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Mont Saint Michel l’imperdibile

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August 19, 2013

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Mont Saint Michel l’imperdibile

Non credo ci sia da convincere qualcuno sul fatto che, qualora ci si trovi nel nord della Francia, Mont Saint Michel sia una tappa obbligata, anzi la “tappa che conta”. Nemmeno credo sia necessario annoiarvi con aggettivi pletorici: per quante abbazie abbiate visitato in vita vostra, questa sarà sempre tra quelle in cima ai ricordi. Lo è non per i tesori d’arte che conserva – è praticamente vuota – ma per l’arditezza architettonica dell’opera che si erge in verticale sulle pendici di un monte scosceso ricorrendo a contrafforti, archi e volte per dare stabilità a ciò che è naturalmente instabile. Lo è per lo scenario, unico, delle maree. Che purtroppo si gusta sempre meno, a mano a mano che l’uomo ha piegato la natura alle leggi della produzione finendo per scombinare il delicato sistema “oceano – fiumi” che a Saint Michel vale(va) 14 metri di differenza tra alta e bassa marea. Così, adesso, per rimediare, stanno costruendo una diga che assicuri i flussi necessari affinché la baia non si trasformi in palude ! Così va il mondo.

Mont Saint Michel: un pò di storia

Vorrei, a questo punto, parlarvi più di sensazioni che di date: vale però la pena di ricordare che la Mont Saint Michel che vediamo nasce da un cantiere lungo un millennio: dai primi eremiti cristiani dei secoli bui fino agli interventi importantivisitare mont saint michel del Rinascimento. E’ la storia di un’evoluzione generata dal potere e dalle risorse dell’abbazia, che hanno i loro alti e bassi, ma che nel tempo crescono: così ai primi edifici romanici si aggiungono quelli gotici, nonché i piani dell’edificio abbaziale ed il borgo sottostante e le opere militari per farne una fortezza. Poi arriva il Rinascimento che qui vuol dire gotico flamboyant e nuovi interventi, tra cui l’abside della chiesa abbaziale.

La storia vuole che il santuario sia nato per volontà precisa dell’Arcangelo Michele il quale una notte del 708 d.C. apparve in sogno ad Aubert, vescovo di Avranches, ordinandogli di costruire il monastero: la cosa però andò per le lunghe perché Aubert e le sue pecorelle non volevano credere alle apparizioni dell’angelo. Fu così che il povero San Michele dovette compiere una serie di miracoli perché i diffidenti diventassero credenti e si mettessero una volta per tutte all’opera. Ci volle però qualche secolo e la protezione dei duchi di Normandia prima e dei re di Francia poi perché Mont Saint Michel prendesse le sembianze di oggi. Per mettere qualche punto fermo, la grande chiesa abbaziale, nella sua versione romanica, venne terminata nel 1084.

La Merveille di Mont Saint Michel

La “Merveille”, ovvero il complesso degli edifici abbaziali su tre piani, venne completato intorno al 1250. All’inizio del ‘400, però, crollò improvvisamente il coro (romanico) della chiesa: imperversava la Guerra dei Cent’Anni e non vi fu altra scelta possibile che aspettare. Forse, però, a conti fatti, fu un bene: passarono infatti quei decenni necessari all’arte gotica (e le sue ardite soluzioni architettoniche) per affermarsi nella sua versione più “fiammeggiante”: così all’inizio del ‘500 venne realizzata la nuova abside caratterizzata da slanci arditissimi i quali, per reggersi, avevano necessità di poderosi contrafforti. Sono quelli imponenti che potete ammirare esternamente alle spalle dell’abside e che tanto contribuiscono a rendere eccezionale il profilo di Mont Saint Michel.

Mont Saint Michel: la visita

Ho terminato con la storia. Prima di entrare (nella photogallery, almeno) è necessario sapere che, come detto, l’abbazia si articola su tre piani: quello più alto comprende gli ambienti un tempo dedicati ai monaci. Ovvero, la chiesa abbaziale, il meraviglioso chiostro sospeso tra cielo e mare, il luminosissimo refettorio. Il piano intermedio, si articola – dal lato della Merveille – nella Salle de Chevaliers e nella Salle des Hotes, luogo dedicato all’accoglienza degli ospiti di rango e negli altri lati da ambienti diversi tra cui le varie “cripte” le quali hanno anche la funzione di sorreggere, con le loro volte e colonne, il piano superiore (la Cripta dei Grandi Pilastri ne è un ottimo esempio). Al piano più basso era situata la “logistica” del monastero e l’accoglienza dei pellegrini.

mont saint michel visitaA questo punto è necessario qualche consiglio. Nei mesi di punta Mont Saint Michel è preso d’assalto da un numero di turisti inverosimile, una cosa da uscita dallo stadio. Si accede al monte solo attraverso il servizio di navetta dai parcheggi oppure a piedi, ovvero, forzatamente, a gruppi. Dunque, se volete assaporare ed interiorizzare Saint Michel come merita, non avete altra scelta: dovete entrare per primi !

La prima navetta parte alle 7.30 mentre l’abbazia apre alle 9. Dunque se arrivate con il primo bus avete tutto il tempo per girare in lungo ed in largo borgo e fortificazioni godendovi il levare del sole e mettervi in fila all’ingresso dell’abbazia in pole position. Dovrete svegliarvi alle 6.30 ma vi congratulerete con voi stessi tutto il giorno per averlo fatto: non mancherà il modo di trovare un angolo tutto per voi da dove guardare il mare con il sole in faccia e pensare di essere i soli in questo luogo in cima al mondo.

Poi arriva l’orda. E il borgo si trasforma in Babele. Fate finta di niente, di questa indecorosa mercificazione della bellezza, che trasforma ogni buco in un negozio di souvenir, voi non fate parte. Siete già nel chiostro, in compagnia di pochi e poi sulla strada per la prossima bellezza da vedere mentre Caron Demonio, travestito da autista di navetta, fa su è giù incessantemente con i parcheggi !

 

Consigli per gli acquisti

Consigli per gli acquisti. Per quanto detto sopra, è evidente che la sera prima dovete dormire dalle parti di Mont Saint Michel: di alberghi ce ne sono quanti ne volete e per tutte le tasche (anche un 5 stelle sull’isola, ma non voglio sapere ilvisitare mont saint michel visita conto). Noi ci siamo attestati a Pontorson , circa 7 chilometri dal parcheggio di Mont Saint Michel. L’hotel Ariane (50 Bld Clémenceau; +33 0233600384), tre stelle, si è rivelato uno dei migliori di tutto il viaggio; il prezzo risente della posizione strategica ma è pur sempre un tre stelle.

Dicono che il piatto forte sia l’agnello prés salés, cioè allevato sui prati salati che sono il frutto del va e vieni della maree. Noi lo abbiamo assaggiato in un locale anche discreto ma non lo abbiamo trovato particolarmente memorabile, forse perché abituati all’abbacchio sabino.

Invece, vi diamo un’idea niente male. Vi fate una guidatina serale fino a Cancane – località balneare a circa 40 km. – arrivate per tempo e vi gustate il bel panorama e poi vi mettete a sedere al Le Sourcouf (7 Quai Gambetta – Cancane; +33 0299896175; prenotazione consigliata), ristorante sul lungomare, però più riservato e discreto delle numerose “mangiatoie” presenti in sito. Inutile che vi dica cosa mangiare: siamo, come a La Rochelle, in piena zona di produzione ! Ostriche, cozze e crostacei sono il must. Peraltro, le ostriche di Cancane sono buone e molto carnose anche nelle misure più piccole. Il ristorante offre menù degustazione a partire da 15.50 euro (bevande escluse ma ostriche incluse) fino ai trionfi di frutti di mare. La solita bottiglia di Muscadet ben freddo e poi a letto presto che la sveglia vi aspetta alle 6.30.

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.