Wednesday, Oct. 23, 2019

Eremo di San Leonardo a Roccantica

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July 18, 2013

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Eremo di San Leonardo a Roccantica

Visitare l’Eremo di San Leonardo a Roccantica non è così impegnativo come il fatto che si tratti di un eremo potrebbe far temere. Infatti, se lascerete l’auto nella piazza principale, quella posta alla base dell’abitato con i resti della Chiesa di San Valentino (per capirci), vi basterà procedere dritto per dritto uscendo dal paese ed in poco più di mezz’ora di cammino nella rigogliosa macchia che circonda Roccantica sarete a destinazione. Peraltro tutti in paese sono in gradi di indicarvi come imboccare il sentiero, quindi non dovreste avere grandi difficoltà.

Viceversa, ricostruire la nascita e la storia dell’Eremo di San Leonardo è più difficile. Potrebbe essere coevo o comunque di Eremo San Leonardo Roccanticaantichità assimilabile al vicino Eremo di San Michele al Tancia e dunque anteriore (forse di parecchio) al fatidico anno Mille. Va detto che San Leonardo visse nel VI secolo d.C. e che, dunque, stiamo parlando di un culto molto antico.

Certamente anche per San Leonardo valgono le osservazioni fatte per San Michele e che qui non ripeto invitandovi a leggere l’articolo che riguarda quest’ultimo. In sintesi, comunque, San Leonardo, benché eremo, è posto in una zona assai frequentata nel Medioevo: il corridoio naturale che dalla Valle del Tevere, attraverso il valico del Tancia, portava alla valle reatina. Non a caso, a valle dell’Eremo, sono presenti i resti di un mulino mentre nell’ampia radura che si trova sopra di esso (dall’eremo non potete vederla perché nascosta sia dalla parete di roccia che accoglie l’eremo stesso che dal bosco) persiste, in parte utilizzato, quanto resta di un ampio stazzo evidentemente antico.

Per le possibili datazioni, non ci soccorre neanche il Registrum Iurisdictionis Episcopatum Sabinensis che, nel 1343, elenca tutte le chiese presenti nella diocesi. Infatti, quando si arriva a Roccantica, San Leonardo non è citato: infatti il Registrum cita una “capellam sancti Claudii et sancti Leonhardi” che però, se fosse l’eremo, lascerebbe aperta la discussione su perché la titolazione a San Claudio sia stata abbandonata ma, soprattutto, secondo me, un complesso sacro quale quello di San Leonardo difficilmente potrebbe essere stato descritto come “cappellam”. Sono invece della metà del ‘400 i resti di affresco che potrete vedere sulla parete sinistra all’inizio della grotta. Si trattava dei ritratti di San Leonardo e Santa Caterina d’Alessandria dipinti da Jacopo da Roccantica, purtroppo ormai completamente persi.

Comunque, compiendo un salto di parecchi secoli, Giambartolomeo Piazza nella sua “Della Gerarchia Cardinalizia” (1703) ci dice: “S. Leonardo, Chiesa distante dalla Terra per un miglio, in forma di grotta, nella quale si celebra una volta nel giorno del medesimo Santo, il qual è in molta venerazione appresso il popolo”. Il Cardinale Corsini, nella sua visita pastorale del 1781, cita il “romitorio” ma, soprattutto, nomina “l’eremita”: dunque, alla fine del XVIII secolo l’eremo assolveva ancora alla funzione sua propria.

Eremo San Leonardo RoccanticaSe della storia dell’eremo poco conosciamo, grande invece è la sua poesia resa struggente dalla povertà e dalla semplicità assoluta del luogo. Quando il sentiero esce dalla macchia vi troverete di fronte poche scale e l’arco di ingresso: i resti delle mura delimitano l’area del piccolo eremo. Saliti i gradini, vi troverete di fronte l’abitazione dell’eremita: due stanze minuscole ed un forno, forse un po’ di spazio per un orto. Di lato alla misera abitazione, la grotta: una cavità carsica che chissà quali altre creature, umane o animali, e quali altri culti, avrà accolto nei millenni precedenti l’arrivo dei primi eremiti.

Al suo interno, gli eremiti hanno costruito un ciborio con la vota a vela che accoglieva un tempo un altare; scavati nella roccia rudi sedute. Davanti al ciborio, sul limitare della grotta, un pozzetto d’acqua (le foto vi consentono di vederne anche la camera interna): meriterebbe di capire come sia stato realizzato e come si alimenti. Giovanni Cecchini, nel suo libro “Roccantica, medioevo che vive”, racconta che quell’acqua ere ritenuta miracolosa, comunque giustamente sacra per il luogo in cui si trova: “ .. a Roccantica nei tempi bui per l’assistenza medica, le parrocchiane invocavano San Leonardo, magari raccogliendo in un piccolo recipiente un poco di quell’acqua del pozzetto; ‘acqua miracolosa’, disse una volta (a me ancor giovane decenni or sono) una ottuagenaria”.

Dunque non mancate di fare il vostro piccolo pellegrinaggio a San Leonardo: regalerete al vostro io un attimo di inaspettata pace.

 

 

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.