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Chiesa dell’ Icona Passatora ad Amatrice

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August 21, 2015

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Chiesa dell’ Icona Passatora ad Amatrice

Video del Santuario dell’Icona Passatora ad Amatrice

È un tesoro d’arte e storia la chiesa dell’Icona Passatora, o Santa Maria delle Grazie, ai piedi dei Monti della Laga. Infatti il santuario, eretto tra la seconda metà del XV e del XVI secolo, si trova proprio sotto le vette della catena montuosa del centro Italia, vicino alla frazione di Ferrazza nel Comune di Amatrice. Annoverata tra le cento chiese che costellano la conca amatriciana, la pieve dell’Icona Passatora ha una storia curiosa sulla costruzione e sui fatti storici avvenuti a margine.

Icona Passatora: la Storia

Secondo quanto narrato dalle tradizioni amatriciane, esisteva fin dal 1400 una piccola edicola votiva. Era stata eretta per chiesa icona passatora amatricedevozione alla Madonna e si trovava in un crocevia di notevole passaggio: il nome Icona Passatora, ovvero icona del passaggio, deriva da ciò. Tuttavia il toponimo che ricorre frequentemente nelle numerose cronache del tempo è Madonna di Canalicchio. L’edicola votiva era molto venerata dalla gente del luogo tanto da avviare la costruzione di un santuario che la inglobasse. Callidea, una devota, fu la promotrice della costruzione. Sul finire della seconda metà del 1400, 1480 per la precisione, la pieve fu terminata, almeno nella sua struttura iniziale. Le pareti furono interamente affrescate con scene sacre da frescanti locali molto abili. Lavorarono all’Icona Passatora il “Maestro di Configno” e il pittore Dioniso Cappelli, uno dei migliori artisti della scuola amatriciana. Secondo quanto riporta Cesare de Beradinis, autore del testo “MA-TRU” (Amatrice, Scuola tipografica dell’Orfanotrofio maschile di guerra, 1932), << … Dionisio Cappelli>> era <<uno dei migliori artisti della scuola matriciana>> aggiungendo che anche se forse << … non insegnò a Cola dell’Amatrice, direttamente, certo alla sua scuola i primi lavori di Cola, sono ispirati>>. Dioniso Cappelli decorò buona parte dello spazio absidale dell’Icona firmando i suoi lavori in un cartiglio, affrescato anch’esso, ancora visibile.

Nel mentre, nell’Europa sud – orientale, infuriava la battaglia di Lepanto (1570) che vide scontrarsi gli eserciti musulmani contro quelli cristiani. Molti soldati furono reclutati nelle zone dell’amatriciano: la cittadina dell’alto Lazio ricadeva nei territori del regno di Napoli, stato coinvolto nella battaglia. Una volta rientrati sani e salvi, i combattenti vollero manifestare la loro riconoscenza alla Madonna donando una cospicua somma per l’ampliamento del santuario. La facciata in arenaria fu spostata in avanti rispetto all’originaria posizione e fu portata nell’attuale luogo. Intorno alla fine del XV secolo venne eretta anche una cappella affiancata alla Chiesa. Quest’ultima, chiamata del Crocifisso, doveva custodire la preziosa immagine. L’annesso fu poi allungato e allineato con la chiesa divenendo sede della Confraternita dell’Icona Passatora.

La Confraternita dell’Icona Passatora

santuario icona passatora amatriceNon tutti sanno che i terreni sui quali l’Icona fu eretta erano suolo lateranense. Infatti, parte dei beni spirituali di San Giovanni in Laterano, erano dell’aggregazione laica che prendeva il nome dal santuario. Più di 12 erano gli ettari posseduti dalla confraternita, grazie ai quali si provvedeva al culto e decoro della chiesa. L’esistenza della confraternita si fa risalire fin dal 1595 e fu legalmente approvata con decreto del Re di Napoli, Ferdinando, nel 1843. A seguito dell’unità d’Italia i beni furono avocati dal nascente Stato che li concesse in amministrazione alla Congregazione di Carità di Amatrice.

Un trionfo di affreschi

Appena entrati nel santuario si viene catapultati nella storia. Come afferma Don Luigi Aquilini nella sua guida “Amatrice chiesa icona passatora amatricetesori d’arte” (Ancona, Aniballi Grafiche, luglio 2002) citando un frase di san Gregorio Magno <<la pittura s’impiega nelle chiese perché anche gli analfabeti possano leggere sulle pareti ciò che non possono leggere sui libri>>, i fedeli potevano comprendere le sacre scritture e, perché no, la storia stessa del luogo attraverso singole immagini dipinte o cicli pittorici. Sul fondo della chiesa incastonata nell’abside c’è la nicchia originaria. Databile tra il 1481 ed il 1509, racchiude al suo interno una madonna con un bambino in grembo molto probabilmente opera della scuola marchigiana del Crivelli, così come riporta lo stesso Don Aquilini. Sopra la nicchia si ergono, al centro, a destra e sinistra gli affreschi del Cappelli. Subito sopra la nicchia Cristo in gloria incorona la vergine. Ai lati due splendidi dipinti che raffigurano la crocifissione del Cristo e l’adorazione dei magi. In quest’ultimo affresco sono rappresentate due bandiere con la mezzaluna e con la croce: probabilmente si vollero rappresentare i soldati benefattori.

Oltre a quelli presenti nell’abside vi sono due affreschi di notevole pregio. Sul lato sinistro della navata un è rappresentata la madonna in trono che sorregge la città di Amatrice. L’opera è attribuita ad un allievo della scuola del Crivelli. Nella mano destra, la Vergine, sorregge una città che, con molta probabilità, è la città di Amatrice. L’altra opera degna di nota è la Madonna delle Misericordie databile attorno al 1490 e attribuita al maestro di Configno. L’opera è molto evocativa in quanto, proteggendo sotto il proprio mantello i fedeli, produce un effetto di protezione da ogni male.

Molte altre sono le opere che ornano la navata, ma sarebbe lungo e oltremodo tedioso farne una disamina. Per cui il consiglio è quello di visitare la chiesa, toccare con mano la ricchezza artistica di questa pieve ed emozionarsi di fronte agli incantevoli affreschi che ci raccontano in maniera particolareggiata gli usi e i costumi della conca amatriciana alla fine del medioevo.

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Due parole sull'autore

Francesco Aniballi

Laureato triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’Università di Roma “Sapienza”, vive a Rieti. Appassionato di giornalismo fin da adolescente, ha collaborato con diverse redazioni locali di noti quotidiani nazionali ed ha svolto stage in redazioni giornalistiche televisive nazionali. Ha collaborato con una web tv reatina per alcuni anni. La fotografia è stato da sempre il suo amore. Con la pellicola e poi con il digitale ha scattato parecchie immagini, cercando sempre di raccontare momenti e situazioni originali. L’ascolto della musica jazz e la musica alpina - popolare lo attrae. Le nuove tecnologie sono un’altra delle sue passioni. Inoltre adora la storia sia moderna che contemporanea. Un amore nato in maniera lenta dai banchi delle superiori e poi sbocciato prepotentemente all’università. Adora la montagna in tutte le sue forme.