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Josselin: visita e storia

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August 16, 2013

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Josselin: visita e storia

Che Josselin possedesse uno dei più bei castelli di Bretagna non serviva SalutePiù a scoprirlo, perché è fatto di domino pubblico: possiamo però certamente confermarlo !

A circa 50 km. a nord di Vannes, questo piccolo centro brettone è veramente da non perdere: assolutamente scenografico il castello, che si specchia nel fiume Oust; navigabile il fiume, con le barche di chi ha scelto di visitare la Bretagna navigando, che fanno su e giù; importante la sepoltura di Olivier de Clisson e di sua moglie Marguerite de Rohan conservata nella Cattedrale.

Andiamo per ordine e ripercorriamo rapidamente la storia di questo borgo e del suo castello la cui fortuna, ritengo, sia stata quella di essere di proprietà della medesima famiglia, i Rohan, (che lo abita ancora oggi) dal XV secolo garantendogli quindi continue “attenzioni”.

Josselin: la storia

Nel lontanissimo 1008, infatti, Guethenoc Visconte di Porhoet, Rohan e Guémené decise di costruire un castello a controllo della valle del fiume Oust e scelse uno sperone di roccia particolarmente adatto ad un’opera militare. La piazzaforte edcastello josselin visita il villaggio che si sviluppo al suo introno, presero il nome di suo figlio, Goscelinus, da cui nel tempo Josselin.

Nel 1168, però, Enrico il Plantageneto, Re d’Inghilterra, durante la guerra per impadronirsi della Bretagna, distrugge il castello che però il suo proprietario di allora, Eudon de Porhoet, fa ricostruire. Nel 1370 la proprietà passa di mano: i Porhoet cedono infatti il feudo ai Conti di Alencon, loro cugini, ed il nuovo castellano diviene Olivier de Clisson, connestabile di Francia.

A lui si deve in buona misura l’attuale struttura del castello: fa costruire le tre torri che ancora oggi ne costituiscono il fronte verso il fiume nonché la torre isolata che si può vedere nel parco alle spalle del castello. Fa poi realizzare un grande torrione (dal diametro di26 metri) all’estremo del terrazzamento che utilizza come residenza e che è a sua volta collegato con il castello.

Alla morte di Olivier, nel 1407, il castello passa nella proprietà della famiglia della di lui moglie, i Rohan. Questi ultimi intervengono a loro volta sulla struttura del castello ma con modalità diverse: siamo ormai infatti alle porte del Rinascimento ed Alain IX di Rohan e suo figlio Jean II edificano la grande loggia, lunga circa70 metri, che possiamo ammirare ancora oggi e che caratterizza il lato lungo del castello dal lato del parco. Del resto, i Rohan erano una famiglia di primo piano: Anna di Bretagna (figlia dell’ultimo Duca di Bretagna, Francesco II) era sua nipote e, sposando il Re di Francia Carlo VIII, divenne poi Regina di Francia.
castello josselin visitaLa loggia è un bell’esempio di quello che, letteralmente tradotto, si direbbe “gotico fiammeggiante”: scolpite nel granito (guardate le foto della loggia di corredo all’articolo) si vedono i numerosi decori a forma di “A” (Alain), la ripresa del motivo della losanga (una griglia di losanghe è lo stemma dei Rohan) e le lettere A PLUS, che è il motto della famiglia.

Per un paio di secoli la vita a Josselin dovette essere abbastanza tranquilla ma, all’affacciarsi delle “guerre di religione”, la situazione mutò. Henri de Rohan era infatti il massimo esponente dei calvinisti francesi e così il Cardinale Richelieu ordina nel 1629 l’abbattimento del castello. Fortunatamente, questa sorte toccò esclusivamente al grande torrione che abbiamo visto essere la residenza di Olivier de Clisson ed a parte delle mura di cinta. Il loggiato ed il castello vengono risparmiati e, grazie ai restauri effettuati nella seconda metà dell’800, li possiamo ammirare ancora oggi. Il castello è inoltre visitabile anche nei suoi ambienti interni.

Josselin Visita

Una visita merita anche la Basilica di Notre Dame du Roncier la quale, distrutta da Enrico il Plantageneto insieme al castello, poté beneficiare di interventi eseguiti sia da Olivier de Clisson che dai josselin visita cattedrale tomba olivier de clissonRohan. Bella la tomba in marmo bianco di Olivier e di Marguerite. Lui è in armatura mentre ai piedi di lei i levrieri, simbolo di fedeltà. La tomba era anche ornata da sculture di prefiche le quali sono state distrutte durante la Rivoluzione Francese.

Visitato il castello ed il borgo – quest’ultimo merita una riflessione su come si possa fare, basta volerlo, del turismo culturale accogliendo in modo cortese ed attento in un piccolo sito una bella folla di visitatori – scendete vero il fiume Oust. Non so se siate degli appassionati del pedalò, in tal caso vi auguro buona navigazione, altrimenti il fiume con il Pont de Sante Croix ed il piccolo, omonimo, borghetto, con le sue case brettoni immacolate, merita due passi.

Consigli per gli acquisti

visita josselin saint croixAlcuni “consigli per gli acquisti”. Noi abbiamo alloggiato all’Hotel du Chateaux che si trova esattamente di fronte al castello dall’altra sponda del fiume: tre stelle medio, non particolarmente a buon mercato, ma con una vista invidiabile (la foto notturna del castello è scattata dalla finestra della stanza).

Abbiamo cenato a La Table d’O, un ristorante “di territorio” ricercato in cui i coniugi Buffard si occupano lei della sala e lui dei fornelli: diversi livelli di menù di degustazione ed una cantina all’altezza.

Il locale affaccia sul fiume da posizione rialzata ed ha una bella vista, ha anche un terrazzo ma portatevi un golf perché la sera può far freschetto. Abbiamo cenato piacevolmente ed assai premurosamente accuditi. Attendetevi un conto in linea con il livello del locale.

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.