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Castello Savelli Palombara Sabina: storia e visita

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November 19, 2012

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Castello Savelli Palombara Sabina: storia e visita

Il Castello di Palombara racconta una storia antica tanto che per narrarla compiutamente sarebbe necessario un libro e non un articolo. Noi su quella storia vogliamo solo aprire uno stretto spiraglio, come quando la luce del sole si insinua tra le imposte socchiuse illuminando uno spicchio di stanza.

E’ la storia di due fratelli nelle cui vene scorre un sangue tra i più antichi dell’aristocrazia romana e che sono testimoni e attori del momento più intenso del Rinascimento italiano. In quegli anni, infatti, alla corte pontificia artisti sommi realizzano opere che diverranno la massima testimonianza di un tempo irripetibile: tra il tra il 1475 e il 1481, papa Sisto IV della Rovere, avvia la realizzazione della Cappella Sistina. Nel 1503 ascende al Soglio Pontificio suo nipote, Giulio II. Immediatamente convoca il Bramante e dà il via alla costruzione della Basilica di San Pietro nelle forme in cui la conosciamo oggi. Dal 1508 Michelangelo affresca per lui la volta della Cappella Sistina, mentre negli stessi anni, a pochi passi da lì, il gotha delle arti figurative è intento alla realizzare le Stanze Vaticane: Perugino, Baldassarre Peruzzi, Lorenzo Lotto, e, soprattutto, Raffaello. Insomma, chi in Italia sa tenere il pennello in mano, in quegli anni è a Roma. Sono però anche anni di vicende cruente, alle volte torbide: tra i pontificati dei due Della Rovere, vi è quello di Alessandro VI, Rodrigo Borgia, e, oserei dire, dei suoi figli Cesare e Lucrezia, durato dal 1493 al 1503.

In questo mondo in fermento vivono, combattono e rappresentano al mondo il loro ruolo due fratelli: Troilo (*1465 +1517) e Giacomo (+1541) Savelli.

Castello Savelli Palombara Sabina. la storia

La fine del ‘400 è un momento difficile per il loro castello, situato in un’area critica per gli equilibri tra le famiglie romane. Troilo difende la rocca di Palombara nel 1482 contro gli Aragonesi, nel 1486 contro gli Orsini, nel 1498 insieme con ilcastello savelli palombara sabina fratello Giacomo, ancora contro gli Orsini. Resistono valorosamente fino a prendere la drammatica decisione di bruciare il castello per non farlo cadere in mano nemica. Per dieci anni rimarrà così, in attesa di momenti migliori. I guai non finiscono qui: Alessandro VI Borgia, poiché Troilo gli è apertamente ostile, nel 1501 gliene toglie la proprietà affidandolo a Giulio Orsini. Ma nel 1503 Papa Borgia muore, probabilmente bevendo un vino avvelenato destinato ad un altro commensale. Giulio II che gli succede rappacifica la nobiltà romana e, soprattutto, i due grandi avversari di sempre, gli Orsini e i Colonna, e restituisce il Castello di Palombara ai Savelli.

Nel gennaio del 1509 Troilo e Giacomo si dividono il patrimonio familiare, ma non Palombara. Entrambe la scelgono come propria dimora e si stabiliscono nei due palazzi costituenti altrettante “ali” del castello che ancora oggi portano i loro rispettivi nomi.

Da Roma a Palombara la strada non è molta, soprattutto se a percorrerla sono Troilo e Giacomo: certamente coltivano amicizie importanti in tutti i campi, dal potere all’arte. E non si può essere da meno dei propri pari, non se nel proprio sangue si ha quello di tre Papi: il castello inizia così a trasformarsi, ad essere non più solo rocca ma palazzo rinascimentale. Iniziano così i lavori di ripristino del maniero che era rimasto com’era dopo l’incendio del 1498.

Troilo si occupa di risistemare il Muro del Soccorso, un’opera militare suggestiva, costituita da un lungo muraglione che si diparte ad angolo retto dal castello e contiene all’interno un corridoio sopraelevato a due livelli: quello inferiore, completamente al coperto mentre quello superiore, a cielo aperto, provvisto di merlature. La sua funzione era di consentire la difesa addirittura al di fuori dell’abitato e, comunque, ben prima che i nemici potessero arrivare alle mura del Castello.

castello savelli palombara sabinaRinforzate le difese, il momento è giunto per rappresentare al mondo non solo il loro valore di soldati ma anche la loro cultura di umanisti. Nascono cosi gli affreschi dei Palazzi di Troilo e di Giacomo che – fortunosamente – sono arrivati fino a noi. Infatti, i Savelli, ormai perdute le loro sostanze, cedettero nel 1637 il castello ai Borghese, ai quali nel 1893 successero i Torlonia e poi nel 1949 i Cesarini Sforza.  A partire dal XVII secolo, le sale del Castello vennero così destinate ad una varietà di impieghi con modifiche ad hoc (quale la riduzione delle finestre nel Salone degli Uomini Romani e nello Studiolo in quanto carcere dal 1822 al 1960). Il Palazzo di Giacomo resta così a lungo in uno stato di abbandono che determina sia il danneggiamento delle opere che ancora oggi vediamo sia la distruzione di chissà quali altre che non sono mai giunte a noi. Quando, nel 1971, il Comune acquista il castello, il Palazzo di Troilo era ancora invece ancora sede della pretura, sorte che gli aveva garantito una sopravvivenza migliore.

Solo lunghissimi e meritevoli restauri hanno consentito al castello di tornare, per quanto possibile, ai suoi antichi fasti recuperando i danni gravissimi infertigli dagli elementi naturali e dall’incuria degli uomini.

Il Palazzo di Troilo

Ma torniamo a quei primi anni del ‘500. Troilo fa ornare alcune delle sue stanze:

  • il Salone, dove gli affreschi emulano un loggiato sormontato dallo stemma dei Savelli e degli Orsini per celebrare il matrimonio pacificatore tra Troilo e Paola Orsini;
  • nella sala più piccola, accanto, un affresco ormai troppo rovinato per rendere riconoscibili le figure, rappresenta due sposi, che potrebbero essere proprio Troilo e Paola;
  • poi la sala della voliera con gli uccelli esotici: nel 1492 Cristoforo Colombo aveva scoperto le Americhe e nuove specie vegetali ed animali comparivano agli occhi degli europei (notate le foglie proprio di “vite americana”).

Alcuni ambienti sono poi adornati da una decorazione a fascia all’altezza del soffitto: rappresenta figure femminili con un ornamento a girali ed elementi “vegetali”.

La Cappella del Castello di Palombara

Il Palazzo di Troilo possiede anche una cappella le cui pitture sono molto danneggiate ed inoltre debbono anche essere state in parte rimosse perché anticamente vi si accedeva dalla parete dove oggi è posto l’altare e viceversa.castello palombara sabina

Si riconoscono sulla parete destra le due figure – ampiamente rimaneggiate – di un Santo Vescovo e di un Eremita mentre a sinistra dell’entrata è rappresentato, probabilmente, San Leonardo di Noblac, abate ed eremita, protettore dei carcerati e degli imprigionati ingiustamente. E’ spesso rappresentato con in mano delle catene o dei ceppi (come nel nostro caso)

Il Palazzo di Giacomo

Giacomo prende invece alloggio nei quartieri che erano già stati di suo zio, il Cardinale Giovan Battista. Le opere che vi fa dipingere sono le più preziose del castello ed anche quelle culturalmente più affini al Rinascimento imperante. Esse adornano due ambienti: lo Studiolo ed il Salone degli Uomini Romani.

Lo Studiolo

Il tema evidentemente connesso a quanto Giulio II andava realizzando nelle Stanze Vaticane, ed in particolare nella Stanza della Segnatura ornata con opere riferite ai vari aspetti del “sapere”. Giacomo, fa rappresentare a sua volta le arti liberali: astronomia, musica, retorica, aritmetica, geometria e dialettica. Abbiamo una buona indicazione per la datazione: sul globo dell’astronomo è riportata una data 1514. Guardate anche le “grottesche”, un ulteriore indizio della “vicinanza culturale” tra gli artisti di Giulio II e l’autore di questi affreschi.

Il Salone degli Uomini Romani

E’ il gioiello del Castello Savelli. Nei riquadri della volta, i ritratti di grandi uomini romani, dalla Repubblica all’Impero: tra gli altri, Attilio Regolo, che la leggenda vuole ucciso dai cartaginesi facendolo rotolare in una botte irta di chiodi; palombara sabina castello savelli salone uomini romaniMarco Agrippa, generale di Ottaviano Augusto al quale l’imperatore doveva la vittoria nella battaglia navale di Azio, Marco Claudio Marcello, generale impegnato sia contro i Galli che nelle guerre puniche ed il cui valore gli meritò l’appellativo di “la spada di Roma. Ma di chi sono veramente quei volti ? Di quali tra i Savelli, forse, appartengono gli sguardi dei grandi generali romani ?

Notate anche le fantasiose grottesche che qui dividono e raccordano i ritratti, e per le quali vale la medesima osservazione di poco fa. Immaginate ora la sala completamente affrescata, con i colori vivi con cui fu dipinta dal’artista, a noi ignoto, che la realizzò. Secondo alcuni, poteva essere vicino a Raffaello. Certo non poteva ignorare quanto Giulio II andava facendo e negli occhi aveva le immagini ed i colori dei due sommi maestri del nostro Rinascimento: Michelangelo e Raffaello, appunto.

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.