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Il centro storico di Monterotondo: un’evoluzione durata mille anni

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March 25, 2013

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Il centro storico di Monterotondo: un’evoluzione durata mille anni

Lo sviluppo urbanistico del centro storico di Monterotondo così come lo conosciamo oggi – ovvero fino agli ultimi interventi rilevanti dei primi anni del 1900 – è frutto di un lungo percorso durato nove secoli e che in questo articolo proveremo a ripercorrere nei suoi momenti essenziali.

Monterotondo: la storia

Sappiamo che la località Campus Rotundum o Mons Rotundum è “documentata” a partire dall’anno Mille: infatti nel 1012 appare in atti di donazione all’Abbazia di Farfa. Settanta anni dopo (1081), Papa Gregorio VII si preoccupa con una “bolla” di attestare la sua proprietà da parte del Monastero di San Paolo fuori le Mura: “…cum omnibus suis ecclesis atque pertinentiis ad Campum Rotundum cum ecclesia S. Reparata…“.

Dunque, il possesso del territorio dell’attuale Monterotondo aveva cambiato di mano passando da Farfa a San Paolo e sappiamo (cfr. l’articolo di Antonello Ferrero“Non gli Orsini ma i Capocci, i primi Signori di Monterotondo perpetuati nello stemma comunale”) come il Monastero di San Paolo l’avesse concesso poi in enfiteusi ai Capocci.

Ma come si presentava allora Mons Rotundum ? Nel 1130 l’antipapa Anacleto II attesta l’esistenza “ .. in Campo Rotondo villam unam”. Qui villam va inteso nel senso antico romano di “villa rustica”, cioè di insediamento finalizzato alla palazzo barberini monterotondo storiaproduzione agricola. Pertanto, all’inizio del XII secolo Monterotondo era ancora una proprietà agricola e non un castrum, cioè un “castello”, un centro fortificato. Con tutta probabilità, esistevano fortificazioni parziali, magari un primo mastio o torre ma difficilmente un sistema di fortificazioni complesso. Nessuno all’epoca avrebbe redatto un atto impiegando termini quali mons, campus o villa se fosse stato in presenza di un bene di ben altro valore quale un castrum.

Se vogliamo un’immagine di come presentasse allora il territorio, è particolarmente suggestiva la descrizione che ne fa – anche se parecchi secoli dopo nel 1626 –Giovan Battista Pazzaglia: “Si ha per varie relazioni di vecchi di questa terra, che fussero introno a questo monte una quantità di case e famiglie le quali vivevano in campagna aperta a guisa di villaggi et ogni famiglia aveva la sua chiesa …. et tutte queste chiese stavano poste in monticelli che una quasi vedeva l’altra, come hoggi giorno si vede, le genti che abitavano così disgiunte essendo giornalmente maltrattate da malandrini e cattive persone risolsero habitare insieme, et vennero in questo Monte un poco più eminente delli detti e cominciarono a fabricare, et fecero questo luogo chiamato Monterotondo“.

Per gli appassionati di storia, quello che il Pazzaglia ci descrive è il fenomeno dell’incastellamento. In questo sforzo, è molto probabile che una mano, ai bravi villici, dovettero offrirla i monaci di San Paolo e/o i Capocci, certamente preoccupati di difendere e controllare i loro possedimenti attraverso apposite opere militari. La posizione era infatti strategica posto com’era il “monte” tra la Salaria (il cui percorso attuale nel tratto eretino è probabilmente simile a quello antico) e la Nomentana.

Il Castrum di Monterotondo

Durante il XIII secolo Monterotondo passa di mano ed entra tra i domini di Casa Orsini. Ciò che tra il XII ed il XIII secolo è divenuto un centro abitato, nel testamento di Matteo Rosso Orsini del 1286 viene finalmente definito castrum, dunque un castello a protezione (o inglobante) anche le case degli abitanti.

Sappiamo che Monterotondo si estendeva sui due colli che ancora oggi caratterizzano il suo centro storico anche perché alla fine del ‘300 si estingue il castrum di Grotta Marozza ed i suoi abitanti si trasferiscono a Monterotondo ingrandendone l’abitato. Secondo le ricostruzioni prevalenti, il colle su cui sorge Palazzo Barberini era la sede della torre di difesa mentre un abitato civile si era andato costituendo sul colle più basso. Qui sembra si trovasse anche l’abitato più antico (X secolo) dove Antonello Ferrero (vedi articolo citato) ha individuato la presenza degli originali casalia dei Capocci.

monterotondo storiaTra il ‘300 ed il ‘400 viene costruita la parte tra i due colli e sappiamo che nel periodo di signoria di Orso Orsini (+ 1424) Monterotondo era circondata da una cinta muraria. Questa venne abbattuta  nel 1503 dai Borgia negli anni del papato di Alessandro VI Borgia (dal 1493 al 1503) e delle imprese militari di suo figlio Cesare finalizzate, tra l’altro, all’indebolimento delle grandi famiglie romane.

Tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, comunque, Monterotondo contava 870 abitanti (nel 1480) il che lo rendeva un centro particolarmente popoloso. Le lotte tra Colonna ed Orsini e le vicende storiche generali, tra cui il Sacco di Roma del 1521, impoverirono però Monterotondo che si trovò a perdere abitanti ed a fare i conti con la distruzione di parti dell’abitato.

Franciotto Orsini, signore di Monterotondo tra il 1526 ed il 1534, restaura le mura ed avvia la trasformazione della rocca in palazzo rispettando una percorso architettonico che è tipico di un Rinascimento ormai nel suo fulgore. Con Franciotto, (*1473, +1533), Signore di Monterotondo, San Polo, Stimigliano, Collevecchio e Fianello e marito di Violante Orsini, Signora di Monteleone, Ornaro, Monte San Giovanni, di metà di Torre Orsina, Foglia e Collebaste, il potere degli Orsini di Monterotondo segna, probabilmente, il suo apice e si avvia purtroppo verso una fase discendente.

1626: arrivano i Barberini

Nel 1604, infatti, alla morte di Enrico Orsini, la Camera Apostolica confisca la metà del feudo sostenendo l’incapacità ad ereditare del di lui figlio naturale Franciotto (*1564, +1617) e generando una complessa lite legale tra gli Orsini e la Camera. Franciotto vince però la causa e riottiene il feudo ma l’epilogo degli Orsini di Monterotondo è prossimo: nel 1626, infatti, i figli di Franciotto, Errico e Francesco, cedono la metà del feudo ancora nelle loro mani a Carlo Barberini il quale, nello stesso anno, acquista successivamente anche l’altra metà.

Come si presenta in quell’inizio di XVII secolo Monterotondo ? Scriveva nel 1616 Leonardo Ghisleri (“Del dominio della Casa di Monterotondo”): “ … Ha Monte Rotondo da 400 fuochi, o famiglie, con quattro parrocchie diviso in quattro strade principali, che dal palazzo o rocca per il longo dritto di levante o ponente discendono piacevolmente ad un altro colle molto minore del palazzo, ove è posta la chiesa di St. Hilario, dove quasi il Monte rotondo gli da nome, e figura, e in un mezzo cerchio finisce la terra …”

Il rilancio del centro storico

Per Monterotondo, l’arrivo dei Barberini è un passaggio fortunato: infatti, questi ultimi, banchieri senesi, vogliono mostrarsi all’altezza dei grandi casati romani ed avviano un’opera di rilancio urbanistico ed artistico. Subito vengono intrapresicentro storico monterotondo storia i lavori di abbellimento del Palazzo e nel 1629 Carlo Barberini finanzia la riedificazione della chiesa di Santa Maria Maddalena (l’attuale Duomo, costruita tra la metà del ‘300 ed il ‘400) per adeguarla alla accresciuta popolazione. Infatti, nel 1621 il consiglio comunale di Monterotondo aveva già stabilito la costruzione di una nuova chiesa ma solo il sostegno dei Barberini rese possibile l’opera. Vengono anche risistemate le mura: nel 1637 Urbano VIII autorizza Taddeo Barberini ad innalzarle “ad uso di fortezza”. Questa operazione, nel 1675, fa sorgere anche una nuova area all’interno del borgo intorno all’asse costituito dalla Via del Borgo (via Cavour).

Nel 1699 Monterotondo viene venduta dal Cardinale Francesco Barberini al marchese Francesco Del Grillo ma nel 1703 un terremoto causa a Monterotondo danni ingenti che costringono a lavori di ripristino. Nel 1751 viene completata la Porta Romana o di San Rocco. Nel 1814 Filippo Agabito del Grillo, Duca di Mondragone, cede Monterotondo a Luigi Boncompagni Ludovisi, duca di Sora, che ne fa la sua residenza di campagna.

Siamo ormai prossimi alla Monterotondo storica che conosciamo. Il XIX secolo segna infatti l’abbattimento della cinta muraria barberiniana: viene abbattuto il tratto di mura di fronte a Palazzo Barberini per creare il giardino ancora oggi in sito e, nel 1905, il tratto di mura e la Porta Canonica (o Umberto I) che cingevano il Duomo. Si salva solo Porta Romana.

Nel 1915 un nuovo evento sismico compromette l’antica Chiesa di S. Ilario generando il crollo del campanile. La chiesa rimarrà in sito, sconsacrata, sino alla metà degli anni ’40  per essere poi trasformata nell’attuale abitazione negli anni ‘50. Monterotondo aveva in realtà già perso, a metà ‘800, altre due sue chiese, a causa lavori di allargamento delle strade: Santo Stefano ed, in parte, San Nicola.

Non perdere: Monterotondo nelle foto d’epoca

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.