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Podium de Flora

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May 22, 2013

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Podium de Flora

Attestato per la prima volta nel  XIII sec. e difeso da una torre (Torre Fiora) posta in posizione sopraelevata su un poggio (da cui il nome), Podium de Flora si trova ad est di Grotta Marozza ed al lato destro dell’attuale Via della Neve che collega la Salaria a Palombara Sabina (percorrendola in direzione di quest’ultima). Sorto in connessione ad un importante mulino sul Fiora, venne costruito su un preesistente insediamento romano d’età arcaica, così come attestano i numerosi ritrovamenti di tessere di mosaico, terre sigillate, frammenti di  anfore e ciotole nonché mattoni e marmi anche usati e visibili nella costruzione della torre. Podium de Flora rappresentava il punto di aggregazione e controllo della vallata dove confluiscono paralleli ora i fossi del Fiora e della Bufala mentre anticamente la vallata era sicuramente invasa, per la pendenza, da innumerevoli corsi d’acqua non regolamentati e si presentava paludosa.

Alla metà del XIII la famiglia Savelli dei “de palombaria”  era proprietaria di tutta una vasta zona che andava da Palombara giù sino al Tevere, successivamente di pertinenza dell’Abbazia di San Giovanni dell’Argentella che possedeva tutta la parte estrema del territorio sabino confinante con la diocesi di Tivoli. Infine il territorio, detto nella sua interezza “Marzolano” era tra la fine del seicento ed i primi dell’ottocento, di proprietà della famiglia Borghese che aveva acquistato anche Palombara, Stazzano, Castel Chiodato e Cretone.

Jean Coste – maestro e topografo medievalista – effettuò tre escursioni di studio in questo territorio tra il 1979 e il 1980 con le studiose Maria Sperandio e Teresa Petrara. Egli identificò quali fossero nel periodo dell’incastellamento (sec XI-XII e XIII) i confini del Podium de Flora: ad est la Strata Reatina che, con direzione da nord a sud, andava verso l’incrocio con la strada traversale diretta verso il Tevere, al ponte  cinquecentesco del Fiora, a sud dal fosso detto, a ovest e a nord dal casale Tenimentum de Rege (che a sua volta confinava con il Tenimentum Collis de Abbate, Grotta Marozza, Castrum Rivoputridi, pertinenza territoriale di Monterotondo)  e il Castrum Caminata (situato anch’esso lungo la Via Reatina ma oltre l’attuale Via della Neve in località Muraccia verso Montelibretti). La sua superficie poteva consistere in circa 250-300 ettari. Il luogo doveva avere una sua importanza specifica infatti negli atti notarili viene indicato come castrum o castellum, a significare un borgo fortificato, pur non avendo  densità abitativa elevata e/o presenza di “signori”, ma solamente a significare un gruppo di casalia produttivi, cinti e difesi da una torre e di avvistamento, e di sicuro rifugio. La cosiddetta “Lista del Sale e del Focatico” non enumera nel 1363, tra le comunità soggette nè il nostro podium, ne quello vicino di Caminata, ad indicarne un abbandono medievale, come assumono tanti autori che ne hanno scritto. Io sono di parere ben diverso – espletato e sviscerato anche con il Coste –  per i fatti prima addotti, e cioè che il podium, era un opificio produttivo probabilmente di  “scopo” (il grande molino, che poteva macinare e frumenti e olive) con poche famiglie al suo interno (quelle necessarie al lavoro ed alla manutenzione specifica) da non confondersi certamente con l’organizzazione vera e propria di una comunità, di cui d’altronde non si ha nessuna notizia. Nel 1516, i Savelli  costruiscono il ponte sul Fiora, con relativo pedaggio, a significare la frequentazione del luogo. Nel 1600 è attestata e descritta l’Osteria delle Fiora sulla strada reatina che da Mentana va a Rieti. Nel 1802 troviamo ancora la descrizione della “mola a grano sul Fiora” con tre mole, Casale e Osteria della Fiora: cucina, cantine, stalle, e una piccola chiesa con campanile davanti all’osteria con un fontanile ad acqua perenne.

Infine, accanto al mulino sorgeva l’Oratorio Savelli, oggi non più individuabile. Esiste però una sua descrizione del 1912, conservata presso l’Archivio Centrale di Stato, che merita di essere letta e conservata: “A forse trenta metri dal mulino, si trova a sinistra un oratorio senza tetto dalla piccola facciata simpatica, con la porta senza imposte, ai lati della quale alcune epigrafi rammentano trattasi di un ex voto di un Savelli in ringraziamento dell’essere scampato da una caduta da cavallo. Dentro alcune pitture di miracoli di niun valore, ma mentre è sparito l’altare, esiste l’arco in pietra che lo sovrasta. Benchè secondo le epigrafi la costruzione dell’edifico sia del 1614, pure quest’arco di esecuzione accurata sembra un’imitazione di quelli che sovrastano gli altari e i sepolcri di Mino. Vi sono in alto due geni assai ben trattati: in basso alle lesene gli stemmi dei Savelli e tutta la ornamentazione è ancora conservatissima. Mi sembra varrebbe la pena di sottrarre questo pezzo di ornamentazione ad un furto provabilissimo ed è questa la causa per la quale mi son permesso di disturbarla. Con ossequio, devotissimo avv. Guido Garofolini, capo divisione Ferrovie dello Stato”.

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Due parole sull'autore

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Antonello Ferrero

Antonello Ferrero vive e lavora a Roma. E’ ricercatore storico multidisciplinare, conferenziere, Perito d’arte e Antiquariato per enti privati e pubblici, Curatore e archivista di beni ecclesiali. Ha divulgato negli anni per innumerevoli riviste specializzate e giornali e tenuto conferenze in Italia e all’estero. Ha pubblicato decine di lavori: sui semi e pollini storici (1994), sulle tecniche costruttive nel Lazio medievale (2003), sulle analisi patoantropologiche sul sotterraneo cimitero del Duomo-Basilica di Monterotondo (2007); Guida agli Stemmi Papali (1a ediz. 2000, 2a ediz. 2013).