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Chiesa di San Giacomo a Fara Sabina

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November 30, 2012

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Chiesa di San Giacomo a Fara Sabina

Le origini e la storia della chiesa di San Giacomo a Fara Sabina non sono di facile ricostruzione per le poche informazioni disponibili ma nascondono o, meglio, sembrano nascondere, aspetti intriganti che proveremo ad approfondire.

Scrive Ermes Gradari nella sua “La Collegiata di Fara Sabina. Note di storia e di arte” (1976): “La Chiesa di San Giacomo situata nelle adiacenze di Piazza Marconi venne invece edificata nel 1619 con dotazione della Confraternita della Misericordia e quindi aggregata all’omonima Compagnia con sede in Roma presso la Chiesa di San Giovanni Decollato iniziata questa alla fine del XV secolo”.

In realtà, secondo un documento di archivio dell’Abbazia di Farfa, la chiesa sarebbe invece lì dove la vediamo ancora oggi già dal 1342. Quindi la datazione del 1619 sembrerebbe essere quella dell’anno in cui la Confraternita della Misericordia, effettivamente già attiva a Fara, ne prese possesso e la risistemò nel suo attuale assetto. Dalla lettura di una versione ottocentesca dello Statuto della Confraternita, rileviamo infatti due date utilissime:

  • il 23 agosto 1608, Papa Paolo V concedeva agli aggregati alla Confraternita il beneficio di diverse indulgenze che i medesimi potevano ottenere partecipando alle cerimonie religiose ed alle attività meritorie del loro sodalizio
  • il 4 giugno 1623, la Confraternita veniva “aggregata”, con apposito diploma, all’Arciconfraternita di San Giovanni Decollato con sede in Roma.

Dunque, l’ipotesi di un intervento di risistemazione complessiva dell’edificio sacro ad opera della Confraternita nel 1619 è assolutamente plausibile.

La Confraternita della Misericordia di Fara Sabina

Ma qual’era la finalità per la quale era stata creata la Confraternita della Misericordia di Fara Sabina?

Per cercare una risposta, dobbiamo partire dall’Arciconfraternita di San Giovanni Decollato di Roma, appena menzionata. Questa, sorta a Firenze nel 1488, si riallacciava alla Compagnia di S. Maria della Croce al Tempio di Firenze (costituita nel 1355) e dalla quale nel 1424 si distinse un gruppo che decise di portare conforto e sepoltura ai giustiziati, chiamati “Battuti Neri” o più semplicemente “i Neri”, per la veste nera con cappuccio che indossavano e perché si infliggevano delle punizioni corporali. Da Firenze l’Arciconfraternita quasi immediatamente giunge a Roma dove Innocenzio VIII le concede la chiesa di Santa Maria della Fossa che prenderà il nome di San Giovanni Decollato, sia in funzione del fatto che San Giovanni Battista era ed è il patrono di Firenze, sia per l’attinenza della modalità con la quale il santo morì (condannato a morte, venne decapitato), e con la finalità di assistere i condannati a morte.

L’altare maggiore della chiesa, settecentesco, è adornato dalla Decollazione del Battista, del Vasari (1553), esattamente come nel caso di San Giacomo a Fara.

Il nesso tra le due chiese è rafforzato dalla posizione in cui si trova San Giacomo. La chiesa infatti è accanto a Palazzo Manfredi che, come ci ricorda Gradari, ebbe, tra gli altri, un impiego particolare: “Sotto le mensole delle finestre del piano a terra si impostano delle aperture con inferriate che danno luogo agli estesi scantinati, nel sec. XVIII destinati a luoghi di custodia dei condannati”. Il medesimo autore ci racconta anche che il sotterraneo conserva un’iscrizione fatta con un chiodo da un condannato: “carcerata sto adì 26 novembre giuvan batista petriza da poggio nativo in sabbina – 1708”

Non a caso, a Fara Sabina il luogo delle esecuzioni capitali era Piazza Forcina sulla quale praticamente affacciano tanto Palazzo Manfredi che, soprattutto, San Giacomo.

La chiesa

San Giacomo ha un’unica navata ornata da due altari laterali. L’ingresso è preceduto da una bussola al di sopra della quale si trova la “cantoria” del XVIII secolo, che ospitava anche un organo, e le cui pareti sono dipinte con motivi floreali.

L’altare maggiore, in marmo policromo, è assolutamente simile – sia per fattura e materiali sia che per disegni – a diversi altari delle cappelle laterali del Duomo di Fara, ad esempio, all’altare sul quale è collocato il tabernacolo attribuito al Vignola (cappella di destra rispetto all’altare maggiore) e, più in generale, il disegno complessivo dell’altare maggiore è assai simile a quello delle cappelle del Duomo. E’ dunque conclusione logica ritenere che siano coevi e realizzati dalle medesime maestranze. Non sono disponibili informazioni che ci permettano una datazione precisa ma può essere utile tener presente che l’Altare dell’Epifania nel Duomo (primo entrando nella navata di sinistra) venne realizzato nella sua attuale conformazione nel 1754.

Come abbiamo detto, l’altare è sormontato da una grande pala avente come temala “Decollazionedi San Giovanni Battista” del XVII secolo, la quale denota influenze della scuola romana del primo ‘600.

San Giovanni, essendosi inimicato Erode Antipa, re di Galilea, di cui aveva condannato la convivenza con la cognata Erodiade; viene da questo fatto decapitare per compiacere la figlia di Erodiade, Salomè, alla quale Erode aveva promesso, per ricompensarla di una danza particolarmente affascinante condotta durante un banchetto, qualsiasi cosa avesse voluto. Salomè, istigata dalla madre, gli chiese così la testa del Battista su di un vassoio. La tela, infatti, rappresenta i due momenti del martirio: in primo piano la scena della decollazione dove Salomè, che tiene in mano il famigerato vassoio, riceve dal carnefice la testa di San Giovanni; in secondo piano, nell’angolo in alto a destra della pala, dietro una grata, si vedono invece madre e figlia che mostrano ad Erode Antipa la testa del Battista recisa. Da osservare anche il particolare contenuto nella base delle colonne dell’altare: su ambedue, infatti, si può vedere il disegno della testa di San Giovanni collocata sul vassoio.

Nell’altare ospitato dalla parere destra della Chiesa, troviamo un dipinto che ritrae San Giacomo inginocchiato nell’atto di venerare un’immagine (sorretta da tre angeli) della Vergine e del Bambino. San Giacomo porta cucita sul cuore una conchiglia e precisamente una capasanta: nel medioevo questa conchiglia divenne simbolo del pellegrinaggio a Santiago de Compostela. Infatti, i pellegrini la cucivano sul mantello o sul cappello, proprio per dimostrare che avevano raggiuntola lontana Galizia(e lì avevano raccolto questa conchiglia che ne era tipica) e visitato la tomba di San Giacomo. L’altare di sinistra conserva invece un dipinto che rappresenta l’Immacolato Concezione ed è databile al XVIII secolo.

Un ulteriore collegamento tra la Chiesa di San Giacomo ed il Duomo di Fara potrebbe essere individuato nella tela commissionata nel 1634 al pittore sabino Vincenzo Manenti: “L’Educazione della Vergine” nella quale l’artista ritrae anche San Giacomo. Infatti, la costruzione della Chiesa – almeno nella sua attuale conformazione – risale a pochi anni prima (1619) e, dunque, poteva esservi in loco una devozione particolare che tanto la Chiesa quanto il dipinto avevano il compito di celebrare.

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.