Friday, Sep. 20, 2019

La Chiesa di San Michele a Montorio in Valle

Pubblicato da :

|

June 9, 2013

|

in:

La Chiesa di San Michele a Montorio in Valle

Con la chiesa di San Michele a Montorio in Valle non siamo fortunati: infatti, il (più antico) documento che conta per datare l’origine delle chiese in Sabina è incompleto. Il “Registrum Iurisdictionis Episcopatus Sabinensis”, che elenca, una per una, le chiese sottoposte nel 1343 alla giurisdizione del Vescovo di Sabina, quando si arriva a Montorio in Valle manca del paragrafo che ci serve ! Infatti Montorio – che viene riportato non autonomamente ma sotto Castrum Pretevalle (Pietraforte) – è accreditato di due chiese: una è intitolata a Santo Stefano. L’altra non è dato saperlo.

Tre secoli e mezzo dopo, nel 1703, per fortuna, ci viene in aiuto Giambartolomeo Piazza il quale, nella sua “Della Gerarchia Cardinalizia” descrive uno per uno senza eccezione i borghi facenti parte della quattro Diocesi Suburbicarie, tra le quali quella di Sabina. Giunti a Montorio in Valle, scopriamo che: “Sant’Angelo, chiesa campestre, lungi dal Castello circa un miglio, posta nella scoscesa spelonca di un monte, con un solo Altare, in cui nelle festività di San Michele Arcangelo nel mese di Maggio, e di Settembre vi si celebra, con gran concorso di Popolo. In questa Chiesa vi è eretto un Benefizio semplice, di rendita di scudi 140. Eravi anticamente un Monastero, hora mezzo desolato dalle ingiurie de’ tempi, del quale ve n’è restato qualche parte, che serve per abitazione di un Romito”.

E non è poco. Non solo sappiamo che la devozione ancora oggi viva data almeno tre secoli ma che in loco esisteva antecedentemente un monastero, già in disuso al primissimo inizio del XVIII secolo, mentre San Michele era a quell’epoca un eremo. La devozione continua – peraltro fino ai giorni nostri – e troviamo San Michele citata, come “chiesa rurale”, sia nella visita pastorale del Cardinale Andrea Corsini (1779-82) ove gli “Acta S. Visitationis Monitorii in Valle” riportano: “chiesa rurale di San Michele Arcangelo, sull’altare è collocata una scultura lignea dell’Arcangelo” che negli atti della visita del Cardinale Carlo Odescalchi (1833-36).

Ma come si arriva a San Michele ? Se non conoscete la strada, la faccenda non è semplicissima. Provenendo da Pozzaglia, superate Montorio e procedete per la provinciale per qualche centinaio di metri. A questo punto, sulla vostra sinistra, troverete la strada bianca (con freccia turistica) per San Michele. La sterrata non è delle peggiori e si può percorrere con qualsiasi macchina. Voi procedete per (circa)1.7 kme vi troverete sulla destra un colle particolarmente alto (supera di poco i1.000 metri): è il colle San Michele. Tra l’altro sulle sue pendici sono piantate diverse croci di ferro, quindi, se le vedete, sapete di essere nel posto giusto. Il problema, però, è che la chiesa è dietro al colle (circa ad un terzo della circonferenza dello stesso rispetto alla strada dove siete voi). Dunque, dovete lasciare la macchina e girare (andando verso destra) intorno al colle. Per facilitare l’esercizio, non ci sono indicazioni, tranne – se state attentissimi, un palo con la testa dipinta a strisce bianche e rosse sul margine destro della sterrata. Se lo “beccate” parcheggiate la macchina ed iniziate a girare intorno alla base del colle. Alla vostra sinistra dovete vedere (e tenere) il Fosso delle Paghette. Se avete trovato la strada giusta, dopo poco, a vostra protezione dalla scarpata del fosso, troverete una bella staccionata: è fatta, metteteci la mano sopra e seguitela fino a San Michele !!

San Michele è una grotta naturale a chiusura della quale qualcuno ha innalzato (chissà quando) una parete in pietra che costituisce il lato destro dell’edificio sacro. Dal punto di vista geologico – ma, s’intenda, relata refero – la grotta è il punto di arrivo di due condotte  (che si distinguono nella parte posteriore della chiesa) le quali sono testimoni di un tempo nel quale la grotta era percorsa da acque provenienti, probabilmente, dalla parte più alta del colle. Da notare, la statua lignea di San Michele posta sull’altare principale, che potrebbe essere quella citata anche dal Cardinale Corsini (io non ho avuto modo di vederla da vicino) e l’ossario “degli Eremiti”. Quest’ultimo potrebbe anche essere costituito dai resti dei defunti che sarebbero qui stati inumati prima della realizzazione del cimitero di Montorio, ovvero fino a tutto il XVIII secolo.

Segnalo da ultimo come a fine del 1700, lo Sperandio (nella sua opera “Sabina Sagra e Profana”) rilevi la presenza nella Parrocchiale di Montonio in Valle – dedicata a Santo Stefano – di una “stanza della Compagnia di San Michele Arcangelo”. La stanza custodiva allora, secondo lo Sperandio, (non so oggi) la nota lapide romana recante la frase “Verana, figlia di Publio, Polla A sé e A Caio Frigidio, figlio di Lucio, della Tribù Aniense, suo marito” che ci permette di stabilire una presenza romana nell’area Montorio introno al I secolo d.C..

Share

Condivi questo articolo:

Potrebbero anche interessarti:

La Via degli Eremi di Monte Soratte
Chiesa dell’ Icona Passatora ad Amatrice
Le antiche chiese scomparse di Monterotondo

Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.