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Il Museo dell’Olio a Castelnuovo di Farfa

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April 4, 2013

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Il Museo dell’Olio a Castelnuovo di Farfa

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Credo che il Museo dell’Olio della Sabina a Castelnuovo di Farfa vi lascerà sorpresi: perché sa andare oltre il classico museo della “civiltà contadina” applicato all’olivo, per recuperare ed incastonare l’universalità che questa pianta ha nella nostra cultura e nella nostra storia.

Parlando di storia, il museo stesso è la bella storia, innanzitutto, dell’articolato recupero di un edificio storico – Palazzo Perelli – che altrimenti chissà come si presenterebbe oggi. Poi, del tentativo dei suoi curatori – coronato da successo – di dare un senso profondo a ciò che non è una semplice esposizione di legni e ferri: basta guardare il (peraltro bellissimo) simbolo del Museo, il “Nocciolo d’Oro dell’Olio” – che si ritrova via via sia nel percorso museale che per le vie del borgo – per capire come si sia voluta manifestare l’essenza profonda dell’olio come cuore d’oro della Sabina.

Museo dell’Olio a Castelnuovo di Farfa: olio e poesia

Ma veniamo ai fatti: vi lascerà sorpresi – se vi farete guidare dalle “Narratrici” – per le scale del Museo (che si visita salendo dall’ingresso posto nelle antiche mura del borgo per uscire in alto all’interno di quest’ultimo) come subito al suo Museo dell'Olio Castelnuovo di Farfaesordio esso coniughi olio e poesia e sia museo d’arte prima ancora che d’olio. Già la rampa d’accesso è in realtà un’opera della scultrice sarda Maria Lai (“Preambolo”) dove le parole graffite sul muro raccontano il mistero dell’olio e dell’arte. Nell’atrio del museo ancora un’opera della Lai: “L’Albero del Poeta” ove un albero di olivo accoglie il visitatore e la Lai narra, usando scultura e scrittura, il mito dell’origine dell’olio.

Con la successiva installazione (la mia preferita, per quel che conta) la Lai narra una storia, tratta da un canto popolare sardo, come raccontano Mao Benedetti e Sveva Di Martino presentando il museo: “Le pareti, nere, sono teatro di apparizioni. Una di queste guida lo sguardo: è un filo d’oro. L’installazione si origina da cinque parole che divengono, da parole chiave nell’olivicultura, metaforici fondamenti dell’arte. Il sasso: la concretezza della materia; il solco: il sovvertimento della tradizione;il sole: la passione per l’infinito; la scure: il rigore dell’arte; il sale: i sogni che affiorano dalle paure e danno sapore all’esistenza”.

Proseguendo, incontrerete “Frammenti di Fonderia” di Alik Cavaliere: fusioni in bronzo come grandi rami d’olivo a terra dopo la potatura. E, infine, la discesa agli inferi: la grotta del palazzo, profonda, con la sua volta scavata nella roccia piccone e scalpello, ospita l’“Ulivo Viaggiante” di Hidetoshi Nagasawa: una barca capovolta, pendente dalla volta, ha come albero un ramo d’ulivo, e sotto, nell’acqua galleggiano piccole barche luminose che si muovono con l’aria sospinta dall’arrivo del visitatore.

Le grandi presse

museo dell'olio a castelnuovo di farfaA questo punto, inizia la salita per le scale del palazzo: vi accoglieranno due vetrine, la prima raccoglie vecchi strumenti per la potatura e la lavorazione dell’oliveto; la seconda strumenti di misura e di trasporto. Tra questi, un otre in pelle di capra del ‘700 ed una vecchia lattina d’olio impiegata dai monaci di Farfa per commercializzare il loro prodotto. Alle spalle della vetrina, un pezzo forte del Museo dell’olio a Castelnuovo di Farfa, la Sala delle Macchine. Guardatele bene, perché non ne restano molte in giro: in una terra di mulini e di frantoi antichissimi (sabini e romani, per iniziare), pochi sono gli “antenati” ad essersi salvati e questa sala ne contiene alcuni che datano dal ‘600 all’ 800. Troverete poi l’Oleophona: installazione di Andrea Gazzola che recupera l’antica sala degli otri del palazzo per creare un sistema di tubi di rame da cui l’irregolare gocciare dell’olio crea suoni sempre diversi.

Il frantoio di Palazzo Perelli

Castelnuovo di Farfa Museo dell'Olio Salite ancora di un piano, e vedrete il “gioiello della corona”: Palazzo Perelli aveva il suo frantoio ed esso è rimasto intatto. In una stanza “primordiale” incontrerete, perfetta, l’antica mola, un tempo mossa da un asino, e sulla parete di destra l’alloggiamento ed il piatto di raccolta dell’antico torchio a vite: la pasta di olive, prodotta dalla mola, veniva pressata poi nel torchio per estrarne l’olio. E’ un frantoio settecentesco perfetto: difficilmente ne troverete uno altrettanto bello.

A questo punto state per uscire dal museo ed entrare nel borgo: giratene le strade ed ammirate i bei portali illustrati ciascuno dalla sua datazione. Poi, tornate al punto di partenza, ovvero all’ingresso del museo “fuori le mura”. L’edificio accanto al museo è Palazzo Galli Salustri, una delle più belle facciate della Sabina. Dall’altra parte della strada – purtroppo non visitabile – c’è il giardino all’italiana del palazzo: se siete alti, potete carpirne uno sguardo dal muro di cinta.

Museo dell’Olio della Sabina

Via Perelli 9 – Castelnuovo di Farfa
T. 0765 36370 – museoliosabina@libero.it
orari: sabato e domenica 10 – 13; 15 – 19.30
visite guidate ogni ora – visite infrasettimanali su prenotazione
biglietto 7 euro, 4.50 ridotto

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.