Wednesday, Dec. 8, 2021

Collevecchio da visitare, il borgo e la storia

Pubblicato da :

|

February 7, 2013

|

in:

Collevecchio da visitare, il borgo e la storia

La nascita di Collevecchio possiede una data certa ma anche una sua piccola leggenda. Infatti, se da un lato Papa Innocenzo IV, al secolo Sinibaldo Fieschi dei Conti di Lavagna, nel 1253 concesse agli abitanti dell’insalubre Castrum Mozani di trasferirsi “ad locum qui Collis Vetulus vulgariter noncupatur”, dall’altro la storia popolare vuole che il nome Collevecchio nasca dal fatto che in quel luogo abitava un vecchio, di nome Cola, il quale, godendo di ottima salute, era l’invidia degli abitanti del Castrum Mozani i quali, alla fine, decisero di abbandonare la loro poco ospitale residenza per trasferirsi lì dove risiedeva Cola.

Collevecchio: la storia

Così, a metà del XIII secolo, Collevecchio inizia la sua storia come libero comune. Gli eventi lo spingono nella sfera d’influenza del comune di Narni che, a fronte di un tributo, si occupa della sua difesa. Nel XIV secolo, però, Collevecchio collevecchio sabina visitapassa sotto la giurisdizione diretta della Santa Sede che, nel 1368 – pontefice Urbano V – lo concesse in feudo a Buccio e Francesco Orsini ed a questa famiglia restò per oltre due secoli tornando poi sotto la giurisdizione della Santa Sede nel 1580. A quel punto, Papa Gregorio XIII lo concesse a Valerio Orsini, abate commendatario di Fossanova, fino alla morte di quest’ultimo avvenuta nel 1594.

Il passaggio del secolo, e precisamente il 1605, registra la fortunata evoluzione del destino di Collevecchio. In quell’anno a Papa Clemente VIII succede Paolo V e la tradizione vuole che Monsignor Paolo Coperchi, collevecchiano e Commissario della Reverenda Camera Apostolica, riuscì a influenzare la decisione che portò Paolo V ad insediare proprio qui la sede del Governatore Generale della Sabina. La sede qui rimase fino al 1816 quando, restaurato lo Stato Pontificio dopo l’invasione napoleonica, la Provincia di Sabina venne trasformata in Delegazione con sede a Rieti e suddivisa in sei Mandamenti (o Governi) e Collevecchio incluso nel Mandamento di Poggio Mirteto.

Proprio all’elevazione a sede del Governatore, Collevecchio deve il suo bell’assetto urbanistico di impronta rinascimentale, che ammiriamo ancora oggi, ricco di palazzi patrizi ma anche di antiche vestigia medievali.

Collevecchio: la visita

Nel visitare il centro storico, partiamo proprio da queste ultime. Collevecchio si estende – con una forma ellittica – lungo due assi: Via Senatore Piacentini e Corso Umberto I.

Via Piacentini, che parte dall’antica Porta Umbra, reca ancora le testimonianze della antiche opere di difesa fatte di archi posti in serie (perché ospitavano probabilmente più porte d’accesso in sequenza) sormontate da torri di guardia e difesa. L’esempio più evidente è proprio Porta Umbra, con la sua antica torre di guardia, a cui si è successivamente “addossato”, nel XVI secolo, Palazzo Menichini (XVI sec.). Curiosa la lapide posta all’interno della porta per ricorda l’esecuzione di un brigante e dove si legge: “Francesco Ceccani detto Moscante da Stimigliano per omicidio in persona del vicepodestà e ferite al balivo di terra in odio di giustizia. Anno 1753″.

collevecchio visita palazzo coperchiPercorrendo Via Piacentini con Porta Umbra alle spalle, le costruzioni sulla vostra destra erano parte integrante delle antiche mura medievali. Tra tutte spicca il “retro” di Palazzo Coperchi (si riconosce dallo stemma costituito da una rosa orsiniana nella metà superiore ed uno scudo o coperchio in quella inferiore), il cui fronte potete ammirare da Via Roma. Dall’altro lato della strada, vi è un altro portone con lo stemma Coperchi: in questa casa si vuole sia nato l’umanista e vescovo Blosio Palladio. Palazzo Coperchi, attribuito alla scuola di Antonio da Sangallo il Giovane, è caratterizzato dal bel loggiato, un unicum in Sabina, sotto il quale trovate lo stemma di papa Clemente VIII Aldobrandini (1592 – 1605) e l’iscrizione: “Benefactoribus Paulus Coperchius sacre aule concistoriales advocatus et camere apostolice commissarius generalis”, la quale ricorda proprio quel Monsignor Paolo Coperchi di cui abbiamo detto.

Corso Umberto I è invece l’asse rinascimentale di Collevecchio, conseguenza sia delle esigenze di governo che di quelle residenziali private in un centro che attirava nuove presenze. Cosi, avendo a mano sinistra la chiesa parrocchiale della SS. Annunziata, a mano destra avrete Palazzo Floridi e, a seguire, quello che si vuole sia l’edificio più antico di Collevecchio e che è contraddistinto dai due architravi che recano incisa la frase “Vanitas vanitatum omnia vanitas 1598“.

Di fronte il Palazzo Apostolico (XVII sec.) sede del Governatore Generale della Sabina e, nei seminterrati, le segrete dedicate a detenuti “politici”. Ad angolo fra la piazza principale e il corso è situato il Palazzo del Tribunale Pontificio (XVII sec.), con le annesse carceri per i detenuti comuni, costruito per volere di Papa Paolo V. L’iscrizione posta sul lato verso la piazza ricorda il restauro delle carceri nel 1777.

Se scendete nella traversa tra i Palazzo Apostolico e quello del Tribunale, vi troverete a Piazza dello Statuto, dove troverete il Teatro, costruito nel 1810 in stile neoclassico. Il  restauro in epoca liberty, lo ha ornato di un dipinto del reatino Antonino Calcagnadoro, raffigurante lo stemma di Collevecchio retto da due muse alate.

Corso Umberto I scende elegante verso Porta Romana, ornato dei portoni dei palazzi patrizi con i loro stemmi. L’ultimo palazzo del Corso, che lo chiude trasversalmente è Palazzo De Rossi, la sua corte ha come uno dei lati Porta Romana. Una curiosità: la porta attuale è cinquecentesca, quella che vedete alla sua destra (guardando da fuori) è l’antica Porta Romana un tempo murata ma successivamente riaperta a scopo di ornamento.

Share

Condivi questo articolo:

Potrebbero anche interessarti:

Corese Terra: storia e visita
Narni
Ponte Nomentano a Roma: storia e visita

Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.