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Il Crocefisso tedesco di Farfa

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February 11, 2015

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Il Crocefisso tedesco di Farfa

La Basilica di Farfa recupera un’opera d’arte preziosa, un Crocefisso di scuola tedesca che, dopo oltre 70 anni, epoca in cui veniva portato in abbazia farfa crocefisso tedescoprocessione nelle celebrazioni della  Settimana Santa, ed era sempre possibile ammirarlo nell’esaltazione della Santa Croce,  il 14 settembre di ogni anno, ritorna finalmente all’ammirazione del pubblico e alla devozione dei fedeli, nella sua collocazione originale, ovvero la cappella sul lato destro della chiesa, dove veglia sulle spoglie del Beato Placido Riccardi. Al suo posto era stata sistemata provvisoriamente l’immagine della Maddalena di Farfa.

Padre Don Agostino Ranzato –  Priore Emerito dell’Abbazia, oggi responsabile dell’orto monastico e parroco di Santa Maria Assunta in Farfa – ci racconta che l’opera, proprietà del FEC (Fondo Edifici di Culto) è stata realizzata con tutta probabilità alla fine del XV secolo, in un momento che potrebbe collocarsi tra il 1480 ed il 1512, periodo nel quale dominava la presenza dei monaci Teutonici, i quali portarono con sé l’influenza dell’arte tedesca.

Infatti, l’opera rappresenta un crocefisso di devozione, centrale nella spiritualità monastica – come ci spiega Padre Agostino – che non è più un Cristo di stile gotico, tantomeno rinascimentale, ma di scuola tedesca, dove il messaggio religioso si combina con una tecnica artistica molto delicata, ma espressiva, perché messa in risaltato da tinte colorate di particolare bellezza. Non ha il volto di un Cristo dolorante, schiacciato dalla prova a cui è sottoposto, ma dominante la stessa realtà della morte, trasformata in un sommo sacrificio, quasi vittorioso.

Il Restauro del Crocefisso

abbazia farfa crocefisso tedescoIl crocefisso, era stato rimosso decenni fa, proprio perché necessitava di un radicale restauro. Già nel 1998, Padre Agostino Ranzato aveva interessato i ministeri competenti per un intervento urgente. Era nel frattempo stato posto in posizione orizzontale e correva il rischio di polverizzazione.

Si procedette cosi ad iniezioni di antitarlo, solo però in maniera precauzionale. Finalmente l’attuale Priore Padre Dom Eugenio Gargiulio riuscì ad interessare il FEC, ed a giungere al restauro conservatorio ed al ripristino dell’opera,la quale attraverso i secoli, si era trasformata, quasi da sembrare a chi la osservava un opera “contraffatta”. Dopo una delicata e totale disinfestazione dai tarli, si è proceduto con tecniche nuove, alla rimozione di ben 9 verniciature fatte attraverso i secoli, fino ad arrivare a quella originale, di rara bellezza, che è molto semplice, ma permette di ammirare tutta la composizione somatica e dove risaltano – specifica Don Agostino – i colori delicati visibili guardando la capigliatura del Cristo e il perizoma. la corona di spine è poi tornata al colore verde smeraldo e la carnagione al roseo-carne.

Il restauro quindi, fatto su assistenza diretta della Soprintendenza, ci permette di ammirare un crocefisso veramente meraviglioso. Padre Don Agostino ci tiene a precisare che, ai monaci benedettini Teutonici dobbiamo un sentito riconoscimento, in quanto ci hanno lasciato questa splendida opera d’arte e soprattutto hanno lasciato all’Abbazia una testimonianza di fede particolarmente significativa.

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