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La Chiesa di San Rocco – Poggio Catino

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December 5, 2012

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La Chiesa di San Rocco – Poggio Catino

La Chiesa di San Rocco adorna la piazza di Poggio Catino posizionata com’è proprio al centro di essa, quasi a divederne in due parti il lungo rettangolo. Nonostante la sua posizione così scenica dell’edificio e del fatto che San Rocco è anche il patrono di Poggio Catino, di questa chiesa non sappiamo molto. Con tutta probabilità la sua costruzione si situa tra il XIV ed il XV secolo: infatti non è riportata tra gli edifici sacri di Poggio Catino nel  Registrum Iurisdictionis Episcopatus Sabinensis che nel 1343 censiva i luoghi di culto della Diocesi Sabina. Viceversa, come vedremo, nell’abside è riportata la data del 1562 ed è dunque tra questi due momenti che si situa la costruzione di San Rocco. Ovviamente, considerando che il Santo è vissuto alla metà del XIV secolo (1346 – 1379 circa), la chiesa, qualora fosse già esistita in precedenza, non può aver assunto l’attuale dedicazione prima del XV secolo, essendo San Rocco stato canonizzato dal Concilio di Costanza nel 1414 anche se il suo culto si diffuse fin da subito dopo la morte.

Come dicevo, di questa chiesa non sappiamo molto, soprattutto in termini di testimonianze “antiche”. Nel 1703, Giambartolomeo Piazza, nella sua opera “La Gerarchia Cardinalizia” ci dice, descrivendo Poggio Catino: “S. Rocco, chiesa antica, raccomandata alla sudetta Compagnia del Santissimo (Sagramento), e Confalone, dalla quale viene mantenuta, col peso della soddisfazione di molti legati”. Più di un secolo dopo, il resoconto della Visita Pastorale del Cardinale Carlo Odescalchi, Vescovo di Sabina (1833 – 1836), riporta: “Chiesa di San Rocco dove esiste la cappellania di Francesco Maria Ottaviani all’altare di San Bernardo di patronato della Confraternita del SS. Sacramento. Ha altri due altari: quello di San Rocco e della Madonna del Gonfalone”.

Entrando, la chiesa si presenta con un’unica navata, al termine della quale, l’altare principale è adornato da un ampio affresco rappresentante nella porzione superiorela Vergine Incoronataed in quella inferiore San Rocco (al centro) con al lato sinistro San Pietro (con le chiavi) ed al lato sinistro San Paolo (con la spada) accompagnati da altre figure di Santi. Circa a metà della parete sinistra della chiesa si trova un affresco rappresentante San Rocco mentre di fronte, sulla parete opposta, San Bernardo. Tutto ciò in assonanza perfetta con la descrizione ottocentesca del Cardinale Odescalchi.

La circostanza che colpisce immediatamente il visitatore sono alcune similitudini nello stile e nei temi  dell’affresco dell’abside con quelli presenti nelle absidi di San Paolo a Poggio Mirteto ed, in misura forse minore, della Madonna della Neve a Paranzano (Casperia). I tre affreschi sono stati realizzati nell’arco di un periodo omogeneo, ovvero tra gli anni ’20 e ’60 del ‘500. Per quanto riguarda Poggio Catino, la datazione può avvalersi della dicitura riportata alla base degli affreschi “ex devotione anno domini MDLXII die primo ianuarii seden .. Pio Papa IIII” anche se andrebbe valutato se tale anno si riferisca alla realizzazione di tutti o di alcuni degli affreschi.

Per quanto attiene le similitudini, anche nell’opera ospitata a San Rocco, la Vergine è circondata dagli angeli musicanti (come negli altri due casi): uno dei due angeli a sinistra della Madonna, suona il violino mentre uno dei due posti a destra, l’arpa. Nella parte inferiore dell’affresco, le figure di San Pietro e San Paolo sono poste rispettivamente a sinistra ed a destra di San Rocco, in modo analogo a come sono disposti ai lati della Conversione di Saulo nella già citata Chiesa di San Paolo a Poggio Mirteto. Gli affreschi di quest’ultima chiesa furono realizzati dai fratelli Torresani, molto attivi nell’intero territorio reatini: infatti, sebbene veronesi di origine, operarono a Narni, a Rieti, in Sabina e nell’Alto Lazio. Lorenzo Torresani e suo fratello Bartolomeo furono i “capostipiti”, seguiti nella loro attività dai figli di Lorenzo, Alessandro (a cui è attribuito il Matrimonio di Maria nella chiesa di Santa Maria di Legarano a Casperia) e Pierfrancesco. I quattro operarono tra l’altro congiuntamente a Rieti tra il 1553 ed il 1556 per dipingere il Giudizio Universale nell’Oratorio di San Pietro Martire a Rieti.

Tornando agli affreschi che adornano la chiesa di Poggio Catino, vi possiamo apprezzare, come detto, due rappresentazioni di San Rocco. Ambedue, ma soprattutto quella della parete sinistra, raffigurano il santo nella sua iconografia “classica” legata al suo ruolo di protettore dal flagello della peste. Il santo indica infatti una piaga posta sulla coscia che rappresenta appunto il segno della peste da cui era stato contagiato mentre ai suoi piedi è rappresentato il cane che lo sfamò portandogli ogni giorno un pezzo di pane sottratto alla mensa del suo padrone, quando, appestato, si era rifugiato in una grotta per non diffondere l’epidemia. Infine, San Rocco è dipinto con il cappello ed il bastone che caratterizzano il pellegrino, come anche le capesante cucite sul mantello. Nel medioevo, infatti, questa conchiglia divenne simbolo del pellegrinaggio a Santiago de Compostela ed i pellegrinila cucivano sul mantello o sul cappello proprio per dimostrare di aver raggiunto Galizia (della quale questa conchiglia era tipica) e visitato la tomba di San Giacomo. Sulla parete di destra, San Bernardo di Chiaravalle è rappresentato con il saio bianco e la mitra da abate.

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.