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L’Abbazia di San Salvatore Minore a Scandriglia

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May 15, 2013

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L’Abbazia di San Salvatore Minore a Scandriglia

L’Abbazia di San Salvatore Minore è posta a circa seicento metri di quota sulla sponda opposta della valle tracciata dal Fosso Carese rispetto a quella su cui si trova Scandriglia dalla quale dista circa sei chilometri. Si tratta di una bella passeggiata in una campagna molto piacevole (percorribile anche con una macchina adatta) ma, purtroppo, l’antica abbazia – ormai da tempo non più luogo di vita monastica – è certamente bisognosa di importanti interventi di recupero per tornare ai suoi passati splendori.

La sua data di nascita è antica: infatti venne fondata da San Domenico di Sora (*951 , +1031) il quale aveva ricevuto i voti proprio in Sabina, nel mona­stero di Santa Maria di Pietra Demone, anch’esso vicino a Scandriglia. Alberico di Montecassino (1030 circa . +1105) vissuto in tempi prossimi al nostro San Domenico e suo biografo, racconta: ” … La fama di Domenico cresceva sempre di più, finché venne a saperlo il marchese Uberto, potente signore di quelle contrade …. Domenico fondò in Scandriglia, nella Sabina, un monastero e lo dedicò al Salvatore. Il marchese Uberto lo fornì di rendite così che nel mona­stero potevano risiedere numerosi servi di Dio“. Possiamo ipotizzare – anche sulla base della vita del santo – che la fondazione sia avvenuta subito dopo il 970. Quando San Domenico riprese il suo percorso di predicazione, lasciò come suo successore l’Abate Costantino. Per la cronaca, l’appellativo “Minore” venne aggiunto in epoca successiva per distinguerlo dall’omonimo monastero situato presso Converviano.

Carlo Grappa, nella sua opera “Sabina Sacra e Civile”, relativamente alla prima fase della vita dell’abbazia, afferma: “Fin dagli inizi della sua storia S. Salvatore Minore, su cui per circa un secolo esercitarono ampi diritti di patronato i “comites” di Sabina, gravitò nell’orbita dell’abbazia di Farfa, tanto che le notizie pervenuteci sulla sua esistenza fanno quasi sempre riferimento ai rapporti intercorsi con quest’ultima”. Del resto anche la stessa Scandriglia nell’XI secolo era entrata a far parte dei possedimenti dell’Abbazia di Farfa: nel 1083 il conte Todino cede all’Abate Berardo I di Farfa, i castelli di Pietra Demone e Scandriglia con chiese e monasteri e nel 1084 il figlio Erveo conferma la volontà paterna indicando esplicitamente “… meam portionem de ecclesia sancti Salvatoris in Scandrilla”. A conferma del possesso, nel 1125 troviamo San Salvatore nell’elenco dei beni di Farfa stilato dall’abate Adinolfo.

Il XIII secolo conferma il pieno controllo di Farfa su San Salvatore tant’è che nell’opera citata del Grappa (che si rifà anche a scritti del cardinale Schuster) troviamo quanto segue: “Nel 1235 il pontefice Gregorio IX, essendo sorto un conflitto tra il vescovo di Sabina e l’abate di S. Salvatore Minore, stabilì che si doveva distinguere tra il territorio di proprietà dell’abbazia, che rientrava nell’ambito dei possedimenti farfensi, da quello che, esterno a questo, era invece di competenza del vescovo di Sabina. All’abate di Farfa era riconosciuto il diritto sia d’ispezione sul monastero, che d’intervento diretto, con propria ammonizione, nel caso che il vescovo di Sabina avesse dovuto muovere rilievi circa l’operato dell’abate di S. Salvatore Minore; solo nel caso in cui l’ammonizione farfense fosse restata inoperante, il vescovo poteva intervenire direttamente, eventualmente anche rimuovendo dalla sua dignità l’abate di S. Salvatore Minore. I vincoli tra le due abbazie, in ogni caso, furono sempre più stretti, tanto che il vescovo di Sabina fu praticamente escluso da ogni ingerenza e la cattedra badiale di S. Salvatore Minore servì spesso di premessa a quella, assai più prestigiosa, di Farfa, come dimostra la vicenda del monaco Gregorio, elevato alla cattedra badiale di S. Salvatore Minore dall’abate di Farfa ed in seguito chiamato a succedergli (1311); sotto il suo governo gli enfiteuti di Scandriglia e Pietra (o Petra) Demone si ribellarono ai monaci farfensi, ai danni dei quali commisero “…incendia, fellonias, insidias et rapinas”. L’abate farfense Iocerando li dichiarò, dunque, decaduti dai loro diritti; tale sentenza fu confermata dal pontefice Bonifacio VIII, che nello stesso tempo concesse l’enfiteusi di Scandriglia e Pietra (o Petra) Demone al card. Giovanni Boccamazza, vescovo di Tuscolo (1301).” Il XIV secolo segnò il passaggio, contrastato, dell’enfiteusi in questione prima dai Boccamazza ai Savelli, poi da questi agli Orsini che si trovarono a essere così enfiteuti di Scandriglia e Petra Demone.

Nel medesimo secolo, iniziò per l’Abbazia di San Salvatore la fase del declino tanto che nel 1373 Papa Gregorio XI inviò l’abate del monastero di San S. Lorenzo fuori le Mura di Roma a riformare il monastero in profonda decadenza spirituale. L’esperimento, però, non diede esito favorevole e la situazione anziché risolversi venne a complicarsi con l’istituzione della figura dell’Abate Commendatario, il quale aveva la gestione del patrimonio dell’Abbazia. Nel 1400 Papa Bonifacio IX aveva già istituito tale figura per l’Abbazia di Farfa e la soluzione venne successivamente applicata anche a San Salvatore ma portò alla fine del suo status di abbazia.

Così troviamo descritto questo delicato passaggio in “Sabina Sacra e Civile”: “Sul finire del sec. XV (1497) il pontefice Alessandro VI nominò abate commendatario di S. Salvatore Minore il card. Giovan Battista Orsini, dato che la cattedra badiale “… vacabat per obitum fratris Nicolai de Buccana”. L’atto di conferma e collazione pontificia è del 3 maggio 1497; in esso si legge come il card. Giovan Battista Orsini, rappresentato da Bernardino Calvo da Montefalco, abbia rinunciato alla “commenda” di S. Salvatore Minore in favore della mensa conventuale di Farfa, sia in seguito alle pressanti richieste dell’abate e dei monaci di quest’ultima, che a causa dello stato d’abbandono e di estremo degrado in cui versava la prima, le cui entrate erano ormai ridotte a soli 40 fiorini. Pertanto il pontefice Alessandro VI, per assecondare il card. Orsini ed i monaci farfensi, ai quali per diritto da secoli spettava la giurisdizione sul rnonastero (di S. Salvatore), soppresse la dignità abbaziale di S. Salvatore Minore. Privata, dunque, della sua dignità abbaziale, S. Salvatore Minore fu ridotta ad una semplice grancia di Farfa, di cui nel corso dei secoli successivi seguì le vicende.” Nel 1589 i beni dell’abbazia passarono sotto l’amministrazione della Camera Apostolica e sappiamo che nel 1624 l’abate di Farfa Giovanni Battista Marchetti vi eseguì opere di restauro, poi non ultimate.

Un valido aiuto nel ricostruire gli ultimi periodi dell’abbazia, ce lo danno gli atti di due visite pastorali. Nel 1790 gli “Acta S. Visitationis Scandriliae” relativi alla pastorale del cardinale Andrea Corsini ci dicono che la chiesa del Salvatore era ancora in essere e custodiva tre altari: del Salvatore, di S. Scolastica, di S. Benedetto Abate. Quarantacinque anni dopo, nel 1835, la visita pastorale di mons. Canali (in vece del cardinale Odescalchi), cita la chiesa del SS. Salvatore e rilevò “circa due miglia da Scandriglia esiste un monastero olim abitato dai Benedettini, con chiesa annessa detta Granscia S. Salvatore. Questo da 30 anni a questa parte è stato dato in totale enfideusi alli Signori Palmieri…”. A seguito dell’Unità d’Italia, la proprietà dell’abbazia passo al Regio Demanio (1876) ed oggi l’edificio è di proprietà privata.

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.