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Il Pago di Montenero

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July 9, 2013

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Il Pago di Montenero

La Sabina racchiude ancora nel suo sottosuolo molti segreti e delle epoche più varie. Grotte naturali, antichissime, ma utilizzate dall’uomo tanto nella preistoria come rifugi quanto in epoche assai più recenti come eremi. Resti di opere realizzate per scopi diversi in momenti altrettanto diversi di cui poco sappiamo e quindi da studiare o ancora del tutto da scoprire. La cronica mancanza di fondi per la ricerca archeologica è, del resto, vicenda ben nota come lo è l’ampiezza del patrimonio archeologico che andrebbe esplorato. Così le nostre conoscenze della Sabina antica e dei suoi abitanti sono in realtà ben lontane dall’essere complete e molto vi è ancora da scoprire e da studiare.

Un passo in tal senso è stato compiuto dall’archeologo Federico Giletti con la pubblicazione dell’opera “Dai Sabini ai Romani – Antichità e Sviluppo del Territorio di Montenero Sabino”. Alle ricerche sul campo che hanno consentito la redazione e pubblicazione dell’opera hanno contribuito, con ruoli diversi, la Facoltà di Archeologia dell’Università di Roma “La Sapienza, il Comune di Montenero Sabino e l’Associazione Apidienus. Lo scritto consente di avviare un’opera di analisi sistematica di elementi fondamentali (vie di comunicazione, organizzazione degli insediamenti, utilizzo del territorio) per la conoscenza di cosa accadesse in un’area che potremmo definire della “Sabina interna” ed oggi ricompresa nei comuni di Montenero e Salisano nei numerosi secoli in cui essa fu prima abitata dai Sabini come etnia autonoma e poi inserita nel sistema amministrativo ed organizzativo di Roma.

Senza sintetizzare qui uno studio che merita di essere letto nella sua interezza, vorrei invece condividere l’emozione – la cui intensità potrete giudicare voi stessi guardando le foto qui di seguito – di essere entrare in contatto diretto, senza “mediazioni culturali” o percorsi di fruizione prestabiliti, con quel che resta dell’antico abitato sabino ospitato in località Pago in comune di Montenero.

Ci dice infatti Federico Giletti: “Nell’ambito del territorio montenerino, infatti, è stato possibile individuare e riconoscere diverse aree in cui sono conservate tracce di antropizzazione di età sabina. Tra queste, molto evidente è la sistemazione in grandi terrazzamenti delle pendici di Colle Paradiso: ciascun livello è altro oltre dieci metri e viene ricavato artificialmente grazie alla regolarizzazione dei versanti est, ovest e nord … In località Pago, propaggine meridionale dello stesso Colle Paradiso, la morfologia naturale del luogo sembra particolarmente adatta a svolgere una funzione a carattere difensivo. L’altura approssimativamente della forma di un triangolo equilatero è identificabile con l’insediamento sabino, il pagus, confermato sia dal toponimo Pago che dalle notizie di scoperte e rinvenimenti tramandate oralmente dal passato …. Lungo i versanti di Colle Paradiso, sia nei salti di quota tra i vari terrazzamenti sia sulle pendici dell’altura del Pago, si ritrovano con una certa frequenza parti di condotti ipogei scavati nel conglomerato arenario e appartenenti a sistemi idrici complessi, funzionali alla raccolta e al convogliamento della acque, ma nella maggior parte dei casi identificabili come opere di drenaggio, dalla specifica funzione di evitare lo smottamento franoso del terreno e il conseguente crollo dei terrazzamenti”.

Duemila e cinquecento anni dopo (circa) i condotti, scavati a mano nell’arenaria per decine (o centinaia ?) di metri, sono ancora lì, perfetti, e dotati di una loro naturale, non so dire se voluta, eleganza. Assolvono ancora oggi la loro funzione di drenaggio degli strati di terreno posti sulla loro sommità evitando che si “inzuppino” d’acqua e quindi non solo consentendo la raccolta dell’acqua stessa per i più diversi usi (senza bisogno di scavare pozzi che le “tecnologie” dell’epoca avrebbero reso ben complesso) ma anche controllando l’umidità stessa del terreno su cui i sabini avevano posto le loro abitazioni. Funzionano così bene che alcuni sabini … di oggi li usano attualmente come “grotta” a dimostrazione del fatto che la “manutenzione” del patrimonio archeologico può assumere forme imprevedibili !

Come potrete vedere dalle foto, le pareti di arenaria del Pago consentivano anche di disporre in sito del materiale necessario per realizzare altre opere (una mola ? una pietra per compiere cerimonie sacre ?) che sono ancora li a testimoniarci la presenza dell’uomo.

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.