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L’Abbazia di San Pastore a Contigliano

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July 30, 2013

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L’Abbazia di San Pastore a Contigliano

Dopo dieci anni di accurati restauri l’Abbazia di San Pastore, collocata sul margine della valle reatina tra Contigliano e Greccio è tornata al suo antico splendore e di ciò tutto il merito spetta agli attuali proprietari i quali, dopo averla rilevata ormai in totale abbandono e saccheggiata di ogni suppellettile compresi i camini originari, hanno saputo restituirle l’importanza e l’imponenza di un tempo.

La storia

L’attività di restauro dell’Abbazia ha anche riportato alla luce, dal fondo del pozzo del chiostro, dove forse era stata gettata proprio per preservarla dal furto, l’antica lapide commemorativa della sua costruzione. In essa leggiamo: “Nell’anno 1255 al tempo di Alessandro IV Papa, impero vacante, nel quinto giorno del mese di maggio fu fondato questo edificio sotto l’Abate Andrea, il Priore Roberto, il Sottopriore Palmerio e per l’opera del signor Architetto Anselmo che per primo pose le fondamenta della predetta casa, le anime dei quli riposino in pace”.

Individuata, dunque, senza possibilità di errore, la “data di nascita” dell’Abbazia vediamo di capire come siano trascorsi i sette secoli che separano quel momento dai giorni nostri. Ci raccontaCarlo Grappanella sua opera “Sabina Sacra e Civile”:

“L’abbazia di S. Pastore venne fondata nel corso della seconda metà del sec. XIII dai monaci cistercensi del cenobio reatino di S. Matteo “de Insula”, che, a causa dell’insalubrità del luogo dove sorgeva il loro insediamento, chiesero ed ottennero dalla S. Sede il permesse di trasferirsi nel sito dove sorgeva la chiesetta di S. Pastore, menzionata nelle fonti storiche fin dall’VIII secolo, precedentemente appartenuta al monastero di S. Benedetto “de Fundis”, situato presso Stroncone.

L’importanza ed il prestigio del nuovo monastero crebbero rapidamente, sia per la ricchezza dei suoi possedimenti che per la fama di operosità e di spiritualità dei suoi monaci. A partire dalla metà del sec. XIV, tuttavia, S. Pastore iniziò lentamente ma inesorabilmente a decadere, tanto che nel 1373 il pontefice Gregorio XI incaricò I’abate di S. Lorenzo fuori le Mura di Roma di visitare e riformare il monastero, in profonda decadenza morale e spirituale.

Tale situazione di degrado, sottolineata anche dai resoconti dei visitatori apostolici dell’epoca, si accentuò nel corso del sec. XV con l’istituzione della “commenda”, che di fatto consegnò il patrimonio dell’abbazia nelle mani degli abati “commendatari” e delle loro famiglie; uniche eccezioni in questo contesto negativo furono il card. Silvestro Nobili, che, oltre ad accrescere il patrimonio abbaziale, fece eseguire importanti lavori di restauro all’interno del complesso

monastico, ed il card. Agostino Spinola, cui si deve la costruzione di un bell’appartamento abbaziale. Nel 1561 i Cistercensi, che già da tempo, peraltro, avevano iniziato un progressivo distacco da S. Pastore, abbandonarono definitivamente l’abbazia, accentuandone così ulteriormente la decadenza. Nel1582 l’allora abate “commendatario” card. Marco Antonio Colonna divise la proprietà abbaziale, destinandone una metà a lui ed ai suoi successori, e I’altra metà ai Canonici Regolari Lateranensi, che due anni prima (1580) avevano sostituito i Cistercensi.

Sul finire del sec. XVIII (1799) le mutate condizioni politiche portarono alla soppressione della parte spettante al clero regolare; la parte spettante agli abati “commendatari”, invece, era già stata ceduta in enfiteusi, dietro il pagamento di un canone annuo di trecento scudi, alla nobile famiglia romana dei Santacroce-Publicola (1786) 40. Successivamente (1834), rilevata l’enfiteusi Santacroce-Publicola ed acquisiti gli altri terreni e fabbricati, divennero proprietari del complesso abbaziale i marchesi Potenziani di Rieti.”

La Visita

Intorno al chiostro centrale, il complesso dell’Abbazia si articola da un lato nella grande chiesa e, dall’altro, negli appartamenti abbaziali costruiti nella prima metà del ‘500 dal Cardinale Agostino Spinola ed un tempo residenza degli abati commendatari. Tra la chiesa e gli appartamenti, posti dinanzi al chiostro, allo stesso livello, si colloca una serie di ambienti coevi alla chiesa e destinati all’utilizzo da parte della comunità monastica per la sua vita quotidiana.

La chiesa è certamente l’edifico che desta la maggior ammirazione sia per le sue dimensioni che per l’elegante quanto austera solennità. Purtroppo l’incuria ed il tempo ci hanno rubato quasi tutti gli affreschi i quali invece ne ornavano un tempo copiosamente le pareti.

Cionondimeno, desta impressione il grande impianto a croce latina articolato in tre navate ove le due laterali sono divise da quella centrale da due file di cinque grandi pilastri quadrangolari.

In fondo alla navata principale un grande arco a sesto acuto immette nell’abside che prende luce da tre monofore poste nella parete terminale e da una assai più grande posta superiormente ad esse. Le navate laterali – ed è una soluzione particolare ed alquanto articolata – comunicano attraverso quattro passaggi con le coppie di cappelle poste ai lati dell’abside centrale. Un particolare che desta curiosità è che alla chiesa non si accede – come normalmente ci si aspetterebbe – da un grande portone posto nella parete frontale dell’edificio, ma da due piccole porte posizionate all’inizio dei lati lunghi della chiesa. Difficile spiegarlo: resti della chiesa preesistente ? forse la parete frontale della chiesa faceva parte di una cinta muraria di difesa dell’Abbazia ?

Oltre l’abside si impone all’attenzione la grande torre campanaria, la quale, come è dato vedersi anche in altre situazioni analoghe, aveva probabilmente anche funzioni difensive.

Bello il chiostro, a cui il cotto della volte dona una luce intensa e calda e gli ambienti monastici, austeri ma anche’essi importanti come la chiesa.

L’esterno è ragguardevole per dimensioni ed equilibrio nel rapporto tra i diversi stili ed i successivi interventi. Di grande impatto la facciata degli appartamenti abbaziali: l’ampia superficie in pietra locale impreziosita dalle finiture in cotto rosso delle finestre, equilibrata testimonianza rinascimentale, è veramente degno completamento dell’austera chiesa medievale.

Per visitare l’Abbazia:

Abbazia di San Pastore
Via Bernardo di Chiaravalle - Greccio - Rieti
www.abbaziadisanpastore.it
+39 334 18 38 432

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.