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Castelnuovo di Porto e la Rocca Colonna

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June 2, 2013

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Castelnuovo di Porto e la Rocca Colonna

Castelnuovo di Porto, provenendo dalla valle del Tevere, si staglia arroccata su uno sperone che domina le tante valli e colline che corrono declinando verso la piana fluviale. Non a caso, in epoca medievale, quest’area era detta Ager Collinense e Castelnuovo ne era il centro maggiore. Racconta Gianbartolomeo Piazza nella sua “Della Gerachia Cardinalizia” (1703): “Il più civile e popolato Castello dell’Agro romano e della Diocesi Portuense egli è senza dubbio Castelnuovo … a cui da il vantaggio della prerogativa sopra tutti gli altri Villaggi, Terre, o Castelli, l’amenità del sito, in un colle assai eminente sul Territorio, che gli soggiace d’intorno; la fertilità del terreno di vino, grano, ed oglio; l’industria degli abitanti; la civiltà del Castello cinto di mura, e munito di Torri; il commodo della Via Flaminia …. il continuo passaggio de’ Viandanti, che vengono dalla Germania, Polonia, Francia, dal Settentrione, dalla Lombardia, e Toscana, a Roma; ….. luogo per le grosse, e numerose Osterie, che vi sono, di alloggio ….”. Dunque, la posizione strategica di Castelnuovo ne decretava la fortuna: con alle spalle la Flaminia, il castello presidiava anche la strada (via Campania Vetere) che, come oggi, metteva in comunicazione Flaminia e Tiberina ed il porto fluviale presso Ponte Storto. Il Tevere – navigabile fino al secolo scorso – rappresentava una via d’accesso privilegiata a Roma e Castelnuovo era ad una distanza da quest’ultima che la rendeva ideale per una sosta notturna prima di giungere alla Città Eterna. Castelnuovo non è, però, detto “di Porto” per motivi legati al Tevere ma perché appartenente alla Diocesi di Porto e Santa Rufina. Così, a partire dal XII sec., lo troveremo indicato come “Castrum Novum Portuensis”.

La Storia

Popolata dai capenati in epoca pre romana, poi annessa a Veio tra il VII ed il VI sec. a.C., l’area entrò nell’orbita di Roma a partire dal 395 a.C. e ne segui storia e sorti. Giungendo in epoca “moderna”, secondo il Piazza, nell’Alto Medioevo “senza veruna fortificazione, o sicurezza di Rocca, o Castello, fu posseduto da’ Monaci Cassinensi; poi dal Ven. Monastero delle R.R. Monache di Campo Marzo”. Sappiamo che le monache in questione – provenienti dall’impero Romano d’Oriente – giunsero a Roma nell’VIII secolo.

Si ipotizza che la prima struttura di difesa sia stata realizzata da Alberico di Roma (912 circa – 954), figlio di Marozia dei Conti di Tuscolo e del Duca di Spoleto Alberico. Castelnuovo ed il suo castrum subirono però sia il saccheggio degli Ungari (942) prima e l’attacco delle truppe di Enrico II poi (1013). Nel 1074 una bolla di Papa di Gregorio VII attesta sia la denominazione di Castrum Novum (la struttura difensiva doveva essere stata ricostruita rispetto a quella di Alberico) che i diritti del Monastero di San Paolo fuori le Mura su metà del feudo. L’altra metà – sebbene non vi siano prove documentali dirette – poteva già essere nelle mani dei Colonna. Il monastero, proprietario di buona parte della sponda destra del Tevere, detenne con poche eccezioni il controllo di Castelnuovo fino al XIII secolo: probabilmente furono i monaci a riedificare la rocca. Nel 1252 il castello risulta di proprietà dei Colonna i quali ne manterranno la proprietà fino al 1581 (non senza lotte ed alterne vicende) quando, per estinzione dei legittimi eredi, il feudo tornò nel possesso diretto del Papato.

Il Borgo e la Rocca Colonna

Per visitare il borgo medievale di Castelnuovo, partite dalla piazza della rocca e discendete per il declivio della collina verso la sua base: si tratta di un abitato suggestivo costruito interamente in tufo dove, data la pendenza elevata, gli edifici si stratificano su più piani. Quelli alti, fuori terra, utilizzati per abitazione, quelli bassi, in parte interrati, a cantina. I Colonna fortificarono il borgo (1400), cingendolo di mura protette da torri, e tali fortificazioni (poi divenute abitazioni) sono ancora individuabili nel tessuto del urbano.

Su tutto domina la Rocca Colonna, perfettamente recuperata e nuovamente visitabile. Delle sue origini abbiamo detto, ma è la sua trasformazione da opera militare a palazzo rinascimentale che rende la visita particolarmente interessante poiché consente di valutare l’evoluzione nelle sue varie fasi.

A metter mano all’originale nucleo costruito dai monaci di San Paolo f.l.m. fu, intorno al 1290, Giacomo Colonna detto “Sciarra” per il suo carattere notoriamente “vivace”. Dice il Piazza: “fortificata l’hebbe con tre Torri, ancora oggidì permanenti, con suoi baloardi, e fossa d’intorno”. Alla rocca, Giacomo aggiunse anche una torre di rivellino (cioè una fortificazione staccata rispetto al corpo principale) di cui si vedono i resti “decapitati” a sinistra dell’ingresso della piazza della rocca. Torre e rocca – attraverso un camminamento protetto  – erano collegate: ciò consentiva di attaccare da due lati gli assalitori ed affrontarli prima che si facessero sotto. Il camminamento non esiste più ma coloro che ne volessero vedere uno, suggestivo e perfetto, possono visitare nel Castello di Palombara il “Muro del Soccorso”. Giacomo si dedicò anche a creare ambienti di abitazione e ad impreziosire la Cappella di San Silvestro (interna alla rocca) già citata in una bolla di Giovanni XIX del 1026 “chiesa antichissima di san Silvestro in Colonna, ch’e’ nel cortile della rocca di Castelnovo” e fin da allora legata ai Colonna che potevano già essere i “condomini” dei monaci di San Paolo nel possesso del feudo.

La Sala Pinta

Passano due secoli e mezzo ed è nuovamente uno “Sciarra” a segnare l’evoluzione della rocca. Infatti, nel 1548 Alessandro Colonna concede il feudo al figlio Sciarra (che era Sciarra di nome e non di soprannome). Egli, seguendo probabilmente iniziative già intraprese dal padre, trasforma la rocca in palazzo rinascimentale con opere rilevanti, tra le quali la costruzione di un nuovo piano nobile. Certamente l’intervento più significativo è la Sala Pinta (un tempo una loggia con due arcate aperte; poi quella che guarda la piazza è stata chiusa), datata 1568 ed attribuita a Federico Zuccari. Gli affreschi, che la adornano sia sulle pareti che nella volta rappresentano le Virtù, le Stagioni e poi episodi salienti della storia di Roma: l’arrivo di Enea, le battaglie di Benevento e Zama, il porto di Ravenna e via via scene eroiche e momenti storici.

La Sala Pinta è un’opera di prim’ordine sia nelle aree della Flaminia e della Tiberina che in Sabina. Se si frequentano queste latitudini, la sua visita è obbligatoria !

Per visitare Rocca Colonna è possibile rivolgersi all’Associazione: Nel Paese di Clarice – 393 1817791 – nelpaesediclarice@gmail.com

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.