Tuesday, Dec. 10, 2019

Frasso Sabino e il Castello Sforza Cesarini

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November 7, 2013

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Frasso Sabino e il Castello Sforza Cesarini

Frasso Sabino ha da sempre gli onori delle cronache per almeno tre fatti: quello di avere nel suo territorio la sorgente Le Capore, fonte d’acqua fondamentale per il fiume Farfa; il bel castello degli Sforza Cesarini e la famosa (in Sabina) fiera della prima domenica del mese ad Osteria Nuova. Se avete figli o nipoti piccoli, si tratta di un trionfo di ogni specie di animali da cortile: divertentissima.

A pensarci meglio c’è anche un quarto motivo. Osteria Nuova era ai tempi dei romani, uno snodo importante della Salaria Antica. Non vi tedierò sul perché, resta però che questa concomitanza ha lasciato intorno a Frasso segni tangibili: il sepolcro monumentale dei Massacci è certamente il più noto.

Frasso Sabino: la storia

L’origine di Frasso si colloca in qualche momento tra la fine del X e l’inizio dell’XI secolo. Preziosi, come sempre, i Regesti Farfensi: nel 955 esso è infatti indicato come un locus e, pertanto, poco possiamo inferire sul suo essere abitato e come. Nel 997 lo troviamo citato nel Chronicon Farfense tra le concessioni di beni e territori dell’abbazia fatte dall’abate Ugo. Nel 1021, invece, troviamo menzionato tal “Francus Homeri de Frasso” che, dunque, dovrebbe già essersi costituito in un sito abitato da una comunità alla quale il nostro Francus appartiene.

Intorno alla metà dell’XI secolo troviamo Frasso ormai chiaramente costituito in castrum. Infatti, nel 1047 l’abate Berardo I acquista Frasso insieme ad altri castelli della sabina. Nel 1053 Tinto, figlio di Leone, restituisce a Farfa parte del castello di Frasso e nel 1055  Alberto figlio di Gebbone dona all’Abbazia di Farfa la porzione del castellum de Frasso di sua proprietà “cum muris, portis, casis et omnia edificio quod ad ipsum castellum pertinet …”.

Frasso Sabino

Erbeo, figlio del conte Todino dona all’Abate Berardo I (CF II 171/8; RF doc. 1095 anno 1084, doc. 1255 anno1089-1090) diversi feudi in quell’area della Sabina (Petra Demonis, Scandrilia, Cerreto Malo, Sancti Angeli, Caput Farfe) e tra di essi Frasso.

Dunque, alla fine dell’XI secolo, l’Abbazia di Farfa era – azzarderei “di certo” – proprietaria dell’intero castello.

Dal periodo della dominazione farfense in poi, non abbiamo notizie certe. Nell’atto del1198 incui il pontefice Innocenzo III conferma all’Abbazia di Farfa le sue proprietà, non si fa menzione di Frasso che potrebbe anche essere stato a quel punto libero comune. Certamente divenne feudo dei Brancaleoni. Questa famiglia già nel ‘200 aveva il controllo diversi castelli in quella che potremmo definire la “Sabina centrale”: Torricella, Ornaro, Monteleone, Casaprota, Castel di Tora.

Nel 1343, il Registrum che censiva le chiese sottoposte al Vescovo di Sabina, di castrurm Fraxi dice: “Item accessit et visitavit capellam sancti Petri de castro Fraxi quam tenet unus rector et habet curam animarum”. Si doveva dunque trattare di un castrum piuttosto piccolo: infatti per le cui esigenze di fede era sufficiente una “cappella” (dunque non una parrocchiale vera e propria) con un sacerdote.

Frasso Sabino passa ai Cesarini

In un atto del 1388 Giovanni e Francesco Brancaleoni, figli di Andrea, cedono a Tedelgario de Tedelegariis Frasso (o parte di esso) in cambio di altri feudi. In realtà questo è un atto, secondo me, di non chiara interpretazione. E’ più probabile che i due avessero ceduto solo una parte del feudo oppure che casa Brancaleoni lo riacquistasse successivamente.

Infatti, per certo, il vero passaggio di mano avviene intorno al 1440. Nel 1441, Simodea Brancaleoni sposa Orso Cesarini e ottiene dai fratelli il feudo di Frasso. In realtà, per la famiglia Brancaleoni quegli anni registrano una ripartizione Frasso Sabino visita e storiagenerale delle loro proprietà sabine e, proprio per via del matrimonio di Simodea, anche un ampio passaggio di feudi dal controllo dei Brancaleoni a quello dei Cesarini.

Infatti, nel 1444 Francesco e Paolo Brancaleoni del fu Giovanni Andrea dei Brancaleoni di Monteleone Sabino donarono Torricella, insieme al castello di Casaprota (o Caligrotta) e parte del castello di Monteleone e di Castel di Rocca Salice, alla sorella Simodea. In pratica, un ampio territorio posto su ambedue i lati della Salaria passò durante il XV secolo dall’orbita dei Brancaleoni a quella dei Cesarini.

Per i Cesarini, però, entrare realmente in possesso di Frasso non fu una partita semplice poiché si trovarono a doverlo contendere ai Savelli. Infatti, Frasso fu occupato proprio all’epoca della dote di Simodea Brancaleoni, nel 1441 da Battista Savelli ma il Cardinale Giuliano Cesarini di Sant’Angelo convinse Battista Savelli a restituirlo dietro il versamento di una somma di danaro. Il Savelli cercò però nuovamente di invaderlo e nel 1447 dovette intervenire addirittura Papa Nicolo V per farlo desistere.

Nell’anno 1501, quando il Papa Alessandro V Borgia prende sotto la sua protezione Gabriele Cesarini (figlio di Orso Cesarini e Simodea Brancaleoni), tra i castelli proprietà di quest’ultimo, troviamo menzionato anche Frasso. Qualche anno prima, una figlia di Alessando V, Gerolama Borgia (*1464, +1483), aveva sposato Giovanni Andrea Cesarini.

I contrasti tra i Cesarini ed i Savelli per il controllo di Frasso sono però lungi dal terminare (ad esempio nel 1528 Giovanni Battista Savelli saccheggiò Frasso e Ginestra). Solo nel 1573 con un atto di concordia stipulato con i Savelli, i Cesarini ebbero il possesso incontrastato di Frasso.

Frasso Sabino: il Castello

Come ci racconta Carlo Grappa nel suo libro Sabina Sacra e Civile: “Il castello venne fatto erigere sui ruderi della rocca medievale, nel corso del secolo XVI (verosimilmente nella seconda metà) dai Cesarini, all’epoca proprietari del feudo … Nel corso della seconda metà del secolo XVII (1673), in seguito al matrimonio di Livia Cesarini, figlia primogenita di Giuliano Cesarini e di Margherita Savelli, e Federico Sforza, figlio di Paolo Sforza e Olimpia Cesi, esso passò agli Sforza Cesarini. Che vi fecero eseguire lavori di ristrutturazione per meglio adattarlo alle nuove esigenze di residenza signorile. Dell’originale costruzione sopravvive una massiccia torre angolare cilindrica con basamento a scarpa, ornata di beccatelli, che controlla, dopo il rivellino, la rampa d’ingresso al nucleo antico dell’abitato”.

Frasso Sabino

Il matrimonio tra Livia Cesarini (1646 – 1711), e Federico Sforza, da cui nacque la casata degli Sforza Cesarini, merita un racconto a sé, o almeno un accenno. Basti dire che la generazione di Livia fu l’ultima della casata dei Cesarini e che solo due sorelle – Livia e Clelia – si sposarono. Clelia con Filippo Colonna e Livia con Federico Sforza. Ma Livia per contrarre matrimonio abbandonò il convento sposandosi addirittura in segreto. La controversia tra le sorelle per l’eredita dell’immenso patrimonio dei Cesarini durò decenni e si concluse con un compromesso solo nel 1709.

Come si viveva a Frasso qualche secolo fa ?

Di Frasso Sabino all’inizio del ‘700 ci regala un quadro imperdibile Carlo Bartolomeo Piazza, descrivendo i territori della Diocesi Suburbicaria di Sabina:

Su le sponde, ed erte pendici del fiume Farfaro, alla destra de Monti S. Giovanni, Severo, e Nero, vicino a Montopoli giace questo ombroso e picciolo Castello, il quale senza dubbio è l’antico Capo Farfaro, perché poco lungi da esso il fiume medesimo, di cui disse Plauto: Dissipabo te tanquam folia Farfari. Ed Ovidio: Et amena Farfaris umbra. Chiamossi Frasso, forse dall’abbondanza, tra gli altri alberi, di quello di questo nome. Per la copia dell’acque limpidissime, e fredde; nelle quali pescansi saporitissime trotte, ed altri nobili pesci. Vi si fabbrica con curioso artifizio la carta, di mediocre qualità, la quale si vende per tutta la Sabina. Scorre questo ameno fiume Farfaro per valli profonde per molta parte dell’antica Sabina, e per la famosa Abbadia di Farfa, …… Ed è degna di osservarsi sotto, e poco lungi da questo Castello lo strepitoso sgorgo da sassi, e radice del vicino monte, da onde ha l’origine questo fiume, e tosto più copioso s’ingrossa, fino a girare, dopo la distanza di un quarto di miglio, grosse mole di torchi di oglio, di cartiere, e di grano, con acque chiare, e sopra ogni credere fredde, e perciò perfette per l’uso umano”.

Nel 1703 Frasso ha tre chiese: la parrocchiale dedicata alla Natività della Vergine, la chiesa di San Pietro in Vincoli, poco lungi dal castello, e la Chiesa di Santa Maria del Soccorso “di ragione della chiesa parrocchiale, mantenuta co’l frutto di alcuni oliveti, lasciati per legato da un benefattore”. Quest’ultima, era stata eretta nel 1683 dal duca Aloisio Sforza Cesarini.

In tutto, circa 200 anime, dato confermato da Francesco Sperandio nella sua “Sabina sagra e profana, antica e moderna” (1790) nella quale però non è più citata la chiesa di San Pietro in Vincoli ma è invece ancora presente la chiesa rurale di Santa Maria del Soccorso

Quando il sistema feudale volge al tramonto dopo l’invasione napoleonica dell’Italia, Frasso è ancora proprietà degli Sforza Cesarini:  la duchessa Geltrude fungeva da curatrice degli interessi del figlio don Salvatore. Il 30 dicembre 1817, la famiglia rinunciò ai diritti feudali e così nel 1827 Frasso guadagnò la sua autonomia.

Da ultimo, possiamo citare la visita pastorale del 16 giugno 1836 di Monsignor Francesco Canali, Vescovo suffraganeo di Sabina: la chiesa parrocchiale risultava quella di Santa Maria della Neve, però in pessimo stato di conservazione ed ancora sconsacrata. Data la situazione della chiesa, il vescovo officiò la cerimonia della Cresima nella piazza antistante. Altre tre chiese venivano censite nel territorio: quella rurale del Soccorso; quella rurale di San Pietro in Vincoli; quella dell’Osteria Nuova. La parrocchia contava 400 anime e ad occuparsi dell’assistenza medica vi era un ostetrica.

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.