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Il Santuario di San Michele Arcangelo al Monte Tancia

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June 28, 2013

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Il Santuario di San Michele Arcangelo al Monte Tancia

Non vi sono scuse per non visitare il Santuario – Eremo di San Michele Arcangelo sulle pendici del Monte Tancia: il luogo è denso di sacralità e l’impegno per raggiungerlo veramente molto ridotto. In pratica un “mini pellegrinaggio”.

Iniziamo dalle istruzioni pratiche: ci troviamo nel territorio del comune  di Monte San Giovanni e, lasciandovi il paese alle spalle, dovete procedere sulla provinciale in direzione dell’Osteria del Tancia. Superata quest’ultima, andate ancora avanti fino a raggiungere il ponticello sul torrente Galantina. Noterete la presenza della usuale segnaletica turistica. Parcheggiate e incamminatevi sul sentiero (con le spalle a Monte San Giovanni è a destra rispetto alla provinciale) e seguitelo per un quarto d’ora. Arriverete ad un bivio dove andrete a destra salendo nel bosco fino a giungere ad un piccolo pianoro sotto un alta parete di roccia a strapiombo. Ciò che vedete intorno è quel che resta delle abitazioni dei monaci. La ripida scalinata lì nei pressi è invece quella che dovrete percorrere voi per arrivare alla grotta che costituisce il santuario vero e proprio. Prima di visitarlo, però, cerchiamo di ricostruire dove ci troviamo.

Monte Tancia: un po’ di storia

Innanzitutto, ciò che oggi sembra un luogo appartato e solitario è stato, al contrario, piuttosto frequentato per molti secoli aSantuario San Michele Monte Tancia Monte San Giovanni Poggio Catino partire da tempi remoti. La “provinciale” che avete percorso era uno degli assi portanti della viabilità sabina, romana e medievale. Infatti metteva (e mette) in comunicazione la Valle del Tevere con il reatino: se la percorrerete fino a valle, vi ritroverete a Poggio Catino e l’antico castello di Catino stava lì, tra l’altro, proprio per fare la guardia a questo passaggio. Inoltre, se procedeste dritti per il sentiero e andaste avanti qualche chilometro, vi ritrovereste (superato l’altro eremo dedicato a San Leonardo) a Roccantica ovvero, un’altra volta, sulla Valle del Tevere. Nei secoli del cosiddetto “incastellamento”, poi, l’area era presidiata da ben due rocche, quella di Tancia e quella di Fatucchio.

La domanda che conta, a questo punto, è: da quanto tempo questo luogo è “sacro” ? Secondo la tradizione, lo era già in epoca sabina a Vacuna, divinità delle acque e dei boschi. Fino ad alcuni decenni or sono esisteva, scolpita in una stalattite, una figura femminile che poteva rappresentare questa divinità: peccato che qualcuno adesso la utilizzi come soprammobile impedendo di effettuare qualsiasi studio sull’oggetto stesso. E’ comunque assolutamente plausibile, vista la particolarità del luogo, che esso venisse impiegato per culti pagani.

Pertanto il quesito successivo è: quando può essere avvenuta la sua cristianizzazione ?

Di certo la chiesa cristiana e la grotta erano già ben note alla metà del secolo ottavo, infatti intorno al 774 d.C., Ildebrando duca di Spoleto faceva dono al Monastero di Farfa … di un bosco chiamato “Tancies”, “cum aecclesia Sancti Angeli seu cripta illius”. Quindi vi erano sia una chiesa che una grotta (cripta). A tal proposito, Fabio Betti fa un’osservazione importante per contestualizzare lo svilupparsi del culto sul Tancia nell’ambito di quanto andava accadendo nel territorio: “Sembrerebbe, dunque, che la comunità dei monaci farfensi nel corso della sue prime acquisizioni territoriali (VIII secolo) si sia venuta ad appropriare, con il beneplacito delle autorità locali (duchi di Spoleto) e centrali ( corona di Pavia), degli edifici religiosi e delle relative devozioni presenti nell’area introno al monastero, rilanciando e promuovendo gli antichi culti locali. L’intento, evidentemente, era quello di costruire una sorta di rete culturale che aveva nell’abbazia di Farfa – nuovo baricentro religioso della Sabina, posta al XXX miglio della via Salaria (un sito in realtà privo di coordinate agiografiche storicamente attestate) – il principale punto di riferimento.” (1)

Tornando alla nostra domanda circa le origini del santuario cristiano, esiste un racconto scritto non dopo il XII secolo, che ci aiuta molto: la storia è riportata in due manoscritti antichi custoditi presso la Biblioteca Vallicelliana ed uno dei due è databile al XII secolo. (2)

Il racconto in questione lega la nascita del santuario a Papa Silvestro (314-355). Questo evento – di cui non abbiamo una reale prova storica – era però ben noto già nell’XI secolo tanto che Giovanni Vescovo di Sabina nel Concilio Romano del 1051 (contendendo il possesso della grotta all’abate di Farfa) disse “Est quaedam ecclesia in honore Sancti Michaelis arcangeli sita in monte qui dicitur Tancia … cuius altaris auctor et dedicatur creditur fuisse Silvester beatissimus … (3). La controversia si risolse poi a favore di Farfa grazie all’intervento di papa Leone IX.

Autore del racconto potrebbe essere un monaco di Farfa in considerazione della conoscenza precisa delle donazioni fatte da Ildebrando al monastero e riportate dal Regesto Farfense. La leggenda potrebbe essersi formata partendo dal fatto – anch’esso in realtà non provato ma comunque riportato nel Liber Pontificalis – che papa Silvestro, per sfuggire alla persecuzione di Costantino, si sarebbe rifugiato sul Soratte e da lì era possibile vedere il Tancia

Santuario San Michele Monte Tancia Monte San Giovanni Poggio CatinoOsserva Alberto Poncelet che per primo ha studiato questi manoscritti come: “Il nostro narratore che aveva in mano le Gesta Silvestri sapeva che Silvestro (a Roma peraltro) aveva avuto a fare con un drago. Gli angeli e soprattutto San Michele, sono, secondo la S. Scrittura, i nemici del drago infernale. Questi elementi sono bastati per fabbricare la seguente leggenda: un drago abitava la grotta del Tancia, ne era stato scacciato dagli angeli, e l’orifizio che si vedeva nella parete della grotta, era la buca attraverso la quale la bestia malefica era fuggita. Papa Silvestro, testimonio del fatto (che i venti chilometri di distanza non gli avevano vietato di vederlo) era andato al Tancia e il giorno 8 di maggio aveva consacrata la grotta al santo angelo; poi sul piano ch’essa dominava si era costruito una casa, che la pietà degli abitanti aveva trasformato più tardi in una chiesa, la chiesa di Sant’Angelo”. (4)

Infatti, narra la leggenda, il drago terrorizzava e uccideva i contadini dei luoghi circostanti  “cum vero sua ex caverna, audaci tate accepta, prodibat, colonos Sabinensium vicinos mortifero flatu interimebat” dove il “mortifero flatu” potrebbe richiamare la presenza di acqua malarica. Silvestro, una notte, vide una luce che, proveniente da oriente, giungeva sul Tancia: erano gli angeli arrivati a scacciare il drago. Così si recò in quel luogo e vi dedicò una chiesa all’Arcangelo Michele, “ … in honore beati arcangeli Michaelis dedicare basilicam … “ e, sempre in quel luogo, in un piccolo pianoro, (poi abitato dai monaci) andò a stare anch’egli per un certo periodo “ …. ante idem domicilium planities, in qua beato Silvestro placuit habere hospitium”.

Forse, seppure nell’evidenza di essere di fronte ad una leggenda, possiamo fare nostro il richiamo contenuto nel racconto a Papa Silvestro quale fondatore del santuario per datare al IV secolo d.C. la cristianizzazione del medesimo

Santuario di San Michele: luogo e gli affreschi

Il santuario è ricavato da una cavità carsica assolutamente suggestiva scavata dall’acqua durante i millenni. L’intervento umano è stato limitatissimo: sulla parete destra è posizionato l’altare con il ciborio, costituito da due colonne. Sulla volta del ciborio un affresco rappresenta il Cristo circondato dai simboli apocalittici degli evangelisti. Una Madonna con il Bambino occupa la lunetta del ciborio. Sul fronte di quest’ultimo, un affresca rappresenta l’Agnus Dei con ai lati i profeti. Sulla parete della Grotta  sono presenti due a affreschi che rappresentano la Madonna con il Bambino e San Michele che uccide il drago.

Leggi anche l’articolo: Pozze del Diavolo e Cascate del Galantina

(1)   Fabio Betti “La Diocesi di Sabina”, Spoleto 2005, pg. 25 – 29
(2)   tomo XXIII – carta 316 bis
(3)   Chronicon Farfense, ed. Balzani, II 134
(4)   Alberto Poncelet “San Michele al Monte Tancia”, Archivio della R. Società Romana di Storia Patria Volume XXIX, anno 1906, pg. 541 – 548

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.