Saturday, Aug. 24, 2019

Combattere l’artrosi alle terme

Combattere l’artrosi alle terme

L’artrosi (osteoartrosi) è una malattia cronica-degenerativa molto diffusa che colpisce contemporaneamente:

  • la cartilagine dell’ articolazione, rendendola meno elastica, fissurandola ed assottigliandola;
  • l’osso, generando la sua deformazione (gli “osteofiti”, escrescenze di tessuto osseo localizzate sulla superficie dell’articolazione, generalmente a forma di becco, determinano un “attrito” durante il movimento di un’articolazione, che può condurre a complicazioni infiammatorie e successivi deficit meccanici della stessa). Altra complicanza può essere la compressione da parte di queste deformità ossee delle radici nervose che fuoriescono dalla colonna vertebrale, che possono essere causa di cervicalgie, dorsalgie, lombalgie, sacralgie (dolori alla colonna vertebrale cervicale, dorsale, lombare, sacrale).

L’uso dell’automobile, occupazioni sedentarie con posizioni del capo obbligate, i lavori “pesanti”, gli stress meccanici ripetuti espongono le articolazioni al rischio di artrosi, con conseguenti dolore, rigidità e limitazione funzionale.

Artrosi e cure termali

La crenoterapia (dal greco “crené”, sorgente) è la terapia che si effettua utilizzando i mezzi termali, che sono le acque minerali, le grotte, le stufe e i fanghi, sfruttando le loro caratteristiche intrinseche e le metodiche di applicazione di questi.

Nel caso specifico dell’artrosi, il tipo di terapia termale più utilizzata è la fangoterapia, terapia che prevede l’applicazione di fanghi sulla parte interessata dalla patologia. I fanghi sono mezzi termali derivanti dalla commistione di argilla, di microflora (batteri, alghe ed altri microrganismi), di microfauna (diverse specie vegetali), di humus, di detriti cellulari e di secrezioni, con acqua minerale (quella più utilizzata è l’acqua sulfurea, ma vengono utilizzate anche altre acque, come le salso-bromo-iodiche e le radioattive), nella quale il fango viene fatto “maturare” (la maturazione dei fanghi avviene in apposite vasche, in un periodo compreso tra 6 e 12 mesi).

Curare l’artrosi con la fangoterapia

Questa terapia termale si mostra eccellente nel trattamento di quasi tutte le forme artrosiche. E’ importante ricordare che in questo ambito di patologia la terapia termale svolge un’azione riabilitativa finalizzata a recuperare la funzionalità delle articolazioni colpite tramite l’attenuazione, fino all’eliminazione, dell’infiammazione e del dolore.

La terapia termale, se praticata abitualmente, è in grado di ridurre la frequenza e l’intensità degli episodi acuti di dolore, migliorando in modo significativo la sintomatologia, il quadro clinico e quindi la qualità di vita del paziente.

Dunque la fangoterapia conduce a due tipi di risultati terapeutici: a breve termine e a medio-lungo termine.

A breve termine nella maggior parte dei casi si assiste ad un miglioramento della sintomatologia e ad un certo grado di ripresa funzionale evidenziabile dall’incremento dell’articolarità e dalla riduzione delle limitazioni nel compiere gesti quotidiani o lavorativi.

A medio-lungo termine si osserva il miglioramento di parametri quali il numero degli episodi acuti e l’intensità degli episodi acuti (studi recenti fondati sull’andamento clinico della patologia nel periodo inter-cura hanno dimostrato il miglioramento di altri parametri, oggi considerati importanti, vale a dire l’assenteismo lavorativo e il ricorso ad altre terapie).

Fangoterapia: aiuta tendiniti, borsiti e connettiviti

La fangoterapia, oltre agli effetti locali, ha anche degli effetti generali sull’organismo, in quanto porta al potenziamento delle difese immunitarie, alla risoluzione di infiammazioni croniche di altri distretti del corpo, al riequilibrio e allo stimolo della secrezione ormonale.

Tuttavia questa terapia può agire anche sui cosiddetti reumatismi “extra–articolari”,  cioè quelli che interessano non solo le articolazioni, ma anche i tessuti molli circostanti (tendiniti, borsiti, periartriti) e nelle patologie del tessuto connettivo a carattere “fibrotico” (connettiviti, collagenopatie, fibrosi) e per le quali la crenoterapia sulfurea  (fangoterapia nella quale il fango viene plasmato con acque sulfuree) agisce contrastando i processi fibrotici tipici delle malattie del connettivo (produzione abnorme di fibre, con successiva perdita di elasticità del tessuto connettivo).

Acque sulfuree per curare le articolazioni

Ciò avviene grazie alle diverse diverse azioni positive che le acque sulfuree hanno nei confronti della cartilagine e dei tessuti connettivi, delle quali la più importante è l’azione trofica (ne migliora le caratteristiche qualitative). Nelle patologie articolari croniche, infatti, si osserva una perdita dello zolfo fisiologicamente contenuto nella cartilagine sottoforma di acido condroitinsolforico; la fangoterapia sulfurea, dunque, agirebbe come un integratore di zolfo, in quanto è provato che lo zolfo va a concentrarsi spontaneamente nelle cartilagini articolari.

Per godere al massimo di questi vantaggi, infine, le acque sulfuree andrebbero utilizzate presso le terme con apparecchiature direttamente alimentate dalla sorgente (i processi di imbottigliamento e di conservazione comportano una perdita del gas, per cui tanto più vicina è la fonte tanto maggiore sarà l’effetto).

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Due parole sull'autore

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Gaetano Luigi Nappi

Il Dr. Gaetano Luigi Nappi è laureato in Medicina e Chirurgia presso Università degli Studi di Firenze e specializzato in Chirurgia Vascolare presso il medesimo ateneo. Ha successivamente conseguito la specializzazione in Idrologia Medica presso l'Università degli Studi di Milano. Già Aiuto Capo Reparto Chirurgia d'Urgenza al Policlinico Militare "Celio" di Roma, è attualmente dottorando di ricerca in “Fisiopatologia chirurgica angio-cardio-toracica e imaging radioisotopico funzionale” (Università degli Studi di Roma “La Sapienza”) presso l’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare dell’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma.