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L’Abbazia di San Salvatore Maggiore a Concerviano

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April 27, 2013

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L’Abbazia di San Salvatore Maggiore a Concerviano

San Salvatore Maggiore, appartiene di diritto a quella ristretta cerchia di grandi abbazie che, sorte ben prima dell’anno Mille, sono ancora qui a testimoniare la loro capacità di imporsi anche sul passare inesorabile dei secoli. Tant’è che, in Sabina, è seconda solo a Farfa in termini di antichità di fondazione e con essa condivise nell’Alto Medioevo la condizione di Abbazia Imperiale.

Per ripercorrerne la storia ci affideremo a quanto ne ha scritto Carlo Grappa nella sua opera “Sabina Sacra e Civile”, convinti che difficilmente si potrebbe fare meglio dell’accurata ricerca da lui condotta.

“L’abbazia di S. Salvatore Maggiore venne fondata nel 735 dai Benedettini, verosimilmente con il consenso dei nobili del luogo, sulle pendici del monte Letenano, in una zona probabilmente già abitata in epoca romana. Grazie alla protezione dei potenti duchi longobardi di Spoleto, essa prosperò rapidamente, tanto da acquisire ben presto un vasto patrimonio; successivamente, con la conquista franca della regione, S. Salvatore Maggiore venne accolta, insieme a Farfa, sotto la “defensio” imperiale. Il “Liber Pontificalis” ricorda l’abbazia nella vita dei pontefici Stefano III (752-757) e Pasquale I (817-824), che in segno di omaggio le diede in dono due drappi ricamati per gli altari; Leone IV (847-855), invece, minacciò il monastero di scomunica a causa della permanenza della liturgia franca in luogo di quella romano-monastica.

Distrutta dai Saraceni nell’891, l’abbazia venne ricostruita, peraltro non senza difficoltà, a partire dal 974, tornando così a recitare un ruolo di primo piano nella vita religiosa della regione. Nel corso della prima metà del sec. XII, epoca cui risale il suo definitivo passaggio dalla “defensio” imperiale alla “protectio” papale, il monastero fu sottoposto a radicali lavori di ampliamento e di  ristrutturazione; sempre in questo periodo (1138 ca.) l’abate Baldovino, monaco di Clairvaux, tentò, senza successo (anche per l’opposizione della locale nobiltà rurale), d’introdurvi la riforma cistercense. Nel 1191 il pontefice Celestino III prese S. Salvatore Maggiore sotto la protezione papale, confermandone nello stesso tempo i beni; tale decisione venne successivamente confermata da Onorio III (1221) e da Onorio IV (1281). A partire dalla metà del sec. XIII l’abbazia fu investita da profondi sconvolgimenti sociali, che provocarono continue tensioni tra i monaci ed i vassalli ad essi sottoposti, tanto che nel 1255 dovette intervenire 1o stesso pontefice Alessandro IV per costringere quest’ultimi a prestare atto di fedeltà al nuovo abate Gentileno, la cui elezione era stata approvata da Innocenzo IV; successivamente (1219), il pontefice Niccolò III incaricò il vescovo di Spoleto di visitare il monastero e di procedere ad una riforma.

Nel 1281 Onorio IV, a conferma della grave crisi che stava attraversando S.Salvatore Maggiore, dovette garantirne personalmente i beni: 1o stesso pontefice, in seguito a gravi discordie insorte tra l’abate e la comunità a lui sottoposta, nel 1287 incaricò il vescovo di Tivoli di reggere provvisoriamente il monastero. Nel 1290 Niccolo IV affidò I’incarico di abate di S. Salvatore Maggiore a Filippo da S. Andrea del Soratte; nello stesso tempo egli nomino Matteo d’Acquasparta, cardinale di S. Lorenzo in Damaso, protettore del monastero, affinché ne tutelasse i diritti contro le pretese dei vassalli. Sul finire del sec. XIII i “nomine” dei castelli dipendenti da S. Salvatore Maggiore (Concerviano, Longone, Lutta, Mirandella, Poggio Vittiano, Pratoianni, Rocca Ranieri, Vaccareccia, Vallecupola, ecc.), istigati dal Comune di Rieti, che già da tempo cercava di ampliare il proprio “comitatus” a danno dei possedimenti di S. Salvatore Maggiore, assalirono l’abbazia e, vinta la resistenza dei monaci, si abbandonarono ad un furibondo saccheggio, da cui non furono risparmiati neppure i paramenti sacri ed i preziosi codici conservati nella biblioteca; contemporaneamente, i suddetti castelli, attraverso i loro procuratori, chiesero ed ottennero di passare sotto la giurisdizione del Comune di Rieti. Riorganizzatisi, i monaci di S. Salvatore Maggiore ricorsero al pontefice Clemente V, il quale, dal suo esilio francese, ordinò al Comune di Rieti di restituire all’abbazia i castelli usurpati, affidando I’esecuzione della sentenza a Pandolfo Savelli (1308). Tuttavia, rifiutandosi i Reatini di eseguire l’ordine papale, Clemente V, nel giugno del 1310, ribadì con fermezza i diritti di S. Salvatore Maggiore sui castelli usurpati; inoltre, per garantire meglio le ragioni dell’abbazia, nominò il re di Sicilia Roberto d’Angio ” defensor” della stessa.

La crisi di S. Salvatore Maggiore, tuttavia, proseguì inarrestabile, tanto che nel 1373 il pontefice Gregorio XI incaricò l’abate di S. Lorenzo fuori le Mura di Roma di visitare e riformare il monastero, in profonda decadenza morale e spirituale. Il tentativo di riforma, tuttavia, non ebbe esito favorevole; anzi, l’istituzione della “commenda” (1399) ad opera del pontefice Bonifacio IX, che di fatto consegnò il patrimonio dell’abbazia nelle mani degli abati “commendatari” e delle loro famiglie, accentuò il declino di S. Salvatore Maggiore, che successivamente il pontefice Alessandro VI (1492-1503) unì in perpetuo a Farfa.

Intorno alla metà del sec. XVI l’allora abate “commendatario” card. Ranuccio Farnese, per rendere più confortevole il proprio soggiorno (e quello dei suoi successori) all’interno del complesso monastico, vi fece eseguire lavori di ampliamento e di ristrutturazione. Nel 1632 1l pontefice Urbano VIII soppresse il monastero, assecondando così il desiderio dell’allora abate “commendatario” card. Francesco Barberini, che voleva farne la sede di un seminario. Successivamente (1841), tuttavia, a causa dell’eccessivo isolamento del luogo e del degrado del complesso, quest’ultimo venne trasferito prima a Toffia e poi a Poggio Moiano. Nel corso della seconda metà del sec. XIX, dopo opportuni lavori di ristrutturazione, il complesso monastico divenne residenza estiva dei seminari di Poggio Mirteto e di Rieti; nel1880 l’uso del fabbricato venne concesso dal pontefice Leone XIII al vescovo di Rieti.

Negli anni 1926-32 l’abbazia venne restaurata, peraltro con lavori mal condotti e tecnicamente scorretti, ad opera del Genio Civile; successivamente (1950), essa divenne residenza estiva dei Salesiani, cui si devono preziosi interventi di manutenzione. Nel 1960 il complesso abbaziale venne definitivamente abbandonato; nel 1986 esso è stato acquistato dal Comune di Concerviano, che ne ha promosso il restauro.

L’abbazia oggi

L’abbazia di S. Salvatore Maggiore, parzialmente restaurata, sorge, isolata, su di un pianoro situato poco distante da Concerviano. La chiesa, che in un’incisione del sec. XVII figura preceduta da un portico aperto da cinque archi (uno centrale di dimensioni maggiori e quattro più piccoli disposti in coppia alle due estremità), presenta una facciata barocca su cui si apre un semplice portale; in fondo al fianco destro si erge la torre campanaria, a pianta quadrata. Nell’interno, a navata unica con cappelle laterali, sono visibili tracce di affreschi medievali; la zona presbiteriale, probabilmente riferibile alla costruzione medievale (secc. X-XI), risulta fortemente rialzata rispetto al piano della navata. Tra gli edifici monastici, che presentano la consueta disposizione seriale attorno ad uno spazio aperto centrale, riveste particolare interesse il palazzo abbaziale, residenza (seppure temporanea) degli abati “commendatari”, fatto ristrutturare intorno alla metà del sec. XVI dal card. Ranuccio Farnese.”

 

 

 

 

 

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