rocche di Aspra (oggi Casperia) e Palombara. Nelle lotte dell’ultimo decennio del XV secolo fra Colonna e Orsini si inserì Troiano Savelli di Ariccia, alleato di questi ultimi, ai danni dei Savelli di Palombara. In aiuto di questi accorse da Napoli Muzio Colonna. Insieme invasero le terre dei conti di Ariccia. In Sabi­na occuparono e saccheggiarono Cretone e appiccarono il fuoco a Stazzano (Vecchia).

Nel 1599 appartenevano a Marino Savelli, vescovo di Gubbio, la metà della mola a grano sotto Cretone, la tenuta di S. Basilio nel territorio di Palombara ei castelli di Cretone, Castel Chiodato e Grotte Marozza. Cinquanta anni prima, il 29 gennaio 1549, il card. Bernardo Salviati, gran priore di S. Basilio, concedeva a Federico e Bernardino Savelli, a terza generazione, un appezzamento del tenimento di Cretone.

Il castello di Cretone ai Borghese

cretone storia visita castello rieti sabinaNel 1637, l’istromento di vendita di Palombara a don Marc’Antonio Borghese stabiliva che i Savelli non potevano più esser molestati dai creditori sopra i beni di Cretone e di Castel Chiodato. Però l’astro dei Savelli era ormai in declino inarrestabile: nel 1656 Bernardino Savelli vendeva, sempre a don Marcantonio Borghese, le rocche di Cretone e Castel Chiodato. Ancora alla fine del XIX secolo il castello di Cretone era indipendente da Palombara.

Dall’Archivio Vaticano si apprende che la Sabina, nelle suddivisioni foranee, era frazionata in dieci arcipreture [L’Istruzione da osservarsi nelle Congregazioni dei Casi di Coscienza, fatta e pubblicata dal card. Paleotti, 1549); da quella di Monterotondo dipendevano le parrocchie di Lamentana (oggi Mentana), Cretone e Castel Chiodato; da quella di Palombara, Stazzano, Moricone e Monteflavio.

Riguardo la popolazione del castrum, sino alla metà del XIV secolo, si ha un complesso abitativo “cinto dalle sue mura castellane, capace per cento fuochi almeno” (J. COSTE Documenti su Cretone in Sabina in “Lunario Romano 1981, p. 363). “D’altra parte — continua Coste — la Visita della diocesi di Sabina del 1343 rivela che erano allora officiate contemporaneamente la chiesa principale di S. Vito, servita da un arciprete e da un chierico e la chiesa castrale di S. Maria”.

Intorno alla metà del XIV secolo, senza apparente motivo, Cretone conosce un notevole calo demografico: non risultano particolari avvenimenti bellici a giustificazione del fatto, che è quindi forse da mettere in relazione con la gravissima epidemia di peste nera del periodo 1336-50 che colpì tutto il mondo antico facendo oltre 25 milioni di vittime nella sola Europa. Sta di fatto che nella “lista di sale e focatico” del 1416 il villaggio è tassato solo per 24 fuochi e riceve cinque rubbia di sale, nel 1420 e nel 1422 riceve tre rubbia di sale per 15 fuochi. Lo spopolamento continua inarrestabile, e nel 1549 e nel 1615, al momento delle Visite Paleotti e Giustiniani, “si contano soltanto 10 famiglie e da25 a30 anime, cifre questa volta non più fiscali ma reali”.

Nei decenni seguenti tuttavia si ha una lieve ripresa e quando nel 1656 (25 settembre) Cretone passa sotto il dominio dei Borghese, conta 60 anime, non è però “Communità”, né vi si esercita “macello, né pizzicarla, né osteria”. Si deve arrivare al 1801 per ritrovare un documento del proUditore di Palombara che parla, a proposito di Cretone, di “priori” e di “castello”.

Cretone “moderna”

“Nel 1807 viene per la prima volta inciso un sigillo di Cretone nel quale, attorno al protettore di sempre, S. Vito, corre una dicitura: “Communitas Cretonis”.

Dalla visita ad limina del 1632 si ha che Cretone aveva come parrocchia la chiesa di S. Maria, 12 famiglie e 45 anime; nello stesso anno, Monterotondo ne aveva rispettivamente, nelle sue tre parrocchie: S. Maria, 130 famiglie e 570 anime; S. Ilario, 200 e 435; S. Stefano, 120 e 510. Mentana, con una sola parrocchia intitolata a S. Nicola, 100 e 475. Castel Chiodato, con una sola parrocchia dedicata a S. Margherita, 24 famiglie e 95 anime.

Il castello medievale, giunto sino ai nostri giorni, pur se in pessimo stato di conservazione e di proprietà di singoli cittadini, mostra ancora i segni del passato splendore: un bel portale cinquecentesco, scritte sugli architravi di alcune finestre prospicienti l’abitato di Palombara, strutture murarie quattro-cinquecentesche, evidente rifacimento, conseguente alle distruzioni del XV secolo nelle furenti lotte fra Orsini e Colonna.

La chiesa parrocchiale, oggi intitolata alla Immacolata Concezione, ingloba strutture murarie del XIII secolo; si possono ancora vedere tre affreschi, in unico riquadro (mt. 1,42 x 3,90), del XIV secolo, raffiguranti l’andata al Calvario, lacastello cretone palombara sabina visita storia deposizione e la resurrezione; sembrano opere di scuola umbra. Le opere sono scarsamente leggibili poiché non protette dopo il restauro. Gli affreschi sono posti sulla parete sinistra della chiesa, trecentesca, ma orientata con un’angolazione leggermente diversa dall’attuale: il muro è stato scoperto nei lavori di restauro post-bellici.

“L’affresco presenta delle diversità qualitative a livello stilistico, per quanto è possibile valutarle. Il Cristo risorto è disegnato con una certa angolosità, mentre assai più dolce è la conformazione delle Marie nella scena della Deposizione. Di anonimo attivo alla metà del ’300 o poco dopo, l’affresco è forse opera di un maestro frescante di cultura orvietana”. È da dire ancora che dal sopralluogo del 1928 risultavano presenti:

- un frammento marmoreo raffigurante un leoncino, parte inferiore di un elemento decorativo composto di una testa leonina posta sopra una gamba e un piede unghiato; si trovava a sinistra della porta d’accesso della chiesa dell’Immacolata Concezione. Al sopralluogo del marzo del1968 l’oggetto era mancante;

quattro lanternoni processionali di legno dorato: anch’essi mancanti;

Assunzione della Vergine: olio su tela, mt. 2,80×2; “la Vergine, che indossa sopra una tunica rossa un manto azzurro, è seduta sopra una nuvola portata da angeli; per il cielo volano cherubini. È opera di scuola romana della prima metà del secolo XVIII”. Anche questa tela non si trova più in chiesa.

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Due parole sull'autore

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Salvatore Vicario

Salvatore G. Vicario, medico e scrittore, è specialista in Ostetricia e Ginecologia, giornalista pubblicista, saggista. E’ stato professore di Psicoprofilassi Ostetrico-Ginecologica presso l'Istituto Superiore di Educazione Fisica di Roma; collaboratore dell'Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani per il "Dizionario Biografico degli Italiani" e del Centro Studi Filologici e Linguistici Siciliani, Opera del Vocabolario Siciliano; i suoi saggi più significativi sono raccolti in Fascina (Roma 1991). Siciliano, ha lasciato la sua Terra Natale al compimento del ciclo universitario, portandone sempre dentro la nostalgia: ha suggerito l’inserimento del paese nativo, Galati Mamertino, a Virginio Sabel nel programma televisivo Questa nostra Italia, Sicilia e, nel volume della Storia dell’arte italiana (vol. 8, 1981), a Federico Zeri, suo amico per trentasei intensi anni.