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Il Castello di Nerola

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September 2, 2013

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Il Castello di Nerola

Il Castello di Nerola è probabilmente il più scenografico tra i castelli sabini. Se chiudete gli occhi ed eliminate dalla scena la Salaria nuova – costruita negli anni del boom economico – vi renderete conto di come questa fortificazione, dall’alto della rupe su cui sorge Nerola, controlli la Salaria vecchia e chiuda il percorso che, superando Osteria Nuova, conduce a Rieti, segnando così uno dei punti di confine tra la piana del Tevere ed il reatino. Questa particolare posizione fu alla base dell’importanza del castello unitamente al fatto che Nerola era a ridosso del confine tra lo Stato Pontificio ed il Regno di Napoli il quale passava nelle zone di Orvinio e Collalto.

Il controllo di Nerola

Ricostruire i molti passaggi che nei secoli hanno caratterizzato la proprietà del castello e del feudo di Nerola, è vicenda complessa: il nostro obiettivo sarà solo di tracciare un primo percorso.

La prima notizia risale al 972: con l’obiettivo di controllare la via consolare e creare una difesa alle incursioni saracene, Nerola fu concessa incastello di nerola feudo a Benedetto Crescenzi il quale vi costruì il Castrum Nerulae. Anche il borgo aveva funzione di fortificazione con il lato esterno delle case in funzione di cinta muraria i cui resti e le cui torri, sono ancora individuabili tra le case del paese. Sotto il pontificato di Niccolò II (1059-1061), il borgo venne assalito dai Normanni, vassali del papa, nell’ambito delle lotte che vedevano coinvolti papa, imperatore di Germania e famiglie aristocratiche romane. Ciò avvenne nuovamente sotto il pontificato di Alessandro II (1061-1073).

Ci torna utilissimo, a proposito di Nerola nell’XI secolo quanto scritto da Giulio Silvestrelli nella sua opera “Città, castelli e terre della regione romana”: “La Cronaca farfense dice che nel 1099 la tenevano i figli di Rinaldo conte per concessioni illegali da questo avute. Dovette tornar presto ai monaci, perché la stessa Cronaca riferisce che nel 1104 l’abate Berardo diede il castrum Nerulae in enfiteusi a Berardo figlio di Rustico di Crescenzio, a sua moglie Agna ed ai loro figli e nepoti. Secondo il Codice Ottoboniano, appartenne nei secoli XIII e XIV ad una famiglia romana de Montenigro che coprì alte cariche in Campidoglio”.

Possiamo dunque ritenere assodato il controllo dei Crescenzi su Nerola tra il X e l’XI secolo o direttamente o attraverso concessioni da parte dell’Abbazia di Farfa. Viceversa, di più difficile collocazione è il ruolo dei de Montenigro. Ghibellini, e perciò spesso alleati dei Colonna, erano imparentati ai Savelli, in rapporto a loro volta, da tempi antichi, con i Crescenzi. Il Silvestrelli ritiene che possano aver preso il nome dal castello di Montenero Sabino.

Nerola e gli Orsini

Ciò che però sappiamo è che ai primi del ‘200 il castello dovette tornare nel patrimonio della Chiesa ed è in questa fase che potrebbe essere stato concesso come feudo ai de Montenigro per entrare a far parte successivamente delle proprietà concesse agli Orsini i quali, con l’elezione nel 1191 a papa di Celestino III, avevano visto crescere il loro potere. Infatti, Matteo Rosso Orsini “il Grande” (1178 – 1246), signore, tra l’altro, di Monterotondo, è Signore di Nerola dal 1235. Suo figlio Napoleone (+ post 1267), donò al fratello Giovanni Gaetano – alto prelato e Governatore della Sabina e della Campagna – la quarta parte del castello di Nerola.

castello orsini nerolaDunque, nel XIII secolo, o almeno per una certa parte di esso, Nerola è già in mano agli Orsini. Francesco (+ post 1359), pronipote di Napoleone, è Signore di Nerola nel XIV secolo come anche di Scandriglia, Ponticelli, Montemaggiore e Montelibretti ed a lui succede il figlio Giovanni (+ post 1393).

Le cose si complicano però di lì a poco. Come conferma infatti anche il Silvestrelli, Nerola fu occupata ai primi del XV secolo da Cinzio di Paterno, capitano al servizio di Bonifacio IX e di Re Ladislao che ebbe anche i castelli di Monte Maggiore, Montelibretti e Ponticelli. Gli Orsini la dovettero però recuperare piuttosto rapidamente, infatti figura in un atto di vendita fra gli Orsini stessi nel 1411 e nel 1431 Antonio Lancellotto, figlio di Cinzio, cede al Cardinale Giordano Orsini i diritti su Nerola, Monte Maggiore, Montelibretti e Ponticelli (Regesto De Cupis). Dalla stessa fonte, si rileva come nel 1433 il Francesco Orsini 1° Duca di Gravina (figlio di Giovanni e Maresciallo del Regno di Sicilia per conto del Re Ladislao I) fosse già signore dei feudi in questione. Nel 1438, infine Antonio Lancellotto, rinnovò a favore di Francesco e Orsino Orsini, eredi del Cardinale Giordano, la rinunzia ai suoi diritti su Nerola.

A questo punto le vicende relative al possesso del castello si semplificano. A Francesco (+1456) successe infatti quale Signore di Nerola il nipote Raimondo (+1488), che sarà anche Governatore di Napoli, il quale sposa Giustiniana Orsini, figlia di Lorenzo degli Orsini di Monterotondo e di Clarice degli Orsini di Bracciano. A lui succede, con il titolo di Conte di Nerola, il figlio Francesco fatto uccidere da Cesare Borgia nel 1503. Terminata l’epopea dei Borgia, il feudo torna agli Orsini e, precisamente, al figlio di Francesco, Gianantonio (+ 1562), Conte di Nerola e Signore di San Gemini dal 1524 (titolo che gli Orsini di Nerola porteranno fino alla fine del loro ramo). Ma Gianantonio ha tre figlie femmine ed il feudo passa ad un cugino (figlio di suo fratello Ferdinando, Duca di Gravina) Virginio (+1573) il quale ottiene per San Gemini il titolo ducale ed ha in suo possesso tutti i feudi introno a Nerola: Montelibretti, Corese, Monticello, Scandriglia, Cerdomare, Monte Flavio, Monte Maggiore. Si trattava, evidentemente, di un territorio ampio ed omogeneo, quasi un enclave posta tra lo stato Pontificio e il Regno di Napoli. Fu così che gli Orsini nella seconda metà del XVI secolo, costituirono lo “Stato di Montelibretti” in cui riunirono questo feudo e cinque vicini castelli (Montelibretti, Corese, Montorio, Monteflavio, Ponticelli, Monte Maggiore).

A Virginio succede il figlio Giannantonio (1567-1639), Principe di Scandriglia, Duca di San Gemini, Conte di Nerola il quale sposò nel 1590 Donna Costanza Savelli da cui ebbe una sola figlia femmina, Giustiniana che andò in sposa a Ferdinando Orsini Duca di Bracciano (+1660).

Ferdinando e Giustiniana hanno cinque figli, di cui tre maschi: Virginio (1615-1676), che diverrà cardinale; Flavio I (1620 – 1698), 1° Principe di Nerola dal 1642, e Principe Assistente al Soglio Pontificioe; Lelio (+1696) 2° Duca di Nerola. Con loro cesserà il dominio Orsini su Nerola.

Nerola tra Orsini e Barberini

Anche in questo caso la vicenda è particolarmente articolata: di certo sappiamo che il controllo del feudo passerà ai Barberini, ma i tempi ed i modi sono meno sicuri. Un primo atto di vendita (riportato da Gliulio Silvestrelli nella sua opera) data 8 agosto 1644. Ferdinando Orsini, donna Giustiniana sua moglie, ed i figli Virgino, Flavio e Lelio vendettero a Taddeo Barberini (1603–1647) lo Stato di Montelibretti.

Ma quelli sono anni difficilissimi per i Barberini i quali, alla morte di papa Urbano VIII (zio di Taddeo), si trovarono a dover affrontare una nerola castello orsinireazione molto forte nei loro confronti. Il successore di Urbano, Innocenzio X, li sottopose a processo e sequestrò tutti i loro beni: Taddeo riparò in Francia dove morì. Per quanto ci interessa, è importante quanto scrive sua moglie, Anna Colonna, rimasta a Roma a vigilare sui beni di famiglia nel 1646:”… qui il Papa ha preso tutta la robba vostra, cioè tutte le terre: Palestrina, Valmontone, Lugnano, San Gregorio, Cas’Ape, Montelanico, Monterotondo e Montelibretti, stato de’ Signori Orsini non ancora finito di pagare … ”. Dunque un atto di vendita non ancora perfezionato dal pagamento.

Sappiamo per certo (leggete più oltre) che Flavio Orsini abiterà il castello anche diversi decenni dopo quell’atto di vendita, ma altrettanto certamente sappiamo che Nerola passerà ai Barberini verso la fine del medesimo secolo. Diverse sono le possibili articolazioni di questa cessione, che potrebbe anche essere avvenuta in diverse fasi. Vide sicuramente coinvolti Flavio e la sua seconda moglie ed il fratello Lelio. Potrebbe essere in parte passata attraverso la proprietà dei Lante Della Rovere, nipoti di Flavio o attraverso Carlo Odescalchi il quale entro in possesso giudizialmente di parte dell’eredità di Flavio Orsini (come vedremo). Si tratta di un tema la cui soluzione necessita di un approfondita ricerca d’archivio sempre che il tempo ci abbia preservato intatte le carte necessarie.

Nel 1728, in seguito al matrimonio di Cornelia Barberini con Giulio Cesare Colonna, il feudo passa ai Colonna di Sciarra. Successivamente, il castello appartenne ai marchesi Sacchetti e nel 1939 passò ai marchesi Ferrari-Frey.

Se questa è la storia del castello, vi sono due vicende particolari, meno note, che mi sembra bello ed interessante ricordare qui.

Il Miracolo della Madonna delle Grazie

Raimondo e Giustiniana Orsini – di cui abbiamo fatto la conoscenza poc’anzi – ebbero un solo figlio maschio, Francesco il quale, come sappiamo, fu il primo a portare il titolo di Conte di Nerola. Ma Francesco da bambino era di salute cagionevole e soggetto a malattie gravi. Nel 1471 sale al Soglio Pontificio Sisto IV, francescano dei frati minori, il quale chiama a Roma come suo confessore il confratello Amedeo da Silva (al secolo João Mendes de Silva, 1420 – 1482), in odore di santità tanto da divenire poi Beato. Il piccolo Francesco per due volte si ammala e sta per morire. Il Papa invia in soccorso del piccolo frate Amedeo e Francesco guarisce. Amedeo indica come fonte della guarigione l’immagine della Vergine che è ospitata nella cappella del castello, opera di Antoniazzo Romano. Padre Amedeo chiede agli Orsini di costruire un monastero a Scandriglia – l’attuale monastero dei Santa Maria delle Grazie – e quando nel 1478 l’edificio sacro è realizzato e vi giungono i padri francescani, ottiene che anche l’immagine sacra venga donata al monastero dove ancora oggi potete ammirarla.

Flavio Orsini e Anne-Marie de La Trémoille

Flavio, primo Principe di Nerola, già vedovo di Ippolita Ludovisi, sposa nel 1675 Anne-Marie de La Trémoille (1641–1722) duchessa di Noirmoutier e vedova, a sua volta, di Louis-Blaise de Talleyrand, principe di Chalais. Sebbene la nobildonna francese non abbia soggiornato che pochissimo a Nerola, molto amata invece da Flavio, preferendole il palazzo degli Orsini a Roma, la sua storia, certamente intrigante, merita di essere narrata. Infatti, giunta a Roma dopo la morte del primo marito, si era assai adoperata nel gestire contatti e rapporti informali a vantaggio della corte francese e tra queste manovre rientrava probabilmente anche un matrimonio italiano importante come quello con Flavio Orsini. La sua carriera raggiunse l’apogeo quando, dopo la salita al trono di Spagna di Filippo V di Borbone, nipote di Luigi XIV e quindi elemento importantissimo per formare un’alleanza franco-spagnola, la nostra Anne Marie riuscì a favorire il matrimonio della dodicenne Maria Luisa di Savoia con il nuovo Re di Spagna a sua volta diciottenne (1701). Per ricompensa, divenne Camarera Mayor della giovane coppia reale e fu per numerosi anni la donna più potente della corte spagnola ed il gestore degli interessi francesi da quelle parti. Quando però Maria Luisa morì nel 1714 e Filippo V sposò Elisabetta di Parma, Anne Marie non riuscì a ripetere l’operazione e fu anzi allontanata dalla Spagna dalla nuova regina e tornò a Roma dove morì ottantenne nel 1722.

Alla morte di Flavio nel 1698, la duchessa de La Trémoille aveva ereditato il patrimonio del marito ma questo gli fu contestato da Livio Odescalchi, duca di Ceri e di Bracciano e nipote Innocenzio XI dopo che proprio Flavio aveva venduto Bracciano agli Odescalchi nel 1696. Livio, affermando di essere stato adottato da Flavio Orsini, ottenne giudizialmente il riconoscimento dell’eredità di Flavio Orsini che era però ormai poca cosa.

Il profumo di Nerolì

Un’ultima notazione: Flavio coltivava a Nerola alberi di arancio amaro (Citrus aurantium L.) da cui traeva un’essenza prediletta da Anne Marie la quale ne fece una moda di quei tempi. Ancora oggi, si produce – anche da parte di case molto rinomate – una fragranza che porta questo nome.

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.