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Rob Smeets: il trompe l’oeil, una storia lunga sei secoli

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June 10, 2013

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Rob Smeets: il trompe l’oeil, una storia lunga sei secoli

Rob Smeets, gallerista e collezionista olandese, è anche colui che ha il merito di aver coinvolto venticinque artisti europei – in primis olandesi ed italiani – intorno al progetto di realizzare, con la tecnica del Trompe l’Oeil, le opere ospitate presso le Gallerie dei Gerosolimitani di Perugia fino al 15 settembre nella mostra “Trompe l’oeil: l’inganno dell’occhio”.

Lo abbiamo incontrato per un breve excursus su questa forma di pittura che ha saputo resistere al passare dei secoli per rimanere vitale ancora oggi.

Il Trompe l’Oeil è stata una tecnica molto usata dai pittori fiamminghi nel tardo rinascimento che però, come dimostra questa sua mostra, attrae ancora i pittori di oggi ?

Si, sicuramente è fonte di ispirazione ancora oggi. Il trompe l’oeil è stato soprattutto di moda nel ‘600 e ‘700 ed anche più indietro nei secoli, però indubbiamente i pittori di oggi che realizzano dei trompe l’oeil hanno una lettura di questa tecnica più libera rispetto ad un tempo e soprattutto, dopo l’avvento del nuovo realismo olandese, possiamo notare che in primo luogo gli artisti che si occupano di nature morte hanno ripreso ad impiegare questa tecnica in modo significativo

Le 34 opere esposte nella Galleria dei Gerosolimitani sono in misura prevalente di artisti olandesi. Vi è un motivo specifico ?

Effettivamente la maggioranza degli artisti che partecipano a questa esposizione è olandese. Ciò è dovuto al fatto che esiste una tradizione nordica seicentesca molto diffusa del trompe l’oeil. L’origine da cui proviene il trompe l’oeil è il fine painting che è una delle caratteristiche principali della pittura nordica. Di conseguenza il prevalere dei pittori olandesi in questa mostra è il risultato di un’evoluzione storica ed artistica che parte da lì.

Però vi sono anche artisti italiani, tedeschi, spagnoli, ucraini ?

E’ chiaro che gli artisti che provengono dal fine painting olandese, da una tecnica che prevede la riproduzione dei dettagli fino all’inverosimile sono, per così dire, avvantaggiati. Però questo non è sempre vero come dimostrano appunto le opere degli autori non olandesi presenti in questa mostra, come ad esempio nei casi di Dino Valls, che è nato a Saragozza o di Maurizio Bottoni che è milanese. Il pacchetto postale dipinto da Bottoni, che non a caso si intitola Inganno, è fatto in modo tale che lei non riesce a distinguere più la realtà dall’illusione. Ovviamente, se lei guarda con molta attenzione vede che è un’illusione. Ma l’artista per realizzare questo rirultato deve avere la padronanza totale del fine painting. Il pacco postale quando è arrivato a casa io e mia moglie stavamo quasi per tagliare lo spago con le forbici: questo è il trompe l’oeil ed arriverei all’estremo di dire che il trompe l’oeil è la negazione della pittura come espressione artistica. Dipinge oggetti quotidiani, apparentemente di nessuna rilevanza, di nessuna importanza, ma li fa tanto bene e talmente reali che lei ci casca !  Più lei ci casca, è più la qualità dell’opera come trompe l’oeil è elevato, ma non come espressione artistica. Esistono ovviamente delle eccezioni, come nel ‘400 e ‘500 con opere di artisti quali Bramante, Bramantino e Mantegna con la sua Camera degli Sposi al Palazzo Ducale di Mantova dove i personaggi dell’affresco guardano dall’alto coloro che si trovano nella stanza.

Per cercare un parallelo con il presente, qual è la relazione tra trompe l’oeil e realismo ed iperrealismo ?

Non esiste una relazione tra queste due forme di pittura: io posso fare un paesaggio in modo iperrealista ma non è una trompe l’oeil. Io imito la realtà ma non vi è l’inganno dello spettatore che guarda il dipinto. Nel trompe l’oeil, l’artista vuole ingannare lo spettatore e  lo spettatore che guarda il dipinto a sua volta sa di essere ingannato, ma gli piace di esserlo. Più l’attesa è lunga nello scoprire l’inganno e più raffinato è il trompe l’oeil. Lo spettatore si rende conto che si tratta di una trompe l’oeil, ma questo fa parte del gioco. Nel realismo questo aspetto di “gioco” manca. Il trompe l’oeil è una vicenda a sé.

 

 

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Due parole sull'autore

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ consigliere d’amministrazione di SanaRes, la prima rete d’imprese italiana nel comparto sanitario. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.