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Chiesa della Madonna di Filetta ad Amatrice

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December 11, 2014

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Chiesa della Madonna di Filetta ad Amatrice

Sono cento le chiese che costellano il territorio di Amatrice. Cento edifici rurali di culto che, nella maggior parte dei casi, venivano eretti a spese delle singole comunità agropastorali per invocare la protezione dei propri santi. Con l’avallo delle autorità ecclesiastiche queste chiese venivano realizzate, nella maggior parte dei casi, in luoghi appartati, lontani dai centri urbani. Edificati con materiali di provenienza locale i santuari, rustici se visti da fuori, contenevano al loro interno dei tesori d’arte di inestimabile valore. Interi cicli pittorici illustravano vicende sacre realmente avvenute nel territorio, oppure rappresentavano scene religiose spesso selezionate direttamente dall’artista incaricato. Anche per la Chiesa di Santa Maria dell’Ascensione ad Amatrice, meglio conosciuta come Chiesa di Santa Maria di Filetta o della Madonna di Filetta, la storia fu identica tranne per un particolare: in questo caso non si trattava di erigere un santuario per invocare la protezione ultraterrena, ma per ricordare un fatto miracoloso.

La leggenda della Madonna di Filetta

Secondo quanto narra la leggenda amatriciana, sul finire della seconda metà del XV secolo, una pastorella di nome Chiara Valente aveva portato chiesa della madonna di filetta ad amatriceal pascolo le sue greggi. La zona non era distante da Amatrice e poco lontano dall’abitazione della sua famiglia. Era il giorno dell’Ascensione. Mentre le greggi pascevano, si scatenò un violento temporale accompagnato da tuoni e fulmini: la pastorella si riparò sotto una quercia. Ad un tratto, a seguito di un forte lampo, un luminoso chiarore attirò l’attenzione della giovane. Un cammeo raffigurante Diana Cacciatrice risplendeva di una brillante aura. La giovane raccolse il monile e, convinta che fosse un’immagine della Vergine Maria discesa dal cielo, lo portò con sé. Giunta a casa estaticamente si raccolse in preghiera adorando il cammeo. Anche se riposta in una madia, per conservarla al meglio, l’effige continuava a sprigionare luce continua. Si gridò al miracolo. Accorsero i prelati di Amatrice e venne informato il vescovo della Diocesi di Ascoli Piceno, alla quale faceva capo la Città nel XV secolo, Prospero Caffarelli. La popolazione portò il cammeo nella cattedrale di San Francesco manifestando, però, l’intenzione di voler edificare un santuario sul luogo dell’apparizione. Siamo nel 1471.

La costruzione della Madonna di Filetta e gli affreschi

chiesa madonna della filetta ad amatrice affreschi pier paolo da fermoGrazie alla nota caparbietà degli amatriciani, si riuscì nell’intento. Il vescovo Caffarelli, convinto dagli stessi amatriciani, dette il suo assenso alla costruzione della pieve. Dal 1471 al 1472, circa un anno, il tempietto dedicato alla Madonna di Filetta fu eretto. Come nella maggior parte dei monumenti di culto dell’epoca si vollero riportare sulle pareti, con affreschi, scene mistiche tratte dalla vita dei santi; ma soprattutto si volle rievocare, ad imperitura memoria, la storia del ritrovamento del cammeo miracoloso. A chi affidare il compito di fissare sulle pareti la storia della pastorella? Amatrice è sempre stata zona di confine e dunque di passaggio. V’erano molti artisti che transitavano nella zona dell’alto Tronto. Essi erano spesso chiamati da committenze locali ed operavano con successo sul territorio. La loro provenienza era varia, ma prevalentemente umbri e marchigiani. Nel territorio amatriciano v’era un abile pittore l’autoctono Dioniso Cappelli ma, a quanto riferisce Mons. Luigi Aquilini nel testo edito dal Lions Club Amatrice “Santuario Madonna di Filetta”, << forse il nostro Dioniso Capelli era alle prime esperienze pittoriche>>. Dunque i cittadini della Matrice chiesero ausilio al vescovo Caffarelli il quale segnalò un pittore che sembra, l’incertezza è d’obbligo in quanto non si è potuto stabilire con certezza la provenienza del “frescante”, provenisse da Fermo: Pier Paolo da Fermo, per l’appunto, il suo nome. Si è certi che fu il marchigiano ad eseguire i lavori, in quanto la sua firma è apposta poco sotto gli affreschi dell’abside. Il tema fu commissionato all’artista dalla committenza: istoriare la conca dell’abside ricordando l’ascensione di Gesù al cielo, l’intera storia del ritrovamento del cammeo, la costruzione della chiesa e la solenne processione che da Amatrice si recava (ed ancora si reca) al santuario.

Pier Paolo, che potrebbe essere stato influenzato dall’arte dei “frescanti” veneti e fiorentini i quali frequentavano l’Umbria e le Marche, lavorò alacremente e ben presto portò a compimento il ciclo pittorico che ancor oggi è visibile nell’abside.

La storia affrescata da Pier Paolo da Fermo

L’artista marchigiano svolse un ottimo lavoro. La sua abile mano riportò in affresco ciò che era accaduto nella realtà; riuscendo a fissare per chiesa madonna della filetta ad amatrice affreschi pier paolo da fermosempre volti, particolari e dettagli del 1400. L’affresco principale e che attira l’attenzione da subito è il Cristo al centro dell’abside. Racchiuso in una mandorla dorata, Cristo è in atto di benedizione adorato dai dodici apostoli posti sotto Gesù ascendente al cielo. Ai lati del Cristo angeli musicanti lo osannano. A destra e sinistra la storia del miracolo. Sulla destra si nota una giovane inginocchiata con lo sguardo rivolto verso un cammeo. È il monile miracoloso sormontato da una piramide di angeli adoranti. Attorno l’atmosfera è frenetica: fervono i lavori per la costruzione del santuario. C’è chi impasta la calce, chi trasporta mattoni e chi, placidamente, si occupa del trasporto della sabbia dal fiume sottostante alla futura pieve. Ai lavori partecipa anche un fraticello, aiutato da due giovani che scavano le fondamenta.  Alla sinistra del Cristo, invece, viene raffigurata la solenne processione che da Amatrice ogni anno si reca al santuario. Sullo sfondo si notano i Monti della Laga sovrastanti la città dell’Amatrice raffigurata con torri e mura. Al di sotto, coperta da un baldacchino bianco, c’è una giovinetta vestita candidamente: è Chiara Valente che, con portamento austero, tiene tra le mani il reliquiario contente l’immagine. La precedono e la seguono chierici vari. Frontalmente a Chiara e alla Madonna, carcerati e malati richiedono l’assistenza della madre di Dio.

Al di sotto, uno spaccato della società quattrocentesca amatriciana. In prima fila con il mantello nero ed il copricapo vi sono i notabili dell’epoca seguiti da influenti persone della Città. Con mantelli bianchi, i gruppi delle confraternite. Gli incappucciati fanno parte dei flagellanti. Chiudono il corteo le donne con sfarzosi vestiti dell’epoca.

Altri artisti alla Madonna di Filetta

Nella Chiesa della Madonna di Filetta ad Amatrice non lavorò soltanto Pier Paolo da Fermo. Infatti altri artisti affrescarono le pareti del santuario. Tra di essi vi fu anche Dioniso Cappelli che realizzò soprattutto madonne con bambino, molto care all’iconografia rurale e presenti in molte altre pievi sparse sul territorio amatriciano.

Un tesoro sotto i Monti della Laga, dunque, custodito gelosamente dagli amatriciani e dagli abitanti dell’attuale frazione Rocchetta, ricadente sotto la parrocchia di San Lorenzo a Flaviano, “titolare” territorialmente della chiesa. Affreschi di notevole valore storico – artistico, che nell’arco di tempo che va dal 2008 al 2012, sono stati oggetto di un pregevole restauro diretto dalla Dottoressa Anna Imponente, Soprintendente per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Lazio. L’intervento ha riportato all’antico splendore affreschi che rievocano storie e momenti sociali della vita cittadina alla fine del 1400.

Clicca per il VIDEO del Santuario della Madonna della Filetta

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Due parole sull'autore

Francesco Aniballi

Laureato triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’Università di Roma “Sapienza”, vive a Rieti. Appassionato di giornalismo fin da adolescente, ha collaborato con diverse redazioni locali di noti quotidiani nazionali ed ha svolto stage in redazioni giornalistiche televisive nazionali. Ha collaborato con una web tv reatina per alcuni anni. La fotografia è stato da sempre il suo amore. Con la pellicola e poi con il digitale ha scattato parecchie immagini, cercando sempre di raccontare momenti e situazioni originali. L’ascolto della musica jazz e la musica alpina - popolare lo attrae. Le nuove tecnologie sono un’altra delle sue passioni. Inoltre adora la storia sia moderna che contemporanea. Un amore nato in maniera lenta dai banchi delle superiori e poi sbocciato prepotentemente all’università. Adora la montagna in tutte le sue forme.