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Il Ponte del Diavolo e la Salaria antica

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May 7, 2013

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Il Ponte del Diavolo e la Salaria antica

Il Ponte del Diavolo è considerata l’opera di maggiori dimensioni rimasta in essere dell’antica Via Salaria romana. Nel suo intorno sono inoltre presenti altre importanti testimonianze archeologiche: un articolato complesso di resti che circondano Osteria Nuova, anche all’epoca romana uno snodo importante per la Salaria.

Tutte – con l’eccezione della Grotta dei Massacci – in uno stato di completo abbandono (“alla faccia” del fatto che dal 1916 Ponte del Diavolo sia “Monumento Nazionale”) invece che coordinate in un percorso archeologico nella natura fruibile nell’ambito di una bella giornata in campagna.

Ponte del Diavolo: come trovarlo

Ma veniamo al dunque, se volete vedere Ponte del Diavolo, da Osteria Nuova prendete la Salaria Vecchia in direzione di Ponticelli (cioè verso Roma). Passato il bivio per Ponticelli, dopo circa un chilometro, sulla destra, troverete l’innesto della Via di Valle Ara (sterrata ma facilmente percorribile). Percorrete poche centinaia metri prendendo a sinistra quando la strada si biforca e, poco dopo, a destra, troverete lo slargo sovrastante il Ponte.

Il Ponte del Diavolo nelle descrizioni antiche

Si tratta di un’opera veramente imponente che non riuscirei mai a descrivere meglio di quanto non abbia fatto il Persichetti nella sua opera “La ponte del diavolo ponticelli osteria nuova salaria anticaVia Salaria nei circondari di Roma e Rieti”, pubblicata nel 1910:  “E’ l’avanzo più importante, di fattura mirabile, di solidità ciclopica, che di questa classica via i secoli ci abbiano conservato da Roma a Rieti …. Dopo questo interessantissimo esemplare della tecnica stradale di quella remota antichità, di nuovo si perdono le tracce della Via Salaria …. Verso la metà della valle Vara la campagna forma un’insenatura solcata da un pozzetto di scolo pel quale le acque torrentizie che scendono dalle soprastanti coste del suo fianco meridionale, si scaricano verso settentrione. Queste acque facendo colà come un salto, avevano da tempo remoto aperto uno sprofondo tale da presentare a chi veniva dal basso una ripida collina sulla quale era costretto ad inerpicarsi. Gli antichi videro la necessità di colmare quel gran vuoto coll’erigervi un manufatto robustissimo che, mentre avesse alla loro strada dato agio di conservare la sua livelletta, avesse nel tempo stesso potuto resistere alla spinta del colle e dato libero passaggio alle acque alluvionali. Per conseguenza vi costruirono un muraglione colossale alto 13 metri con prospetto guardante il nord, composto di 14 fila di enormi massi di travertino; ogni fila dell’altezza di m. 0,90. Sette contrafforti o barbacani alti quanto I’interno muraglione sporgono dalla sua facciata. Essi a guisa di speroni lo reggono dalla parte a valle, contrastando la spinta della campagna soprastante. Questi contrafforti non sono tra loro equidistanti e dovendo funzionare da sostegni, hanno una leggera pendenza a scarpa, per cui le più basse fila sporgono di più e quelle più alte si vanno rastremando, facendo resega dopo le due prime fila, in modo che lo sporto risulta in media di m. 1,20. Di più non tutti i blocchi dei contrafforti hanno un eguale sporto: quelli che dalla cava uscirono più lunghi, sia di 10 o 20 cm. vi furono posti in opra così, senza rimpicciolirli, dando al monumento un’impronta ancor più grandiosa. Per dare scolo alle acque alluvionali, là dove il fosso sovrastante combaciava col muraglione, e cioè fra il 5o e 6o pilastro, dopo la 9a fila di blocchi, lasciarono aperto un gran foro, alto quanto la fila 10 a e 11 a, che solidissimamente costruirono ed elegantemente configurarono a ponticello o, come oggi si direbbe, a chiavicotto a piattabanda. Alto m. 1,80 e largo m. 1,20 è coperto da monoliti della lunghezza di m. 2,20 che funzionano da architravi. La lunghezza del ponticello è uguale alla larghezza di tutto il piano stradale che, compreso il posto delle crepidini, le quali non vi esistono più, e di m. 6,70″.

Salaria Antica a Osteria Nuova

All’interno del “ponticello” è possibile accedere facilmente, ed è veramente suggestivo. Come testimonia anche il Persichetti, passato Ponte del Diavolo la Salaria si perde nella campagna (… chissà in quanti ne hanno tratto materiale per farcisi casa … ) ma ad un tratto riappare ! Infatti, se tornate verso Osteria Nuova, ripassato il bivio per Ponticelli, troverete dopo poco a sinistra la Chiesa della Madonna delle Quercie, superatela e un centinaio di metri dopo, prendete la stradina bianca che si apre a sinistra.

Lasciate la macchina e andate verso il margine del bosco tenendovi alla sinistra della stradina: vi apparirà il basolato della Salaria romana. Edilio Leoni, nella sua opera “La Sabina nella storia di Roma” (1970) ne aveva rinvenuti circa due chilometri. Io ne ho individuati solo pochi metri: spero a causa della superficialità della ricognizione !

Infine dall’altro lato della Salaria Vecchia rispetto alla Madonna della Quercia, potrete osservare due colonnine e in mezzo un grosso monolito calcareo. Sembrerebbero due colonnine miliari qui trasportate (secondo il Persichetti) da altro luogo, quando si costruì la nuova strada Rieti-Passo Corese: “Tra queste colonne miliari evvi nel mezzo un grosso monolite pure di pietra: piedistallo forse di monumento votivo eretto al XXXI miglio della Salaria – lungo m. 1,40, largo m. 1,55, alto m. 0,80. Sulla superficie media si eleva altro rettangolo più piccolo, lungo m. 0,95, largo m. I ,25, alto m. 0,20″. In realtà, il Leoni, nel 1970, le da per sparite. Forse erano semplicemente finite in un roveto poi eliminato in opere di manutenzione della sede viaria.

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.