Monday, Dec. 16, 2019

Le antiche chiese scomparse di Monterotondo

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March 24, 2015

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Le antiche chiese scomparse di Monterotondo

Per chiesa si vuole qui intendere un edificio sacro avente come pertinenza una parrocchia, quindi delle “anime”, cioè i  suoi residenti. Restano, dunque, fuori dall’argomento tutte quelle cappelle, chiesuole rurali e costruzioni di culto pur presenti nella città e nelle sue periferiche pertinenze – che sono state a decine – non giunte  parimenti sino a noi. Mi riporterò per un spiegazione dettagliata alla più antica Visita vescovile sabina  conosciuta, detta del “Barroso” .

Le Visite Vescovili

Innanzitutto bisogna sapere che dette visite ai luoghi religiosi e di culto, erano delle vere e proprie investigazioni  in forma solenne dei luoghi soggetti, con tutte le pertinenze spirituali e materiali, con il chiaro diritto del Vescovo di indicarne le mancanze, gli abusi e le  correzioni da effettuarsi mediante precise disposizioni scritte. Le visite vescovili, attuate sin dalle origini del Cristianesimo, sono codificate dal Concilio di Trento (1545-1563) che prevedeva obbligatoriamente che la visita era un dovere personale del vescovo, da non affidare ad altri a meno di salute malferma del titolare o per vastità della diocesi. In questi casi, il Vescovo poteva affidarsi al suo vicario generale o ad altra persona idonea. Ma  come nel passato, le leggi non impedirono- ne lo potevano- che significativi abusi si perpetuassero  nelle trascrizione degli stati di fatto delle comunità,  ad opera di persone delegate dal vescovo e che pur di liberarsi dal “gravame” loro affidato, non andavano troppo per il sottile. Mi è capitato di leggere nelle trascrizioni di antiche visite, delle “corbellerie” e confusioni veramente inspiegabili ai sensi poi della storia vera e riportata in altri documenti e soprattutto negli atti notarili, i quali a riguardo delle proprietà e dei censi erano estremamente precisi.

La Visita del Cardinale Pietro Gomez di Barros

Tornando alla prima Visita conosciuta e trascritta delle “terre sabine” (1) ad opera dello spagnolo vescovo cardinale sabino Pietro Gomez di

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Monterotondo, Pianta delle Porte e dei Fossi – 1712 – Collezione Ferrero

Barros (Barroso) (1341-1348) nel 1343, essa non riporta ancora nei suoi atti la chiesa di Santa Maria  Maddalena,  parrocchia e Collegiata,  (tenuta da un arciprete e con diversi canonici e che si trovava nell’attuale palazzo Ramarini in Via della Rocca al numero civico 16, ex sede della benemerita e anch’essa scomparsa “associazione tra monterotondesi”).

La chiesa migrò nel 1639 con (pochi) arredi e titoli nel nuovo Duomo-Basilica costruito dai Barberini. Era dedicata al culto proveniente dalla Terra Santa di questa figura attinente il Vangelo, ma con origini discusse (2). La prima localizzazione della chiesa, edificata evidentemente dopo il 1343, ebbe come sua sede un luogo vicino alla Torre di Guardia, nella sommità del castrum. Essa venne costruita intorno alla fine del XV secolo, e non come erroneamente scritto da molti nel 1152, prendendo a prestito per avvalorare tale data, una lapide presente nella sacrestia del Duomo e proveniente dalla chiesa di S.Colomba dell’omonima tenuta e confinante con Monterotondo (3)

Le chiese di Monterotondo nella Visita del Barros

La suddetta Visita indica invece una S.Maria arcipresbiteriale (ancora non identificata e che alcuni hanno proposto di riconoscere nell’attuale S.Maria delle Grazie, nell’omonima piazza in zona S.Maria, ma che sembrerebbe essere di costruzione più tarda) e una Santa Maria de Rivoputrido (attualmente, e visibile nella struttura ora abitata, prima del comprensorio di Tor Mancina sulla Salaria  e al bivio della nuova diramazione viaria di fronte alla vecchia trattoria “da Peppe”, in località intesa anticamente come “Acquapuzza”) (4). Inoltre, era presente una chiesa di S.Angelo  confinante con l’omonima torre – in zona Torraccia – appunto, ove giace in stato di abbandono e semidiruta. Delle decine  di cappelle e altre chiese  menzionate sappiamo della chiesa extra moenia di S.Andrea in Massa (il toponimo esiste ancora attinente le vecchie fornaci, salendo sulle colline in Via delle Fornaci appunto) perché di essa scrive il Ghisleri (5) dicendo che da essa proviene il  grande e pregevole sarcofago scannellato del I° sec. a.C., che funge da altare principale nell’attuale Duomo-Basilica cittadina. Quest’ultima chiesa fu edificata secondo Don Alessandro Pascazi (studioso e parroco del Duomo negli anni ‘80), dal cardinal Pietro dei Capocci  (1200-1259) famiglia che in enfiteusi dell’Abbazia di S.Paolo fuori le Mura in Roma, detenevano il  “campum rotundum” in “incastellamento” dalla metà del secolo XII. (6)

Santa Reparata

Manca dall’elenco Barros la prima chiesa di Monterotondo (forse all’epoca già diruta) ma è citata nel documento in cui papa Gregorio VII (1020-25-+1085) in data 14 marzo 1081,  prendendo sotto la sua protezione il Monastero di S.Paolo f.l.m di Roma, reinserisce i beni ed i privilegi  goduti ed altri ne aggiunge, facendo riferimento specifico: “poium vero de Numentana, cum omnibus suis ecclesiis atque pertinentiis ad Campum Rotundum cum ecclesia Sanctae Reparatae atque silvam vocatur de Sancta Reparata” (la piccola selva è stata da me ipoteticamente  localizzata-con parziali studi sui pollini fossili-nella zona Via Giovagnoli-Rossini- Bellini ). (7) 

In una mia pubblicazione nel 2005 (8), la citavo erroneamente come edificata dai Capocci, che invece presero possesso del “podium” ed in enfiteusi dal Monastero di S.Paolo  intorno al 1100 e probabilmente furono essi a portare i culti di S.Antonio e S.M.Maddalena, come “crociati” nel  costituendo centro. L’unica altra notizia inerente la chiesa si ha negli anni 2000, con il ritrovamento nella scarpata di fronte all’Ospedale vecchio (usata per secoli come pubblica discarica e da me “frugata” per anni, sino alla costruzione di quel complesso cementorio denominato Belvedere da chi lo ha costruito, non certo da chi lo vede) di una lapide (38X78 c.) frammentata in tre pezzi, che andava ad aggiungersi ad un altro reperito in una grotta in Via Bellini, ove erano resti di una costruzione medievale e dove lo scrivente ha ipotizzato v’era la “selva di S.Reparata”, nel primario insediamento del castrum. (9)                                                                                 

Secondo il Martirologio  romano del 1613, il martirio della Santa avvenne a Cesarea di Palestina sotto l’imperatore Decio (250-251 d.C) per il suo rifiuto di sacrificare agli idoli. Sottoposta a torture, fu infine uccisa con un colpo di clava e la sua anima uscì dal corpo sotto forma di colomba. Il suo culto ufficiale è attestato dal Martirologio di Beda (10 ) nella prima metà del IX sec. e celebrato l’8 ottobre. Ma molti altri martiri  si trovano in varie località d’Italia  confusi dallo stesso nome.

La lapide in marmo bianco venato di Carrara, con spessore di 4 cm, è incisa in lettere latine  classiche riempite da una sorta di nero-fumo, e nel suo retro incisa a mano con lettere graffite, la scritta: “Inc.(incisore) Paulone bonon.sis (bolognese)”, lo scalpellino della lapide. La lettura della lapide è quasi totale, mancano gli anni indizionali ed i nomi dei Rettori o Difensori (in seguito Vescovi) istituiti dal pontefice S.Gregorio I° Magno (590-604) per giurisdizionare il Regno. Il nome incompleto del vescovo, che sotto il pontificato di  Gregorio VII (santo 1073-1085) -trascitto- non  potrebbe che essere :”Regizzone” (eletto vescovo sabino nel 1073, oppure Donnizzone, come dice l’Ughelli (11) o anche Redone. Il testo della lapide è comunque il seguente : Il venerabile padre e signore Redon …….vescovo sabino consacrò questa chiesa e l’altare ad onore e gloria di Dio e dei Santi Reparata, Ermete, Giulio martiri, le cui reliquie qui sono conservate al tempo di Gregorio Papa……nell’anno ML…..( Il tipo di scrittura analizzata, la porta in un ambito dell’XI sec.)  Non si hanno ad ora altre notizie di questa primeva chiesa monterotondese.

S.Restituto (di casa Pianezza)

Risultava Basilica e apparteneva ai Canonici di S.Giorgio in Alga a Roma. La  prima costruzione fù eretta da S.Giusta matrona romana  nel IV secolo, e quindi da considerarsi la più antica dell’intero territorio. Nelle sue pertinenze v’erano le catacombe di S.Restituto (oggi Villa Cecconi a S.Matteo, di fronte ai “cappuccini”) (devastate e sconvolte da edilizia e speculazioni) visitate e descritte dal prof. Fiocchi-Niccolai del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana (12)

S.Stefano

La chiesa è menzionata nella visita Barroso, sopra indicata. Fu voluta e posizionata (in Piazza dell’Orologio ora anonima Piazza della Repubblica) di fronte alla sede di una Comunità già costituita –una rarità- già nel XIII-XIV secolo, come organo operante e distinto dall’amministrazione ducale e il cui Archivio storico fu dissennatamente gettato in una discarica negli anni ’60 (13).

Aveva quattro altari dedicati a S.Biagio, S.Martino, S.Antonio, e a S.Carlo. Nell’altare maggiore dedicato a S.Stefano vi era il quadro: La lapidazione di S. Stefano (trasferito e presente nel Duomo) del Crescenzio, Bartolomeo Cavarozzi detto il Crescenzio dal casato dei suoi patroni. Un altro quadro di S.Stefano e per tempo confuso dagli storici con questo e raffigurante il santo, si trovava nella chiesa di S.Hilario ed era opera del Mantegna (14). Era chiesa parrocchiale, ma non aveva ne grandi rendite ne censi importanti,  se vogliamo escludere un lascito (Ferreri),dedicato però solo alle “zitelle povere”; frequentata com’era da contadini e carrettieri  e specialmente da quelli “a vino“, che qui ebbero una loro Pia Unione di S.Antonio Abate, non correlata con altre maggiori romane (che si sarebbe parlato di confraternita) e che diede origine all’attuale e alla relativa importante festa cittadina in onore del Santo. Nell’Archivio del Duomo, al quale sono passati gli atti anagrafici e religiosi della chiesa, si conservano i liber baptizatorum, matrimoniummortuorum, oltre a stati d’anima e documenti amministrativi, a partire dal 1600 e sino alla sua soppressione del  31 agosto 1815.

S.Hilario

Chiesa S.Hilario Monterotondo Collezione Antonello Ferrero

Monterotondo – Chiesa di Sant’Hilario

La chiesa fu consacrata dal cardinal Lorenzo Cibo (vescovo sabino per alcuni mesi) nel 1502 ed edificata naturalmente un anno prima dall’appaltatore reatino Sassi (15). Nel 2005 alcuni ignavi preposti, stavano per convincere l’amministrazione cittadina ad intraprendere dei costosi scavi alla ricerca di una supposta S.Hilario medievale, così senza studi preliminari d’archivio ne senza alcuna preparazione storica. Già il parroco arciprete di S.M.Maddalena e studioso Alessandro Pascazi, citava una “costitutio” di S.Hilario  appunto del 1500. (16) Nel 1626 sono citati due altari: S.Hilario e S.Lucia, nel 1782 si aggiunge S.Luigi Gonzaga, nel 1849 un ulteriore altare dedicato a S.Antonio. Vi erano i quadri  di S.Stefano del Mantegna (di cui non si hanno più tracce) di S.Lucia tra i santi Simone e  Giuda Taddeo, La Vergine con il Bambino e S.Luigi Gonzaga (questi due conservati nel Duomo). La chiesa accoglieva  due Confraternite:  quella di S.Antonio Abate ed affiliata a Roma e che poi si fuse dopo il 1815 con una Pia Unione locale e proveniente da S.Stefano, e quella di S.Sebastiano che aveva riti e folclore maggiori, ma che poi però a differenza della prima scomparve.

Nel terremoto del 18 luglio 1889 (che interessò prevalentemente i Castelli Romani, crollò il suo campanile e nel 1915 le nuove scosse nell’Italia centrale assestano il colpo definitivo alla chiesa, che però era già stata soppressa come parrocchia, il 14 aprile 1917. Fu in parte demolita, modificata e trasformata dopo in civile abitazione (Piazza S.Hilario ora anonima Piazza Manzoni) Nell’Archivio del Duomo si conservano i suoi libri parrocchiali dal 1600 alla sua soppressione nei primi anni del ‘900.

S.Nicola

Citiamo questa chiesa (sede dell’attuale biblioteca comunale in Piazza Don Minzoni) presente nella visita Barros del 1343, che non ha lasciato tracce di se se non a partire dal 1530 circa,  quando le fù costituito accanto un ospedale denominato in origine di S.Nicola e S.Barolomeo, e rilevato  poi dalla confraternita del Gonfalone, trasferito e ancora attivo nel nome e negli intenti, nell’odierno nosocomio cittadino.

Dei documenti della primaria vita dell’ospedale retto da canonici della antica chiesa di S.Maria Maddalena, sono presenti nell’archivio dell’attuale Duomo-Basilica (R.G.D- Documenti sciolti). Nella visita apostolica del cardinal Corsini vescovo sabino del 1672, si descrivono tre altari: quello maggiore con l’immagine  dell’Invenzione della Croce e i quadri di S.Nicola (arcivescovo di Mira detto di Bari) e S.Bartolomeo apostolo  alle pareti  laterali.

Monterotondo Edicola S Antonio Abate Antonio Ferrero

Edicola di S Antonio Abate – XIII-XIV sec – Collezione Ferrero

Nei due altari minori: in uno S.Giovanni di Dio (fondatore dei Fatebenefratelli  che avevano assunto la conduzione dell’ospedale dal 1731 e che lo denominarono di S.Giovanni di Dio e di S.Nicolò) nell’altro  la Beatissima Vergine delle Grazie. (17) In una nicchia in alto della chiesa una statua di S.Antonio Abate. Sempre dedicata allo stesso santo, fu trovata dallo scrivente un’edicola a tabernacolo in travertino, risalente al XIII- XIV secolo, e ciò in una galleria sotterranea ancora presente negli anni  90 (e poi dissennatamente riempita in discarica con i materiali di risulta nella costruzione della Biblioteca comunale ed interna all’ex chiesa). Tale galleria congiungeva l’antica –e prima- porta d’accesso al “mons rotundum” (che era posto sul primevo “Colle della Ginestra” zona Piazza del Sole e limitrofi), con la costruzione ecclesiale. La porta era posizionata sulla sinistra dell’attuale piazza Comitato di Liberazione. In detta edicola è inserito inciso il nome del Santo e un ricettacolo sigillato con piombo, contenente forse una reliquia dello stesso. E qui si attesta il culto antichissimo, uno dei  primi in Italia,  del santo egiziano importato dai crociati presenti anche nella famiglia nobiliare dei Capocci, primi Signori  del feudo.

Della Trasfigurazione del Signore o del sacro convento del Monte Tabor

Cito questa chiesa del 1635-40 (che era ubicata in Via Ricciotti Garibaldi, nel palazzetto tuttora affrescato (con episodi della vita di S.Maria Monterotondo Monache del Monte Tabor 1668 Collezione Antonello FerreroMaddalena de Pazzi della cui regola erano le Carmelitane vergini  dimoranti) e restaurato per volere dell’arciprete Belloni – che fù  officiata con funzioni conventuali proprie -perché assunse nel tempo un polo sociale  importante per  i monterotondesi, perché  oltre a svolgere un piccolo culto, ospitò un asilo negli anni 50-60 (memoria atavica degli abitanti del centro storico, con la sua direttrice  mitica Suor Bonosa) e successivamente un bel teatro.

Fu costruita,  con l’eredità  lasciata all’uopo dal vescovo di Amelia  Gio:Battista Pichi nativo di Monterotondo da una famiglia primaria,  ed ebbe per sua prima Priora: Suor Innocenza (dell’Incarnazione)  Barberini  (1598-1666) nipote di Urbano VIII della nobile famiglia. (18) Passò in seguito alle suore di Nostra Signora di Monte Calvario, poi a quelle di S.Anna della Provvidenza ed infine alle Missionarie di Cristo brasiliane. Partite queste è ritornata nella proprietà ecclesiastica-giuridizionale  del Duomo locale.

Leggi anche gli articoli:

NOTE

1)  Registrum Iurisdictionis Episcopatus Sabinensis –Archivio  Storico Comune di Roma – Archivio Orsini scaffale IV busta n.51. (Traduzione e studio parziale del 1999: A. Andreozzi ( storico sabino e traduttore  delle antiche pergamene dell’Abbazia di Farfa) – A. Ferrero( archeostoriometra curatore del Duomo-Basilica di Monterotondo)

2) Santa Maria Maddalena : da Madgala piccolo centro sul lago di Tiberiade in Palestina.Nel 1591 Papa S. Leone Magno delle “tre Marie” raccontate nei vangeli (Maria di Betania sorella del resuscitato “Lazzaro), Maria la peccatrice  e Maria l’adultera salvata dalla lapidazione) ne costituisce una sola, la santa venerata appunto. A tuttoggi questo culto se vogliamo “anomalo” (e che ha infatti ispirato fantasiosi racconti di discendenze di Cristo ) è vissuto anonimamente. Per esempio nell’attuale Duomo è confuso dalla maggior parte dei fedeli con il culto “mariano” (v’è infatti nella volta della basilica minore, l’affresco della  Madonna ascensionale del Pistrini) mentre la santa Maddalena e titolare della struttura è raffigurata in una piccola e sconosciuta pittura  su una parete). Inoltre non vi sono culti specifici e celebrazioni come avvengono ad esempio per i patroni S.Filippo e Giacomo o per S.Antonio abate. Chiaramente un santa di mito e di transizione comuni all’esegesi cristiana cattolica.

3) Annali dell’Associazione Nomentana  anno 2000 : La doppia lapide romana e medievale del duomo di Monterotondo di A.Ferrero

4) Colloqui con Gastone D’Angelo di Monterotondo degli anni ’90, che mi informava come il luogo fosse detto popolarmente “dello smerdaro”, per l’odore emanato nello  scorrimento di acque sulfuree provenienti dalle colline sovrastanti .

5) Ghisleri medico di casa Orsini che inviava le sue relazioni su Monterotondo a Giulio Mancini medico di Papa Urbano VIII (Arch. Barberini Ind.III-604 Biblioteca Vaticana

6) Articolo Internet www.salutepiu.info : di A. Ferrero  “Non gli Orsini ma i Capocci primi signori di Monterotondo

7) Regesto di Farfa doc.638 a cura di I.Giorgi, U. Balzani- e in Città , castelli e terre della regione romana di G.Silvestrelli -1919

8) Annali  Associazione Nomentana di Archeologia e Storia Anno   2005    : La chiesa medievale di S.Reparata di A. Ferrero, con la relativa lapide fotografata  studiata e trascritta in un articolo di A.De Luigi  (archeologo e latinista)

9) Fu reperito uno dei detti  frammenti dal monterotondese Santino Del Bello  detto “lu bellu”, (e donato allo scrivente) nel corso di lavori di ristrutturazione di una cantina in Via Bellini e dove furono trovati e fatti subitaneamente sparire cumuli di scheletri e ossa umane, (sito dell’antica S.Restituta?). Ciò riferito oralmente dal Del Bello, nel corso degli scavi  di consolidamento del Duomo , effettuati nel suo  cimitero sotterraneo –autorizzati dalla Sovrintendenza, visionati dall’Ispettore archeologico di zona Dott.Eugenio Moscetti e diretti dall’autore negli anni 2000.

10) H.Quentin Les Martyrologes historiques du Moyen Age- Paris 1908

11) Sabina sacra, profana antica moderna –Sperandio – 1790

12) Rivista di Archeologia Cristiana LXXIV n.1-1998

13) Fonti orali : Signori :Vanni, Frosi, Ferrante  di Monterotondo anni ’90,  in : Breve storia reale del culto di S. Antonio (Riti e culti nei secoli in Monterotondo) di A.Ferrero di prossima edizione

14) Veniva dal palazzo dei Barberini in Roma in Via Quattro fontane.

15) Registro  Generale Duomo Documenti Sciolti  -    e  articolo su  Monterotondooggi del Marzo 2006: S.Hilario una chiesa del ‘500 di A.Ferrero

16) RGD  DS 40

17 ) Articolo in Gens Latina n.1 in prossima uscita A.Ferrero : Origini e storia dell’Ospedale “Il Gonfalone” di Monterotondo dal XVI al XX secolo.

18) Gerarchia Cardinalizia di C.Bartolomeo Piazza Roma 1703  e op.c. La Sabina Sacra e profana….dello Sperandio

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Due parole sull'autore

ferrero.antonello@laboratorionomentano.it'

Antonello Ferrero

Antonello Ferrero vive e lavora a Roma. E’ ricercatore storico multidisciplinare, conferenziere, Perito d’arte e Antiquariato per enti privati e pubblici, Curatore e archivista di beni ecclesiali. Ha divulgato negli anni per innumerevoli riviste specializzate e giornali e tenuto conferenze in Italia e all’estero. Ha pubblicato decine di lavori: sui semi e pollini storici (1994), sulle tecniche costruttive nel Lazio medievale (2003), sulle analisi patoantropologiche sul sotterraneo cimitero del Duomo-Basilica di Monterotondo (2007); Guida agli Stemmi Papali (1a ediz. 2000, 2a ediz. 2013).