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Il Castello di Collalto Sabino

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June 20, 2013

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Il Castello di Collalto Sabino

Il confine con l’Abruzzo è lì sotto, a poche centinaia di metri in linea d’aria dalla sommità delle mura del castello. Sullo sfondo il Monte Velino: una visione inconfondibile che attesta come ci si trovi ai limiti estremi di quella parte di Sabina che guarda verso quello che un tempo fu il Regno di Napoli. Collalto, infatti, è a poche “miglia” dalla Piana di Carsoli ed a questa sua posizione di porta d’ingresso allo Stato Pontifico si deve l’originaria costruzione del suo castello.

Non a caso, esso nasce come rocca con scopi prettamente di presidio militare: fatto che, in realtà, non traspare immediatamente al visitatore poiché, entrati dalla porta entro le mura del paese e raggiunta la piazza della fontana ottagona, ci si trova come sopraffatti dalla mole del castello al quale gli interventi effettuati tra la metà del XIX secolo ed i primi decenni del XX, hanno dato sembianze “neo-medievali”, un pò, se volete, ma non così all’estremo, come il famoso Neuschwanstein  di Ludovico di Baviera.

L’originaria rocca, con le sue mura a scarpa, costruita tra il XIV ed il XV secolo, si trova invece alle sue spalle, al centro di quello che è oggi il parco dal castello e può essere apprezzata completamente solo da lì. Si tratta di un’opera spiccatamente militare: la massiccia torre quadrata centrale, le torri rotonde angolari, e poi le garitte e le postazioni per i cannoni che arrivarono al numero di 39.

Se la rocca è ancora possente, il castello – con i suoi vezzi romantici – è veramente un incantevole piacere per la vista. Credo che ciò che lo renda così particolare stia nel fatto che ogni suo proprietario, negli ultimi cinque secoli, abbia provato ad adattarlo al suo gusto.

Iniziò Alfonso Soderini che nel 1568 aveva acquistato il feudo da Roberto Strozzi. Ai Soderini, che ne furono proprietari per quasi un secolo, è dovuto il primo grande intervento di restauro dell’edificio che andava sempre più sviluppando la sua connotazione di dimora aristocratica. Nel 1641 la baronia di Collalto viene venduta dai Soderini ai Barberini ed è all’inizio del XVII secolo (nel 1712 come riporta un’iscrizione nel cortile del castello) che il Cardinale Francesco Barberini mise mano in modo importante agli interni sia dell’antica rocca che del castello. Del resto il Cardinale Barberini si trovava a confrontarsi con due aspetti: da un lato la necessità di disporre di una dimora adeguata al rango suo e del suo casato e, dall’altro, l’importanza strategica di Collalto, situato al confine tra 1o Stato Pontificio ed il Regno di Napoli. Infatti, fino alla fine del ‘700, il complesso era sede di una ben munita guarnigione.

Si venne così a creare quella dualità di nature che si abbelliscono a vicenda e che ammiriamo ancora oggi: nella parte più alta (e più larga) del colle, l’antica rocca; davanti ad essa lo sviluppo del castello (prima) che si evolve in palazzo patrizio (poi) con una forma rettangolare che privilegia fortemente i lati lunghi per adattarsi al crinale su cui venne costruito.

Carlo Grappa, nella sua “Sabina Sacra e Civile” lo descrive benissimo: il castello “… presenta una facciata mossa da torrioni sporgenti ai lati dell’ingresso, che si apre su un portale dotato di ponte levatoio; i torrioni sono completati da merlature e l’intera facciata è alleggerita da numerose finestrature. Attualmente esso presenta, dal punto di vista architettonico, un aspetto prevalentemente tardo-rinascimentale, anche se non mancano elementi (in particolare la sistemazione dell’accesso da sud) riconducibili ad epoche successive; caratteristica della sua condizione attuale è la totale mancanza di decorazioni murali interne, che invece dovevano essere presenti nel periodo in cui l’edificio fu proprietà dei Soderini e dei Barberini, come anche riferito da testimonianze dell’epoca. Tra i due corpi di fabbrica corre un ampio cortile, munito delle strutture un tempo necessarie a garantire 1o svolgimento delle operazioni di sorveglianza, ammassamento e difesa”. I Barberini rimasero proprietari di Collalto fino alla soppressione del regime feudale all’inizio dell’800.

Per il castello, i problemi arrivarono però nel 1861 quando, insieme al paese, fu saccheggiato da una banda di reazionari borbonici ai comandi dell’avvocato abruzzese Giacomo Giorgi e del colonnello dell’esercito borbonico Francesco Luvarà e ridotto in uno stato di estremo degrado.

La sua bellezza, però, gli valse la fortuna di trovare sempre estimatori in grado di riportarlo ai suoi passati splendori: tra il 1890 ed il 1895 venne fatto restaurare dal conte polacco Corvin-Prendowski, discendente del re d’Ungheria Mattia Corvino, nello stile neo-medievale di cui abbiamo detto. Successivamente, la famiglia Giorgi-Monfort tra il 1932 ed il 1934 condusse ulteriori restauri sempre nella medesima concezione romantica. Da ultimo, negli anni ’90, il castello si è giovato di ulteriori interventi che ne hanno garantito il perfetto stato di conservazione in cui lo possiamo ammirare.

A raccontarvi di questo castello, della sua particolare – forse discutibile – ma certamente affascinante tendenza “neo romantica medievale”, dell’aspra e forte natura che lo circonda, dello spettacolo del Velino innevato, potrei andare avanti a lungo. Il mio consiglio, invece, è quello di lasciarvi tentare dalle sue immagini e regalarvi un week end in giro per quest’ultimo lembo di Sabina quasi abruzzese iniziando con la visita del Castello di Collalto.

Per visitare il Castello

Gli orari di visita del Castello di Collalto Sabino, sono i seguenti:

  • da Aprile a Settembre: sabato ore 16:00; domenica ore 12:00 (I turno)  ore 16:00 (II turno)
  • da Ottobre a Marzo: sabato ore 15:00; domenica ore 11:00 (I turno)  ore 15:00 (II turno)

Per informazioni: Gerardo  3472799700 – Chiara    3488090448 – Serena    3405962474

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.