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Montenero Sabino: la storia e il castello

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March 5, 2012

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Montenero Sabino: la storia e il castello

Quando, percorrendo la provinciale del Tancia verso Rieti, Montenero Sabino appare improvvisamente tra il verde forte dei boschi, allungato sul costone tra le valli dei torrenti Riella e Petraro, il panorama non è più quello delle colline sabinemontenero sabino castello coperte d’ulivi ma un irreale paesaggio alpino.

Oppure, per dirla con Giuseppe Marrocco, storico vissuto nella prima metà dell’800 e che a Montenero ci dovette giungere tutt’al più in carrozza e su strade ben diverse da quelle di oggi: “Tra le fauci di montagne altissime sopra un fianco dell’Appennino, scosceso ed aspro per i dirupi, e per le balze, siede questo castello …. di là si cava una pietra focaja di color nero, che rende vantaggio all’industria dei popolani. Vi esiste unaforte roccache costituisce ora il palazzo de’ chiarissimi Mattei, la cura de’ quali ha di molto incivilito quel popolo. A vero dispetto della natura sono quelle balze e que’ scogli mirabilmente coltivati ad oliveti, e viti, talché si deve encomio amplissimo all’onorato sudore di quelli abitanti“ .

L’antico Castrum Montis Nigri deve probabilmente il suo nome proprio al colore delle montagne tra cui è immerso oppure, forse, alla presenza della “pietra focaia”, detta anche “pietra nera”, utilizzata fino a cento anni fa per fabbricare di acciarini e armi da fuoco.

Montenero Sabino: la storia

La presenza dell’uomo in questa zona è antichissima: nell’area sorgeva il centro romano di Pago ma anche molto prima di allora, in epoca preistorica, la selce di Montenero era utilizzata per la produzione di utensili ed armi, come i manufatti ritrovati nell’area dimostrano.

montenero sabino castello visitaLa crisi del mondo romano ovviamente trascinò con se anche la Sabina, portando alla distruzione degli antichi abitati ed alla dispersione e successiva riaggregazione in luoghi diversi delle popolazioni sopravvissute alle invasioni dei “barbari” prima e dei saraceni poi. Così, ben poco sappiamo degli eventi che nei secoli tra la caduta dell’Impero Romano e l’anno 1000 interessarono questa zona ma nel 1023 Montenero è citata per la prima volta in un documento dell’archivio dell’Abbazia di Farfa e nel 1085 è documentata la presenza di un “castello”.

Si trattava della torre di guardia che ancora oggi si vede svettare all’interno del castello come lo ammiriamo oggi, costruito nei secoli intorno ad essa, e rispetto al quale prese la funzione di mastio. Probabilmente, la sua costruzione fu motivata dalla necessità di controllare una via di comunicazione tra l’Abbazia e Rieti – che potrebbe anche coincidere o comunque essere molto prossima ad uno degli antichi percorsi della Salaria – esigendo l’eventuale dazio.

Sappiamo per certo che Napoleone Orsini lo acquista nel 1240 dai Camponeschi che, probabilmente, ne erano sempre stati proprietari occupando le terre circostanti mano a mano che venivano disboscate. Da Napoleone Orsini la proprietà passa di generazione in generazione ed il castello deve essere stato abitato in modo abbastanza continuativo tant’è che  nel 1390 vi morì il cardinale diacono di S. Maria in Domnica, Tommaso degli Orsini di Manoppello.

Poi, verso la metà del ‘400, il castello cambia uso e da residenza del “Dominus” diviene elemento difensivo dell’intero territorio, con l’impegno delle vicine comunità ad assoldarne un montenero sabino visite storiacustode e la relativa guarnigione.

Questa situazione si protrae probabilmente fino al 1500 quando appare sulla scena Franciotto Orsini, a cui sono probabilmente dovuti importanti interventi sul castello. Gli Orsini mantengono la proprietà del feudo fino al ‘600 cedendolo una prima volta ai Mareri, poi riprendendone la proprietà, finché, nel 1644 venne acquistato dai Mattei del ramo di Paganico e, nel 1671, Papa Clemente X concesse a questa famiglia, il passaggio a ducato di Montenero. Nel 1755, Benedetto XIV, autorizzò la vendita ai Marchesi Vincentini di Rieti del castello di Montenero Sabino con il titolo ducale che ne rimasero proprietari fino a pochi decenni orsono.

Montenero Sabino: la visita

Dal punto di vista del visitatore, va subito evidenziata la particolare forma a “spina di pesce” del borgo di Montenero Sabino. Infatti questo si estende per tutta la sua lunghezza su una cresta con un’unica strada a fare da dorsale e da questa si montenero sabino visita storiadipartono una seri di vicoli a destra ed a sinistra che danno possibilità alle case di avere affacci ed entrate laterali. Oggi questi vicoli hanno delle aperture sul “giro di mura” che circonda tutto il paese ma, probabilmente, in epoche più turbolente, queste aperture non esistevano.

Il castello che vediamo oggi, bellissimo nella sua complessa articolazione, è un esempio “da manuale” della trasformazione di un opera originariamente di natura prettamente militare in un castello – palazzo rinascimentale dalla “vocazione” di residenza aristocratica.

Intorno alla torre dell’anno 1000 si sono andati sviluppando in concentrico spazi adibiti alle diverse “funzioni” necessarie a sostenere la vita all’interno del palazzo. Appartamenti per i feudatari ed il loro ospiti, sale di rappresentanza ma anche scuderie, granai, forni, cisterne, grotte per la conservazione dei cibi e prigioni, per esercitare la funzione di giustizia propria del feudatario. La visione del castello dal dietro rende molto bene l’idea di come i nuovi “volumi” si siano mano a mano andando aggiungendo nei secoli.

All’estremo opposto della “spina di pesce” rispetto al castello, si trova la chiesa parrocchiale di San Cataldo ornata di un campanile con due serie di monofore. All’interno custodisce affreschi del periodo barocco.

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.