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Ornaro e la sua Rocca

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June 17, 2013

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Ornaro e la sua Rocca

L’area in cui sorge il borgo di Ornaro è certamente di antica antropizzazione: secondo alcuni, addirittura, proprio tra San Giovanni Reatino ed Ornaro, nella località oggi denominata “Pallanti” sarebbe sorta l’antica città sabina di Pallatium. Quel che è certo, invece, è che in epoca romana l’area fu frequentatissima per il semplice fatto che era percorsa dalla Salaria la quale, senza scendere nel dettaglio, fino alla costruzione del nuovo percorso dopo la Seconda Guerra Mondiale, passata Osteria Nuova, piegava verso l’interno passando per Colle San Lorenzo e Torricella. Infatti, il tratto della Salaria moderna che da Osteria Nuova sale dritta fino ad Ornaro Basso (per capirci) ha solo mezzo secolo di vita.

Il caso vuole, però, che sebbene ci troviamo in un’area assolutamente frequentata, la Rocca di Ornaro non sia tra le più antiche che laornaro sabina rieti Sabina possa vantare anzi, se vogliamo, tra le più recenti.

Infatti, nell’anno 1012, il Regesto di Farfa ci regala la prima citazione conosciuta di un certo luogo detto Arnarius: Crescenzio figlio di Bonizone e sua moglie Anastasia donano al Monastero “terram et vineam quas habemus in territorio sabinensi in loco qui nominatur arnarius (terra e vigna che abbiamo in territorio sabinense nel luogo che è detto Arnaro).

Ornaro: la sua storia

Arnarius è complessivamente citato in sei atti relativi a donazioni effettuate a favore di Farfa tra il 1012 ed il 1083. A leggerli con attenzione, ci rivelano almeno tre elementi. Il primo è che Arnarius è sempre un “luogo”, non un “casale” o un “castrum”. Dunque è campagna, non un abitato né un presidio militare. Poi, in ogni atto, sono citati i confini degli appezzamenti che venivano donati: scopriamo così che un bel numero di piccoli proprietari terrieri si aggirava in zona, del resto erano gli anni in cui il mondo si stava rimettendo in movimento. Infine, in due casi, i terreni confinano anche con la “via publica”: provo ad azzardare che essa possa essere la Salaria (e mi assumo tutta la responsabilità di questo azzardo).

Se nell’XI secolo Arnarius è ancora campagna, sappiamo però che nel 1254 era ormai sicuramente un castrum  ed apparteneva alla famiglia dei de Romanea. Perché mai costruire un presidio fortificato ? Azzardo anche qui che la Salaria sia la risposta. Infatti, se per un attimo cancellate la Salaria “moderna” dalla vostra mappa, vi renderete conto che la rocca di Ornaro si trova in una posizione che dominava la confluenza delle “strade” provenienti da Montenero, Casaprota e Collelungo con la Salaria medievale costituendo nel contempo un punto di controllo rispetto a quest’ultima. Più in là si trovavano Torricella, Poggio San Lorenzo, Monteleone. Dunque la rocca di Ornaro occupava una posizione mediana nell’ambito di questi antichi borghi posti nella “fascia” centrale della Sabina

ornaro alto rietiUn secolo dopo la prima attestazione del castrum, questo passa di mano. Infatti, nel 1359, nell’ambito di una suddivisione ereditaria in casa de Romanea (le linee maschili erano quelle di Francesco di Leone e di Napoleone de Romanea) Ornaro passa nelle mani dei Brancaleoni grazie al fatto che Giovanna de Romanea aveva sposato Matteuccio di Teodino Brancaleoni.

Una ulteriore suddivisione ereditaria ci permette di attestare che i Brancaleoni ne rimasero proprietari fino al 1466. Infatti, il 23 agosto di quell’anno venne stipulata una “convenzione” tra  Brigida, Givosa e Giovanna, figlie di Giovanni Andrea dei Brancaleoni per la divisione dei beni paterni e per la successione dei castelli di Ornaro, Colle Piccolo (oggi Colle di Tora), Torricella, Oliveto e Monteleone.

Brigida sposa Troilo Orsini (+1512), figlio di Giovanni Orsini del ramo di Castel S. Angelo. Da Troilo la proprietà di Ornaro passa per linea maschile al figlio Bertoldo, da questi al figlio Pietrangelo che vi fa murare il proprio stemma (ancor oggi visibile) sulla facciata di sud-est e nel 1476 lo lascia in eredità al figlio Pier Francesco detto “Vicino”. Nel 1480-1481, signore del castello fu l’uomo d’arme Cecco Nardini, legato agli Orsini e marito di una delle Brancaleoni ma gli Orsini ne ripresero poi il controllo diretto.

ornaro alto rietiCon la morte di Pier Francesco, il castello passa alla figlia Violante Orsini la quale è Signora di Monteleone, Ornaro, Monte San Giovanni, di metà di Torre Orsina, Foglia e Collebaste. Ella va in sposa a Franciotto Orsini (*1473 +1533) del ramo degli Orsini di Monterotondo ed, appunto, Signore di Monterotondo, San Polo, Stimigliano, Collevecchio e Fianello. Si  crea così un forte “consolidamento” delle proprietà di Casa Orsini in Sabina. Ma Violante muore presto (certamente prima del 1517) e Franciotto (al quale sono probabilmente dovuti anche rilevanti interventi sul vicino castello di Montenero) intraprende la carriera ecclesiastica divenendo cardinale.

Nell’ambito però delle contese per l’eredità di Pier Francesco “Vicino” Orsini, nel 1513, la vedova di Troilo Orsini, Girolama Santacroce, rivendica il possesso del castello per conto delle figlie e lo fa occupare militarmente ma Franciotto, cugino di Papa Leone X, ottiene che venga restituito agli Orsini di Monterotondo.

Nel 1604, alla morte di Enrico Orsini, il feudo rientro sotto l’amministrazione della camera apostolica, dando vita da una controversia che durò fino al 1641, quando gli eredi rinunziarono con una transazione, ai loro diritti. La Camera Apostolica concessi poi il feudo in enfiteusi a varie famiglie ornaresi: Lucantoni (1779), Costantini, Maoli, Salzeri, Lattanzio. Questi ultimi estinsero l’enfiteusi e vendettero successivamente la rocca agli attuali proprietari.

Il Borgo di Ornaro e la Rocca

Stretto intorno alla sua rocca, il borgo di Ornaro non fu mai grandissimo. Nel 1575 poteva contare 45 famiglie e, nel 1600, 40 “fuochi”. Nel 1817, 252 abitanti che superarono i 350 nel 1853.

La rocca si staglia con un forte senso di verticalità in cima al borgo che le si è sviluppato intorno fino ad appoggiarsi ad essa per creare l’edificio che fa da “fronte” al borgo stesso e contiene la porta che permette l’accesso a Piazza della Rocca. Ad un primo torrione medievale, venne poi aggiunta nel ‘400 la base a scarpa e, soprattutto, la sopraelevazione di un piano dell’intera costruzione.

La parrocchiale ha il titolo di Sant’Antonino ed un recente restauro ha consentito di valorizzare i suoi affreschi databili al ‘500 ed attribuibili ai Torresani: nell’arco trionfale, è raffigurata l’Annunciazione, e nell’abside, i Dodici Apostoli.

Nel 2010, Vincenzo Di Flavio ha pubblicato i testi della Visita Apostolica avventa nel 1573-1574. Così, scopriamo che già all’epoca esisteva operante la Confraternita di Sant’Antonino de Castro Ornari la quale è ancora oggi attiva ed alla cui opera di sensibilizzazione si deve il restauro degli affreschi.

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.