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Farfa Antico

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November 16, 2012

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Farfa Antico

Fin dalle epoche più remote i fiumi hanno rappresentato un punto di attrazione ed un “motore di sviluppo” per la specie umana. Perché significavano acqua, e quindi vita e agricoltura, ma anche fonte di cibo e vie di comunicazione. Non a caso molte grandi civiltà del passato si sono sviluppate lungo il corso di un fiume. Il bello è che questo ragionamento vale sia per i grandi fiumi, che per i piccoli: così ci sono Roma ed il suo Tevere (che è comunque anche fiume sabino), nonché la Sabina ed il suo Farfa.

Così, fin da tempi remoti, questo fiume antico fa parte della storia e della vita quotidiana degli abitanti di questi luoghi. Lo cita Ovidio nelle Metamorfosi … et opacae Farfarus umbrae …. ed il farfaro dall’ombra scura .. a causa della folta vegetazione che, ora come allora, ne cinge il corso. Qualche secolo dopo, nel V d.C., proprio nelle sue vicinanze sorge l’Abbazia di Farfa: forse anche perché il corso del fiume Farfa – di qualche metro più alto dell’attuale – consentiva con tutta probabilità la navigazione e dal fiume Farfa si passava al Tevere, e da lì a Roma e poi al mare. Del resto gli abati non disdegnavano questa opportunità: l’abate Ingoaldo, nel IX secolo, armava una nave da trasporto addirittura esentata dal pagar dazio nei porti dell’impero carolingio.

Purtroppo, il via vai sul fiume Farfa non era sempre fortunato: non è improbabile che lo solcarono anche i saraceni per introdursi in Sabina quando, verso la fine dello stesso secolo, distrussero l’Abbazia di Farfa.

Passato l’anno mille, la Sabina piano piano si avvia ad una ripresa demografica ed economica, ed il fiume Farfa è ancora della partita: numerosi sono i mulini mossi dalle sua acque, i castelli che ne controllano il corso, i ponti che lo attraversano.

Nel 1703, Carlo Bartolomeo Piazza, descrivendo i territori della Diocesi Suburbicaria di Sabina, ed in particolare Frasso, ce nefiume farfa gole del farfa da un quadro storicamente prezioso: “Su le sponde, ed erte pendici del fiume Farfaro, alla destra de Monti S. Giovanni, Severo, e Neo, vicino a Montopoli giace questo ombroso e picciolo Castello, il quale senza dubbio è l’antico Capo Farfaro, perché poco lungi da esso il fiume medesimo, di cui disse Plauto: Dissipabo te tanquam folia Farfari. Ed Ovidio: Et amena Farfaris umbra. Chiamossi Frasso, forse dall’abbondanza, tra gli altri alberi, di quello di questo nome. Per la copia dell’acque limpidissime, e fredde; nelle quali pescansi saporitissime trotte, ed altri nobili pesci. Vi si fabbrica con curioso artifizio la carta, di mediocre qualità, la quale si vende per tutta la Sabina. Scorre questo ameno fiume Farfaro per valli profonde per molta parte dell’antica Sabina, e per la famosa Abbadia di Farfa, …… Ed è degna di osservarsi sotto, e poco lungi da questo Castello lo strepitoso sgorgo da sassi, e radice del vicino monte, da onde ha l’origine questo fiume, e tosto più copioso s’ingrossa, fino a girare, dopo la distanza di un quarto di miglio, grosse mole di torchi di oglio, di cartiere, e di grano, con acque chiare, e sopra ogni credere fredde, e perciò perfette per l’uso umano”.

Dal 1700 ai giorni nostri molte tradizioni sono cambiate, però se i mulini ad acqua non si usano più, fino a pochi decenni or sono il Farfa era parte importante dell’economia dei paesi lungo il suo corso. Dai canneti si prendeva il materiale per intrecciare le ceste mentre il pesce sotto sale costituiva parte integrante dell’alimentazione. Se quest’economia fluviale oggi non esiste più, la fortuna ci ha però preservato un Farfa intatto per gran parte del suo corso.

Come visitare il Fiume Farfa e cosa vedere ?

Certo, il punto più noto è sotto il Ponte di Granica lungo la provinciale che da Castelnuovo di Farfa porta a Montopoli (SP 42). Non vi potete sbagliare: passato il ponte (Castelnuovo alle spalle), subito a destra trovate un viottolo che vi porta in uno spiazzo dove potete parcheggiare: fate due passi e siete con i piedi in acqua. Solo che lo sanno tutti e nei fine settimana d’estate la densità umana è elevatissima. In compenso, il profumo che viene dai barbecue è molto stimolante … vi consiglio di portarvi un bel pranzetto anche voi!

Granica offre anche un’altra bella alternativa: infatti, se passato il ponte girate a sinistra (anziché a destra) per lo strada bianca che troverete subito dopo, lì inizia una pista ciclabile che corre per circa3 km. lungo il Farfa (in località Pantanelli) e vi consente di arrivare alla Centrale ENEL di Baccelli (realizzata negli anni ’30) e da lì di andare ampiamente a spasso per le strade di campagna.

Per chi vuol godersi il Farfa sempre con comodità ma in un luogo appositamente attrezzato per i pic nic, ho un altro consiglio.

Partiamo da qualche “coordinata”: il fiume Farfa nasce a monte di Frasso Sabino, in località Ponte Buida sulla Via Salaria (km. 62), ovvero dove sorgeva il ponte romano che consentiva l’attraversamento di un’area in cui confluiscono ancora oggi i tre torrenti che originano il Farfa. Circa un chilometro più a valle, in comune di Frasso, il Farfa si “rifornisce” dalla Sorgente Le Capore: si tratta di una fonte d’acqua importante (circa 5.000 litri/secondo) ma che oggi viene in gran parte captata dall’ACEA e convogliata su Roma.

Questo è il posto che fa per voi: sfruttando un grande prato alberato bordo fiume è stata creata una vasta area attrezzata. Il contesto è bellissimo ed arrivarci è comodissimo: all’ingresso dell’abitato di Frasso, dalla strada principale svoltate a destra ed andate giù sempre dritti. Non potete sbagliare: sul fondo valle c’è il Farfa (ed anche i tavoli da pic ninc) ! Certamente potete andarci anche a piedi passando per sentieri ameni, ma perché rinunciare alla comodità ?

Ciò detto, dichiaro subito che le mie preferenze, quando si parla di “visitare” il Farfa, sono piuttosto diverse e un tantino più solitarie ed atletiche.

Il Fiume Farfa e le Gole del Farfa

Il Farfa è infatti famoso per le sue “gole” (belle, bellissime) scavate dal fiume all’interno del profondo vallone (mi perdonino i geologi) che separa le alture su cui sorgono i comuni di Mompeo a destra (spalle alla sorgente) e Castelnuovo di Farfa. Si tratta di uno spettacolo naturale unico che è inutile provare a descrivere a parole ( …. tanto ci sono le foto) e non si può dire di conoscere la natura sabina se non le si è mai visitate. Con prudenza, però: risalire le gole è faccenda riservata agli esperti di “torrenting” e non da soli. Se succede qualcosa non c’è elisoccorso che ci arrivi ed è inutile dire che la copertura del telefonino è una chimera.

La mia proposta è la seguente e significa vivere un Farfa incontaminato: esattamente come lo videro i Sabini, i Romani e coloro che lo frequentarono nei secoli passati più recenti.

Il “punto che conta” è un tratto di alcune centinaia di metri che va dalla confluenza del Torrente Montenero nel Farfa fino all’inizio delle Gole, tra l’altro arricchito da resti archeologici importanti. L’acqua è cristallina e fredda, l’ombra scura nel suo massimo rigoglio, gli spazi ampi quanto basta per accogliere pochi, selezionati, avventori.

Secondo me, la soluzione migliore (vergogna !) è arrivarci in macchina: dall’interno del centro storico di Casaprota prendete la strada che scende a destra perla Loc. Vignanello. Dopo3.5 km. la strada finisce con un bivio, girate a destra e, dopo 1 km., quello che vedrete scorrere ai vostri piedi è il Torrente Montenero. La strada bianca che vi trovate di fronte (al di là del Montenero) è il sentiero che porta su a Mompeo, in località Madonna del Mattone. E’ percorribile in auto a patto di disporre di un fuoristrada o di una macchina a cui non tenete granchè … Per chi lo preferisce, ovviamente, si può arrivare anche da Mompeo dove, prima della salita che porta al paese, si diparte sulla sinistra il sentiero per il fiume (fantastico in discesa, un pò meno in salita) contraddistinto anche dalle indicazioni “Mole sul Farfa”.

fiume farfa gole del farfa ponte medievale sul farfaNoi, però, al Farfa ci siamo arrivati in macchina e adesso, zaino in spalla e scarponi ai piedi, ci ficchiamo a mollo fino a mezza coscia. Dal punto dove avrete parcheggiato, fate un centinaio di metri nel Torrente Montenero e guardate a sinistra: sì, è lui, quello è il Farfa che viene giù da Frasso. Andate ancora avanti e prestate attenzione alla riva destra: il troncone di arco che vedete è quanto resta di un ponte romano (ma ne parliamo meglio dopo). A questo punto, o continuate nel fiume oppure risalite ed andate lungo la sponda. Fate poche centinaia di metri e quello che vi trovate di fronte (riva destra) è quanto resta di un antico mulino ad acqua proprietà della famiglia Naro, feudatari di Mompeo. Vedrete che il mulino è corredato di vari cartelli “didattici”: buona lettura. Noterete anche, lungo la riva, diverse prese d’acqua dei condotti che consentivano di captare l’acqua dal fiume (più a monte) e scaricarla a pressione contro le pale del mulino.

Questo è il posto migliore per disporre il vostro telo “da mare”: infatti è l’unica spiaggetta di tutta la zona, chi primo arriva meglio alloggia. Fate qualche passo avanti e guardate in alto: quello che vedete è un ponte medievale e la sterrata che se ne diparte sulla riva sinistra porta a Castelnuvo di Farfa. Voi siete all’incrocio di un traffico millenario: da sempre i due ponti – prima l’uno poi l’altro – hanno collegato le popolazioni del bacino del Farfa (Mompeo, Salisano, Casaprota, Castelnuovo di Farfa e via dicendo) con la via più veloce per la valle ed il Tevere e, dal V° secolo in poi, con l’Imperiale Abbazia di Farfa (il brivido lungo la schiena è normale, fa anche un pò freddo, sarà l’acqua).

A questo punto, cercando di essere prudenti, potete addentrarvi di un centinaio di metri ancora e sarete all’inizio delle Gole. Non ho altro da aggiungere.

Adesso del Farfa avete visto parecchio, ma consentitemi un ultimo suggerimento. Il vostro viaggio non sarebbe completo se del Farfa non vedeste la confluenza nel Tevere, all’interno della Riserva Naturale del Tevere Farfa. Nella Riserva il tempo si è fermato e la Natura è rinata, ne vale la pena. Tra l’altro, la Riserva vi farà agevolmente percorrere le sue acque su battelli all’uopo destinati: una domenica da non perdere.

Se vi innamorerete del Farfa come ne sono io, ricordatevi però di difenderlo da tutti coloro che non lo rispettano e di lasciarlo anche voi intatto, perché per altri tremila anni coloro che verranno possano immergersi nelle sua acque di ghiaccio così come possiamo fare noi.

Riferimenti Utili

  • la Carta Topograficadell’Istituto Geografico Militare da utilizzare è la Foglio n° 357 Sez. III – Poggio Mirteto (scala 1 : 25.000)
  • per la Riserva Naturale NazzanoTevere Farfa, leggete l’articolo “Dio Tevere” su www.salutepiu.info
  • sito ufficiale della Riserva Naturale Nazzano Tevere Farfa www.teverefarfa.it  per prenotare il tour in battello, contattare i numeri 347- 6104110 e 347-9364173 o inviare email a ilsentierodelfiume@yahoo.it

Clicca per vedere il VIDEO dell’ Abbazia di Farfa ed il VIDEO di Fara in Sabina

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.