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La Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio a Rignano Flaminio

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August 1, 2013

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La Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio a Rignano Flaminio

Al km 33 della via Flaminia sorge l’abitato di Rignano Flaminio, piccolo paese dalle origini risalenti ai Capenati e poi passato sotto il controllo di Roma. Nel medioevo, rimane menzione del Castro Arinianum nelle lettere di Ottone I che vi sostò dopo l’incoronazione nel 962 e nel 998 con Ottone III, anno in cui furono traslati i corpi dei martiri Abbondio e Abbondanzio. Nel 1114 la proprietà passa sotto la diocesi di S. Maria in Trastevere fino al XIII sec. con l’arrivo delle famiglie nobiliari; il territorio rimane così gestito in parte dal Monastero di San Paolo fuori le Mura e in parte dai feudatari: Savelli, Borgia, Borghese, Muti, Cesi sono le famiglie che si alternarono nel suo possesso. Testimonianze del loro passaggio sono: la Cappella del Crocifisso con i committenti Pandolfo e Agnese Savelli, in quello che era l’ospedale dedicato a S. Nicola oggi sede del Municipio, la Torre Savelli e la Chiesa dei S.S. Vincenzo e Anastasio.

La Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio

Quest’ultima è di età medioevale e la costruzione si deve ad un membro della famiglia Savelli, dedicata inizialmente a S. Anastasio e solo dopo il 1370 anche a  San Vincenzo, quando le sue spoglie arrivarono a Roma; testimonianza della committenza è l’acquasantiera con stemma nobiliare (due leoni contro rampanti d’oro con lingua rossa e una rosa).

La facciata è a capanna, della primitiva chiesa rimangono: due finestre ogivali, una bifora, il campanile laterale in blocchi di tufo con bifore e l’elemento più antico, una lunetta con Madonna datata 1419. Internamente la chiesa è a croce latina con tre navate suddivise da pilastri, sui quali sono emersi lacerti di affreschi votivi.

Decorazioni dei pilastri

Le decorazioni del pilastri solo le seguenti:

  • 1° pilastro a sinistra: Madonna in trono con Bambino su un lato e Madonna della Quercia (figura nata nel Viterbese nel 1417 protettrice degli immigrati) sull’altro lato.
  • 1° pilastro destra: la Maddalena su un lato e un dipinto ritrovato durante i restauri sull’altro (raffigurazione della chiesa di S.S. Vincenzo e Anastasio, sorretta da un angelo e alle spalle figura probabile di S. Anastasio ).
  • 2° pilastro destra:  S. Antonio Abate, S. Francesco d’Assisi, S. Leonardo e dipinto ritrovato durante i restauri con figura in trono. Tali decorazioni risultano di epoche e mani diverse tra loro tanto da far pensare ad artisti di passaggio sul territorio, che abbiano lasciato testimonianza della loro arte in cambio di un probabile  alloggio e riparo avuto dalla chiesa.  Molte decorazioni sui pilastri di sinistra sono mancanti, mentre su quelli di destra sono presenti lesene, frutto di una  probabile decorazione architettonica avvenuta in epoca successiva e che ha causato la perdita parziale del dipinto coprendolo.

Controfacciata

In controfacciata ci sono due altari in stucco romano. Il primo a sinistra leggermente più grande è composta da un dipinto di San Rocco e il cane, una scultura della Vergine nella nicchia centrale e figura di santo. L’altare destra conserva una pregevole scultura di San Sebastiano nella nicchia centrale ed un dipinto sottostante con due specchiature a finti marmi ai lati e la figura di Sant’Andrea con la tipica crocifissione decussata nel tondo centrale.

Nella parte alta della controfacciata è presente un’iscrizione, copia della più piccola epigrafe marmorea presente nella 1° cappella di sinistra, recante il nome di Marco Antonio Borghese.

Navata sinistra

Nella navata di sinistra, nella prima cappella (corrispondente alla lunetta presente all’esterno della facciata e probabile apertura originale), durante il restauro è emerso un dipinto raffigurante la Trinità, opera pregevole e di rara rappresentazione che per dimensioni e collocazione ci fa pensare alle numerose trasformazioni avvenute all’interno.

Sulla parete accanto, due altari, uno decorato con finti marmi e l’altro in stucco romano. Il primo è un passaggio all’Oratorio Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio Rignano Flaminiodella confraternita del Gonfalone (stemma presente sul timpano della porta) al cui interno troviamo un  altare ed un dipinto della Natività della Vergine.

Il secondo altare  con statua della Vergine nella nicchia centrale, durante i restauri ha fatto emergere sopra al timpano elementi celebrativi della musica (due puttini  infatti portano fra le mani spartiti musicali).

La seconda cappella, denominata Cappella del Crocifisso, dipinta da Anastasio Fontebuoni e datata intorno al 1614, conserva al suo interno un’iscrizione marmorea che ricorda il conferimento delle indulgenze di Papa Paolo V Borghese; egli infatti concesse alla confraternita di S. Giovanni Decollato di salvare una volta l’anno un condannato a morte.

Sull’altare un crocifisso ligneo del 1600. Segni di una precedente impostazione dell’altare sono evidenti nella decorazione decentrata del paliotto e nei resti del pavimento originale attorno ad esso. Gli affreschi all’interno della cappella ricordano le storie del ritrovamento della vera Croce: nel sott’arco la Visione di Costantino e S. Elena, nella lunetta sinistra S. Elena madre di Costantino e Imperatrice che trova la Vera Croce, nella lunetta destra Eraclio riporta la Vera Croce a Gerusalemme, nella cupola  Evangelisti e Vescovi e nella lanterna centrale la colomba simbolo dello spirito santo. Gran parte delle decorazioni sulla cupola sono illeggibili per danni da infiltrazioni, si nota inoltre come per costruire tale opera sia stato modificato l’assetto della navata, abbattendo il solaio superiore della capriata, creando la cupola e modificando le divisioni dello spazio interno.

Nel transetto troviamo una piccola cappella a sinistra con S. Pietro, S.Paolo, S. Anastasio e S. Vincenzo, sul fondo una trinità e sulla parere destra durante i restauri sono state rinvenute pitture raffiguranti un probabile rogo o un inferno.

Abside

Nella conca absidale durante il restauro sono emersi da sinistra Sant’Anastasio (abate, il cui vero nome è Magundat, persiano iscritto alla magia, che abbraccia la religione cristiana e cambia il suo nome in Anastasio, cioè il risorto),  San Nicola (vescovo di Mrira, in Asia Minore, il cui simbolo sono le sfere) e San Vincenzo (diacono e martire, proveniente da Saragozza in Spagna), sotto di essi due episodi della vita di Abbondo e Abbondanzio.

Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio Rignano FlaminioLe scene dei santi condotti al martirio durante le persecuzioni di Diocleziano riguardano: il primo riquadro l’incontro sulla via Flaminia con il Senatore Marciano al quale era appena morto il figlio Giovanni; il secondo mancante doveva essere il miracolo in cui veniva resuscitato il corpo del piccolo e in cui venivano battezzati padre e figlio; il terzo la loro sepoltura presso il monte Soratte da parte di Santa Teodora dopo che l’esercito romano li condurrà tutti e quattro a morte. Tale raffigurazione sottolinea l’importanza dei martiri Abbondio e Abbondanzio, ne sancisce infatti la venerazione della comunità locale e della famiglia committente in un preciso periodo storico; la chiesa primordiale dedicata ai due martiri, oggi ceduta alla comunità ortodossa sembra infatti essere stata dimenticata per anni e con essa la storia di Rignano.

I patroni Vincenzo ed Anastasio oggi venerati sono di fatto lontani dalla storia locale del paese e questo fa presumere il desiderio religioso di riportare nel 1600 l’importanza dei martiri vissuti e seppelliti sul territorio come prova di una reale esistenza della fede e dei miracoli.

Lo stemma dei Borghese è ripetuto più volte nell’abside e la data di realizzazione è tra il 1607 e il 1621. Sotto di essi una pala d’altare con San Vincenzo, Sant’Anastasio e San Sisinnio.

Sulla parete destra dipinto su tavola di San Domenico di Soriano e la teca recentemente collocata al cui interno è custodito il Trittico del Salvatore (dipinto su tavola del 1500, diviso in tre parti) raffigurante al centro il Salvatore benedicente e ai due lati due figure di Santi vescovi, tale opera era originariamente collocata nella 3° cappella della navata destra. Sulla parete opposta vi è un affresco di San Sisinnio (diacono e martire trentino arrivato dalla Cappadocia).

Nell’altare maggiore in marmi preziosi sono custodite le reliquie del martire Prospero (in ricordo dei numerosi corpi ritrovati nelle catacombe al 30° km presso la Via Flaminia), alle spalle dell’altare un tabernacolo marmoreo con bassorilievo datato XV sc.

Navata Destra

Nella navata destra nella 4° cappella dedicata a S. Giovanni Decollato, troviamo sull’altare un quadro con la decapitazione del Santo e  sulla parete una pregevole opera della Madonna del Rosario con i Misteri.

La 3° cappella era dedicata al S.S. Salvatore nel 1600 viene attribuita a Santi Vincenzo ed Anastasio; sull’altare troviamo il dipinto del Salvatore ed ai lati San Giuseppe e Sant’Anna. Nella volta sono raffigurati aneddoti della vita e del martirio dei santi patroni: Fustigazione e Decapitazione di Sant’Anastasio, San Vincenzo ammansisce il Drago, San Vincenzo in carcere e l’assunzione della Vergine. Nei pennacchi sono rappresentati i profeti: Zaccaria, Isaia, Daniele e Osea (Ezechiele), opere di Vincenzo Manetti.

Nella 2° cappella nell’altare troviamo un opera raffigurante la Madonna e Sant’Andrea Corsini (aneddoto legato al passaggio dell’indumento denominato “scapolare” ad Andrea Corsini,vescovo di Firenze alla presenza di San Carlo Borromeo vescovo di Milano). La cupola crollata è mancante di decorazioni e degli stucchi.

Arrivati alla 1° cappella notiamo moltissime modifiche strutturali e figurative, con sovrapposizioni di dipinti e aperture di oblò e finestre su pareti precedentemente affrescate. La cappella è dedicata alla vita della Vergine, attribuita a Vincenzo Manetti, con scene sulla volta: Nascita della Vergine, Sposalizio della Vergine, Fuga in Egitto e Presentazione al tempio della Vergine.

L’origine più antica della cappella è ben visibile nell’altare dove alle spalle di una cornice sovrapposta alla parete troviamo un Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio Rignano Flaminioaffresco della fine del 1400. Tale opera raffigura Sant’Anna, la Madonna ed il Bambino Gesù con a sinistra San Sebastiano e sotto un Cristo con i simboli della passione. In questa nicchia era collocato il dipinto posto nella 4° cappella denominato Madonna del Rosario.

A sinistra dell’altare prosegue l’affresco più antico con decorazioni, greche geometriche e la figura di Santa Bibiana (martire vissuta nel 347 DC, flagellata e martirizzata a 15 anni per aver seppellito i cristiani). Anche sulla parete a destra dell’altare la decorazione originale continua con specchiature a finti marmi, fasce di grifoni e grottesche con la sovrapposizione di una pittura riguardante la Messa di S. Gregorio (1° monaco a divenire Papa, a cui si deve l’omonimo canto). L’aneddoto è legato alla messa in cui un uomo mettendo in dubbio la presenza di Cristo sull’altare portò S. Gregorio a pregare affiche si manifestasse Paradiso, Purgatorio ed Inferno.

Nel sott’arco che ci divide dalla navata centrale, il restauro ha restituito un pregevole finto cassettonato. Nel pilastro del sott’arco di epoca più recente è dipinto S. Sebastiano (martire che affrontò Diocleziano, trucidato dalle frecce e gettato nella cloaca maxima).

Nel complesso la chiesa risulta un armonica combinazione di opere con stili di epoche diverse, un autentica ed originale miscela che impreziosisce l’apparato murario. L’esterno semplice ed austero non lascia infatti pensare ad una ricchezza di tale portata. Il passaggio degli artisti, le maestranze locali e i grandi pittori voluti dalle famiglie nobiliari recano un segno non solo del passaggio dell’uomo ma anche dell’andatura stilistica e delle mode del tempo.

Inoltre i danni relativi all’incuria ed ai terremoti, sono stati contenuti, le ristrutturazioni edili e due restauri artistici sono motivo per il quale la chiesa ancora oggi risulta in buono stato di conservazione strutturale e decorativo. Nell’ultimo intervento  del 2012 (al quale ci riferiamo nella descrizione della chiesa) sono venuti alla luce affreschi celati sotto strati di intonaco e ridipinture. Tale operazione ha interessato circa l’80 % della superficie, permettendo la ricerca in tutta la chiesa di opere nascoste, la ripulitura degli stucchi e la messa in sicurezza degli intonaci e delle opere artistiche.

Il Restauro è stato eseguito da Pamela Bartolomei e RobertaTessari per la Essepi Restauri di Sergio Ponzi sotto la direzione della sovrintendente Dott.sa Isabella del Frate.

 

 

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Due parole sull'autore

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Pamela Bartolomei

Pamela Bartolomei si è diplomata in Catalogazione e Conservazione dei Beni Culturali e Ambientali intraprendendo successivamente l’attività di restauratrice d’arte. Nel corso degli anni è stata impegnata in numerosi interventi su tutto il territorio nazionale tra i quali diversi nell’area della Flaminia. Questi ultimi annoverano sia edifici storici quali il Castello di Castelnuovo di Porto ove ha curato il restauro degli affreschi della Cappella di San Silvestro, il Palazzo Baronale di Riano, la “Torre Zelli” di Orte, che edifici sacri quali le chiese di S. Maria a Civitacastellana, S. Lorenzo Martire a Sant’Oreste, S. Tommaso a Torrita Tiberina, S. Maria della Pietà e SS. Vincenzo e Anastasio a Rignano Flaminio. Per l’associazione “Nel Paese di Clarice” cura le visite guidate alla Rocca Colonna di Castelnuovo.