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Chambord: il sogno di un Re

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August 21, 2013

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Chambord: il sogno di un Re

Chambord fu il sogno di un re, Francesco I (1494-1547), e la massima espressione delle sue due grandi passioni – la caccia e l’architettura – nonché l’affermarsi di quella sua visione del mondo che lo fa considerare l’ultimo “re cavaliere” tra i re di Francia. Cresciuto con la passione per l’epica cavalleresca, alto 1.99 e similmente prestante, si distinse per il suo carattere e le sue doti di soldato. E’ stato scritto: “Chambord è assai più di un castello: rappresenta una visione del mondo, un atto di fede e di orgoglio artistico”.

Ma il più grande e famoso tra i Castelli della Loira ha anche altri aspetti affascinanti: non si sa chi fu a progettarlo, ma Leonardo da Vinci fu certamente coinvolto ed a lui si deve (probabilmente) lo scalone a spirale del mastio. Infatti, Leonardo visse in Francia gli ultimi tre anni della sua vita – dal 1516 al 1519 – chiamato proprio da Francesco I per ricostruire il castello di Romorantin ed i suoi ultimi disegni sembrano essere proprio ipotesi di architetture applicabili a Chambord.

Chambord visita e storia

Un’altra sfaccettatura di questo diamante è la durata della sua costruzione: iniziò nel 1519 ed alla morte del re fu continuata da suo figlio e successore, Enrico II, fino al 1555. Dunque circa 35 anni, ma nel secolo successivo, tra il 1641 ed il 1685, prima Gastone d’Orleans e poi il Re Sole posero mano alla costruzione di ulteriori aree dell’edificio per renderlo ciò che vediamo oggi. In tutto circa ottant’anni di lavori.

Poi c’è la foresta o, se volete, il “parco”. Quattromila ettari, recintati da un muro lungo 32 km. ed alto due metri e mezzo. La riserva di caccia di Francesco I: cervi, anzitutto, e poi daini, cinghiali ed ogni altro genere di cacciagione. E’ così ancora oggi, anzi gli ettari sono divenuti 5.400 e Chambord è una magnifica riserva naturale dove si pratica ancora un’attenta caccia di selezione.

Da ultimo, ci sono i giorni: 72. Quelli che Francesco I – grande viaggiatore – spese a Chambord durante tutta la sua vita: chissà quante volte il suo pensiero corse a questo splendido terreno di caccia mentre gli affari di stato lo obbligavano altrove. Una curiosità: ai suoi tempi, il castello non conteneva arredi ma veniva approntato appositamente per l’arrivo del re e poi nuovamente vuotato e gli arredi ridisposti come necessario nelle residenze successive della corte. Quest’ultima, la corte, comprendeva 15.000 persone, dai reali alla servitù: una piccola città sempre in movimento.

Considerato il gioiello del Rinascimento Francese, Chambord è eccezionale per i suoi elementi decorativi che raggiungono il loro apice nelle terrazze affastellate di torri, camini, finestre, ogni pezzo attentamente ornato. Evidentemente, non si tratta di un castello con finalità militari quanto di un palazzo pensato per le esigenze di una corte. Viceversa, però, la sua struttura di base è proprio quella del castello: infatti, l’edificio che si eleva al centro del cortile, altro non è che il Mastio, quadrato, forte di una torre a ciascun angolo con al centro la famosa scala (chiamiamola) di Leonardo che da accesso agli appartamenti contenuti all’interno del mastio e delle torri e posti su tre piani.

Chambord: la scala di Leonardo da Vinci

visitare chambord visitaA ventuno metri d’altezza vi sono i terrazzi, a cinquantuno la sommità del torrione centrale internamente al quale si sviluppa la scala. Di essa, disse una volta Mademoiselle de Montpensier, sorella di Gastone d’Orleans che da piccola vi aveva corso su è giù giocando con il fratello chissà quante volte: “La scale è disegnata in modo tale che una persona può salirvi e l’altra scendervi senza incontrarsi benché si possano vedere l’un l’altro”. E chi, se non Leonardo ?

Caso non frequente nei Castelli della Loira, Chambord è riccamente arredato. Non si tratta però di arredi di Francesco I il quale, come abbiamo visto, si portava tutto appresso, ma dei vari monarchi (o alti dignitari) che vi hanno abitato: Luigi XIV in primis.

Un ultimo omaggio a colui che tutto questo volle, Francesco I. Il suo emblema araldico campeggia sui terrazzi di Chambord (ed anche nella photogallery): è la Salamandra. Essa è il simbolo dei Conti d’Angouleme (il casato di Francesco) che aveva come motto “Nutrisco et Extinguo”. Ovvero: del fuoco buono mi nutro, il fuoco cattivo estinguo. Quale motto più degno di un re ?

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.