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Labro: visita e storia

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February 6, 2011

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Labro: visita e storia

Forse perché pochi luoghi trasmettono così forte la sensazione del tempo che si è fermato, forse perché, d’inverno, lo spettacolo del borgo che si staglia contro il manto bianco del Terminillo da un’emozione unica, forse perché Labro, in cima al suo sperone ma, nel contempo, immerso nei boschi che lo circondano, sembra l’epitomo del fenomeno stesso che lo ha generato, cioè “l’arroccamento” delle popolazioni altomedievali.

Comunque, Labro, una volta visto, non si dimentica più e spesso diventa forte la voglia di tornarvi.

Però vi è dell’altro che rende questa gemma ancor più rara. L’esito felice di un esperimento che, negli anni ’60, ha salvato Labro da un’inesorabile decadenza e ce lo ha restituito intatto come ne godiamo ora. Ma di questo momento di svolta nella storia di Labro, parleremo nell’intervista con il suo Sindaco. Ora, prima di andarvi di persona, è certo utile saperne qualcosa di più.

Labro: una storia antica

Come si è detto, la bellezza di Labro nasce anche da una posizione unica: infatti, dal suo colle domina la valle del Fuscello ed il lago di Piediluco mentre a sua volta, alle spalle, è sormontato dalla catena del Terminillo.

Il paese, che halabro conservato il suo impianto medievale fatto di stradine strette tra le case, regala di volta in volta squarci di questi paesaggi ed il rapporto con il lago è antico se, come sembra, il nome stesso proverrebbe dal latino lavabrum (vasca, bacino) poiché il lago di Piediluco, un tempo più esteso di oggi, doveva avvicinarsi di più ai bordi del colle.

Quel che, invece, sappiamo per certo è che Labro fa la sua apparizione nella storia nel 956 quando l’Imperatore Ottone I – che in quegli anni teneva in scacco sia Roma che il papato – investe Aldobrandino de’Nobili della signoria di Labro e di altri 12 castelli situati tra il Ducato di Spoleto e Rieti e gli concede lo stemma con l’aquila coronata e il pesce, simbolo del dominio delle loro rocche sui laghi e sui fiumi. L’incastellamento di Labro si sviluppa così attorno ad una grande torre quadrata, che si vuole fosse altissima, intorno alla quale nasce un borgo, circondato a sua volta da mura munite di sette torri.

 

visita labro rietiI secoli passano ma la signoria della famiglia Nobili si dimostra longeva anche se, per la sua posizione di confine tra Stato della Chiesa ed Impero si trova coinvolta in continui scontri, soprattutto nei confronti dei vicini signori di Luco, filo-imperiali. Nel XIV secolo, come conseguenza di questi eventi, la famiglia Nobili perde la signoria di Labro e, alla fine del 1400, l’uccisione di un sacerdote avvenuta per mano di Giovanni de’ Nobili, porta alla scomunica da parte di Papa Sisto IV ed alla distruzione della grande torre e del borgo. Su parte delle fondamenta della torre fu costruita, nel 1498, una piccola chiesa, dal bellissimo portale, ancora oggi in sito.

Alla famiglia rimase solo la cinta delle mura del castello. Appoggiandosi a questa Giordano de’ Nobili, nel secolo successivo, edificò un palazzo fortificato, tutt’ora di proprietà della famiglia Nobili Vitelleschi. Infatti, nel 1575 Girolamo de’ Nobili aveva sposato Virginia Vitelleschi, ultima della sua famiglia che si sarebbe dunque estinta per mancanza di eredi maschi. Così, i figli di Girolamo e di Virginia aggiunsero al cognome Nobili quello Vitelleschi e unirono lo stemma con l’aquila e il pesce  a quello con i gigli e i vitelli dei Vitelleschi.
Per il visitatore è importante sapere che il paese degrada intorno al colle per fasce: la prima, più antica, è quella del castello e della torre, orientata verso est; la seconda è quella dei palazzi nobiliari, la terza quella delle case comuni. I tre livelli sono uniti fra loro da percorsi scavati nella roccia. La fortuna e la capacità dell’uomo ci permettono di ammirarli ancora così come sono nati.

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.