Monday, Dec. 6, 2021

Uganda, un sogno chiamato Gorilla

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November 22, 2013

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Uganda, un sogno chiamato Gorilla

Ci sono persone le cui passioni, i cui ideali sono tali da renderle capaci di cambiare la storia.

Se ancora qualcuno può avere il privilegio di osservare in natura i gorilla di montagna lo dobbiamo a Dian Fossey, zoologa americana che ha dato la vita per queste meravigliose creature. Gli studi della Fossey e le sue battaglie contro i bracconieri hanno portato all’attenzione del mondo scientifico e dei governi il rischi di estinzione a cui erano sottoposti questi primati e quando nel 1967 fondò il suo centro di ricerca che chiamò Karisoke in Ruwanda la storia dei gorilla, ridotti a poche centinaia di esemplari, cambiò.

gorilla Forse un libro letto da ragazzo, Congo di Michel Crichton, forse un’esperienza che allora mi sembrò esilarante, oggi la rivivo con tristezza, fatta insieme ad un amico in uno zoo safari, forse i ricordi d’infanzia legati a King Kong o una foto tra le vincitrici del World Press Photo del 2008 che ritrae un gorilla ucciso dai bracconieri e recuperato dai guardia parco in Congo, non saprei, ma il Gorilla di Montagna è sempre stato in cima alla lista dei miei desideri.

Uganda, Bwindi, il parco nazionale

Il fascino della foresta impenetrabile di Bwindi, in Uganda, non tarda a farsi sentire. Dopo ore di strade sterrate, l’arrivo nel parco nazionale è indimenticabile. Alla sinistra del villaggio di Bwindi, pieno di piccole botteghe di artigiani locali e di souvenirs, si ergono enormi montagne ricoperte da una foresta fittissima, verde, profumata, il regno dei gorilla di montagna.

I lodge ugandesi non tradiscono le aspettative, il nostro è splendido, personale accogliente ed efficientissimo, alcune scimmiette velocissime che attraversano il piazzale e si arrampicano sugli alberi, i soliti numerosi coloratissimi uccelli. Dalla nostra capanna, in posizione sopraelevata rispetto alle altre, lo spettacolo è unico. Davanti a noi due enormi rilievi che forano un agobba di cammello e da cui provengono tutti i suoni del mondo, tra cui non tarda a levarsi una luna piena che le illumina quasi a giorno complice anche il sottile velo di umidità che avvolge la foresta.

Domani i gorilla, finalmente.

Guarda un gorilla negli occhi e la tua vita cambierà per sempre“. Questa frase, scritta in un meraviglioso libro di Steve Bloom, Elogio dei Primati, in apparente contraddizione con quanto raccomandano i ranger, è la verità più vera che si possa apprendere in Uganda.

Si parte all’alba, ben coperti, fa freddo al mattino, la foresta è piena della sua stessa umidità. Briefing iniziale, assegnazione dei gruppi e siamo sulle jeep. Poco dopo inizia il trekking. Tre ore di camminata, in una foresta tanto fitta quanto buia. L’aggettivo impenetrabile le calza a pennello. I ranger si tengono in contatto via radio tra loro, i gorilla sono in movimento, tra poco dovrebbero incrociare la nostra strada.

E’ il momento. La nostra guida ci invita a salire ancora di qualche metro, e mentre sei ancora a cercare di difenderti dagli arbusti e dalle ortiche giganti, lo intravedi, anzi lo vedi, in tutta la sua maestosità: il Silverback ci offre la schiena. Non si scompone, continua a mangiare, a pensare, talvolta si ferma ad osservare ciò che accade intorno a lui. E’ ferito in modo lieve sulla spalla destra e accanto all’occhio destro, segno di qualche recente scontro con un altro maschio.

Le femmine intorno a lui sono più vivaci, anche loro mangiano, staccano da terra le radici e se ne nutrono in mille posizioni diverse, chi da sdraiata, chi seduta. Qualcuna tenta anche un contatto, prima con un turista belga, poi con un ranger. Le guardie ci tranquillizzano, dicono che sono abituate alla vista delle loro divise e tentano di interagire, per gioco. Rischio di fondere l’otturatore della macchina fotografica, alterno scatti a momenti in cui penso solo a godermi la loro bellezza, la loro armonia, la quiete che emanano. Nessuno scatto potrà sostituirsi ai ricordi, ma a fine giornata mi rendo conto di aver fatto click 1.400 volte.

Gli occhi dei gorilla

E poi di nuovo lui. Kanyonyi, il maschio dominante. Finalmente ci offre una vista frontale, è pensieroso, incrocia le braccia, medita. Dicono di non farlo, che sono pur sempre animali selvatici. Potrebbero innervosirsi. Ma se io ora chiudo gli occhi vedo i suoi. E mi ci perdo ancora dentro. Marroni, profondi, umani come nessun umano mai. Gli occhi del gorilla. Vigila calmo sulla sua famiglia, la protegge, le ha garantito sicurezza è tranquillità in un ambiente che sa essere ostile.  L’ha guidata alla ricerca del cibo, ha vegliato sul riposo dei suoi membri, ma ora è anziano. La guida ci spiega che è il gruppo di gorilla che per primo si è abituato alla presenza umana, ma ora Kanyonyi è anziano, le femmine non vogliono più accoppiarsi con lui perché presto non sarà più in grado di difendere i cuccioli ed è destinato ad essere sostituito da un altro maschio. Eppure quanta pace nei suoi occhi, quanta umanità nei suoi gesti. La foresta, sua madre e sua casa, si specchia nei suoi occhi, due occhi pieni d’amore.

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Due parole sull'autore

antoniosaponaro@laboratorionomentano.it'

Antonio Saponaro

Il dottor Antonio Saponaro si è laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Roma “Tor Vergata” e specializzazato in Cardiologia presso la seconda Facoltà di Medicina dell’Università “Sapienza” di Roma. E’ in servizio presso il reparto di cardiologia del Policlinico Militare “Celio”. Svolge la sua attività professionale presso il Poliambulatorio Specialistico Nomentano ed in altri ambulatori romani. Ha al suo attivo alcune pubblicazioni sul Giornale di Medicina Militare e su Minerva Cardiologica.