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La Chiesa di San Donato a Castelnuovo di Farfa (RI)

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February 12, 2013

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La Chiesa di San Donato a Castelnuovo di Farfa (RI)

San Donato non è solo una delle più antiche chiesa sabine ma anche una testimonianza rara ed importante per l’archeologia medievale. Infatti, grazie agli archivi dell’Abbazia di Farfa ed al loro Regesto, è possibile tracciare il percorso evolutivo di questo sito attraverso i secoli ed integrando queste informazioni con i risultati degli scavi, si giunge a conclusioni importanti.

Ma andiamo per ordine: nel 768 Tanelde, vedova di Pandone, con il consenso del Duca di Spoleto Teodicio, e dei suoi parenti, dona al Monastero di Farfa il casale Ciciliano: “ … casalem qui dicitur cicilianus cum omnibus ad ipsum casalem pertinenti bus in integrum, casis, vineis, terris, cultis vel incultis, mobili bus vel immobili bus, arbori bus fructuoisis vel infructuosis, una cum colonis qui in ipso casale resident liberis pro liberis, servis pro servis, sicut a nobis possessus est, sic in ipso sancto monasterio tradidi possidendum, sub eo tenore, ut dum ego taneldis aduixero,in mea sit potestate usu fruendi, nam non alienandi licenzia habitura”. (Regesto Farfense Vol. II, pg. 79)

Nell’817 Papa Stefano IV conferma al Monastero di Farfa il possesso di tutti i suoi beni e dei sui privilegi, tra i quali: “ … Fundum agellum. Fundum cicilianum in quo est aecclesia sancti donati … “ (R.F. Vol. II, pg. 183) e così pure – sempre con identica formula – è l’Imperatore Ludovico II, nell’859, a confermare al Monastero di Farfa il possesso dei suoi beni e successivamente ancora nel 967 l’Imperatore Ottone I.

Tra il 967 ed il 1046, però, qualcosa di importante cambia: infatti, nel 1046 Donone e Adelberto cedono al monastero alcuni fondi di loro proprietà, ed il Regesto Farfense riporta: “… castelli sancti donati cum suis pertinentiis ..“ (R.F. 784). Dunque, San Donato è ora un castrum.

Quindi, nel 768 la chiesa non esiste ancora, ed i terreni ove sorgerà fanno semplicemente parte di un casalem qui dicitur cicilianus. Cinquanta anni dopo, nell’817, è invece lì: nel fundum cicilianum adesso c’è una aecclesia, e si chiama San Donato. Nel 1046 troviamo finalmente il castellum, e l’ascesa di San Donato è completa.

Nel XIII secolo, avviene la fondazione di Castrum Novum, l’attuale Castelnuovo di Farfa ed il nuovo centro attrae la popolazione di San Donato e, probabilmente, anche di due altri castelli delle vicinanze Agello (in quel fundum agellum già incontrato in precedenza) e Cavallaria.

La chiesa, però mantiene ancora, almeno per un certo tempo, tutto il suo ruolo. Nel 1343, il  Registrum Iurisdictionis Episcopatus Sabinensis, redatto sotto l’episcopato del Cardinale Pietro Gomez de Barros, legge “ … ecclesiam sancti Donati de Agellis de pertinentia Castri novi Sabinensis diocesis in abbatia Farfensi, in qua insitutus est achipresbiter et habet infrascriptas capellas … “. Nell’area di pertinenza di Castrum Novun, il Registrum riporta altre nove tra “cappellas” (6 in tutto) e “ecclesias” (3) ma in nessuna afferma risiedere sacerdoti. Dunque, nel XIV secolo il ruolo di San Donato era ancora preminente. Come vedremo tra breve, manterrà la sua funzione ancora per molto tempo, tanto che racconti di alcuni anziani di Castelnuovo affermano come San Donato fosse ancora utilizzata fino ad introno al 1880 anche per cerimonie di Prima Comunione. A conforto, sostiene anche Malfranci in una sua opera del 1940: “Scorrendo le poche cronache appare quanto fosse grande la devozione del popolo per San Donato. Aveva dato il nome al primo Castello ed alla prima chiesa parrocchiale; aveva, fino a qualche anno fa, una fiorente Compagnia che s’incaricava di celebrarne la festa con solennità.”

Gli scavi archeologici

E’ agli studi ed agli scavi condotti da questo ateneo inglese che dobbiamo la nostra comprensione del ruolo e dell’evoluzione di San Donato. Infatti, l’Università di Sheffield ha condotto due campagne di scavo a San Donato nel 1991 e nel 1992 sotto la guida dei professori John Moreland e Mark Pluciennik. Esse ci hanno consentito di fissare alcuni punti fermi: San Donato non sorge su un preesistente edifico romano (sebbene una villa romana esistesse nelle immediate vicinanze) ma è un edificio costruito ex novo nel tardo VI secolo d.C.. ciò è dimostrato anche dai frammenti di vasellame ritrovati durante gli scavi. Dunque un esempio antichissimo di una costruzione post romana che si è via via trasformata fino a divenire – nella logica del processo di incastellamento – un castello essa stessa. E’ importante notare che nel corso degli studi condotti in quegli stessi anni nell’ambito del più ampio progetto archeologico denominato “Farfa Project”, è stato possibile individuare ben altri dieci siti nell’area di Farfa con simili dinamiche di evoluzione.

Gli scavi hanno anche consentito di ricostruire l’uso tardo mediaevale e più oltre (fino al XVI secolo) della chiesa come cimitero. Nel complesso, le campagne di scavo del 1991 e del 1992 hanno portato alla luce 43 sepolture databili ed hanno permesso di appurare che al di sotto dell’edifico attuale – che potrebbe essere stato realizzato all’inizio del 1500 – vi siano i resti di un altro di epoca anteriore con un orientamento non allineato all’attuale.

Sempre gli scavi hanno permesso di determinare come San Donato, già molto anticamente, fosse circondata da un fossato e da palizzate e disponesse di pozzi per la conservazione di prodotti agricoli. Ciò ha fatto pensare agli archeologi che già alle origini del fundum cicilianum l’area su cui sorge San Donato fungesse da centro di riferimento per il fundum.

Purtroppo, il tempo e gli uomini non sono stai clementi con San Donato. Terminata la sua funzione sacra, l’edificio è stato successivamente utilizzato come “rustico” per l’attività agricola e lentamente ridotto in condizioni di totale abbandono. Fortunatamente, nel corso degli anni ’90, una serie di interventi di recupero avviati dai Comuni della Valle del Farfa ha consentito di salvare anche ciò che rimaneva di San Donato con un intervento di indiscutibile pregio architettonico.

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.